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Rientra il 30° gruppo navale: bentornati e Bravo Zulu!

I riscontri della vision strategica della Marina.

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Il 30° Gruppo Navale, con in testa la portaerei Cavour, insieme alla rifornitrice Etna ed alla fregata Bergamini, ha ormai ultimato la straordinaria, articolata e certamente non facile campagna navale affidatagli, attraversando due Oceani e portando la bandiera Italiana e le eccellenze nazionali nei Paesi del Golfo Persico e tutto intorno all’Africa. Il pattugliatore d’altura Borsini è stato dislocato a Maputo, in Mozambico, per due mesi, onde svolgere un’attività di cooperazione tra le due nazioni, distaccandosi così dal Gruppo Navale. L’operazione ‘’Il Sistema Paese in Movimento’’ ha colto egregiamente gli obiettivi prefissati, sia quelli della sfera tipicamente militare, come l’addestramento, il contrasto alla pirateria e assai concretamente quelli centrati sulla “capacity building” delle Marine visitate, ma anche quelli a carattere umanitario-sanitario e sociale. I “semi”, sono stati sparsi con dovizia, in quasi cinque mesi di attività, fuori dalle acque metropolitane e toccando 20 Nazioni; soprattutto quelli relativi alle tematiche di lungo termine della Sicurezza, del correlato supporto alla politica estera, e anche all’attività promozionale delle eccellenze dell’industria italiana, dovranno naturalmente “maturare”, anche se già nelle fasi iniziali non sono mancati segnali assai positivi di condivisione del “seminato”, da parte dei diversi Paesi visitati. Il merito è tutto di quegli Equipaggi che si sono distinti per professionalità, etica e abnegazione, facendo onore al nostro Paese in ogni circostanza e ricevendo attestati di autentica stima, riconoscenza e ammirazione, ovunque.
“Mission Accomplished”: la Marina e i suoi equipaggi hanno centrato, con competenza e spiccato senso del dovere esternato a 360 gradi, gli obiettivi prefissati, dimostrando – ciascun di loro – di essere dei piccoli-Grandi ambasciatori nel mondo delle migliori cose e tradizioni italiane: bentornati e bravi davvero! Loro hanno messo “il Sistema Paese in movimento”; l’hanno fatto con la disciplina, professionalità e spirito di Squadra tipici del Marinaio, facendosi – e facendolo – apprezzare nei numerosi porti visitati, suscitando sentimenti di vera e profonda ammirazione, e rispetto anche per il taglio palesemente umanitario con cui le attività sono state svolte: ognuno ha fatto il proprio dovere, bene; con dignità e onore nell’assunto che quell’insieme di attività attuate dalla Marina, dia un valido contributo per far “ripartire” il nostro Paese. Un’attività certamente significativa, quella del Gruppo Navale, che rientra nel più vasto orizzonte di una vision strategica della Marina, strettamente correlata alla marittimità, alla navalità, con la messa a sistema – una volta tanto – delle risorse italiche. E, con palese evidenza di quella capacità umanitaria e rivolta al sociale che, seppur da sempre nel DNA del marinaio, è stata giustamente e concretamente sostanziata attraverso l’apporto generoso ed essenziale di aderenti alle organizzazioni Onlus, imbarcate, da Operation Smile, alla Fondazione Rava, alla Croce Rossa, ecc.
Sì, perché per uscire da questa crisi economica e morale che attanaglia da oltre un lustro, l’Italia, c’è bisogno d’idee, d’iniziative, di creatività, di un salto culturale, di creare sinergie multilaterali, olistiche, di saper gettare il cuore oltre l’ostacolo e tranciare i legacci conservatori che da sempre imbrigliano quasi tutti i settori di questo nostro Paese. Non possiamo permetterci, quindi, di essere semplici spettatori di un Paese che non va; la complessità della situazione, sia quella interna che quella geopolitica, impone ai Vertici istituzionali –ognuno per la propria sfera di competenza- di affrontare con dinamismo e determinazione, scevri da preconcetti deteriori, i fattori di crisi che spesso si combinano fra loro, drammaticamente: le ideologie ed i fanatismi, le economie disastrate, le rivendicazioni territoriali, gli squilibri demografici e sociali, lo sviluppo differenziato, i fenomeni migratori, le catastrofi naturali , e persino i cambiamenti climatici e ambientali. Gli insegnamenti, gli stimoli e gli esempi per affrontare le crisi, non mancano; ci vuole, però la volontà di comprenderli, contestualizzandoli. Geni lontani, come Einstein, propongono ricette valide ogni-tempo: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie…. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”. Che, si sposa con quella delineata quasi 2000 anni prima, da Marco Aurelio, unico imperatore filosofo che la storia ricordi, il quale sosteneva che per uscire dalla crisi fosse indispensabile “mettersi in viaggio“; una virtù speciale che si sostanzia nel modo di vivere, nel ricercare ed elaborare nuove strategie, messe in campo con grande energia, dinamismo e convinzione: un viaggio dentro e fuori da se stessi secondo una rotta del tutto personale.
Aiuta anche la metafora, guarda caso, della nave che lascia il porto; in quello stesso momento libera le energie e le iniziative più profonde che, altrimenti, restano ingabbiate in una rete di abitudini, convenzioni e modelli di comportamenti vincolati e conservatori che non portano a nulla di buono. Ma il paradigma del “mettersi in viaggio” è sempre stato caratterizzato da approcci assai diversi, in rapporto alla leadership dei singoli e al contesto, nei vari campi sociali: c’è chi “non si vuole mettere in viaggio” e preferisce tirare “il freno a mano” per non modificare un comodo, seppur mediocre, status quo; c’è chi tende a procedere inserendo “il pilota automatico” lasciando fare agli altri ed alla tecnologia, senza esporsi in prima persona; c’è infine chi vuol navigare e volare autonomamente con la forza ed il coraggio delle proprie idee e della propria vision, senza bisogno di alcun automatismo, con la mente ed il cuore ben oltre gli ostacoli della crisi. La Marina ha scelto quest’ultima strada, certamente impervia, di investire in marittimità, “mettendosi in viaggio” in piena autonomia, per far ripartire il Paese dalla crisi, secondo le proprie idee e possibilità, individuando –fra le altre- due direttrici principali: la ricostituzione della Flotta colpita da grave obsolescenza, e l’avvio di una Campagna Navale che contemperasse aspetti militari di addestramento, di contrasto alla pirateria, di capacity building delle Marine minori incontrate, ma anche con sensibili contenuti di “Naval diplomacy” , e di promozione del “made in Italy”, sviluppando un’encomiabile e concreta opera di assistenza umanitaria. Quindi, fra gli obiettivi che la Marina può, oggi, affermare con orgoglio d’aver ormai conseguito, anche se alcuni “contro” pensavano fosse il sogno di qualche visionario, vanno posti in bella evidenza: innanzitutto l’approvazione della cd. Legge Navale, compresa nella recente Legge di Stabilità 2014 che, con la costruzione di un primo nucleo di 8 Pattugliatori di Altura Multiruolo, con elevate capacità “duali”, una nave rifornitrice, una nave anfibia e due mezzi minori ad alta velocità, servirà a ridurre la grave contrazione della Flotta per obsolescenza, e porterà un enorme beneficio alla cantieristica e a tutta l’industria della Difesa italiana, sia per le positive ricadute future in termini occupazionali, sia per gli investimenti nella ricerca ed IT. Si tratta, pertanto, di un rilancio significativo dell’economia nel comparto delle costruzioni e allestimenti navali. In secondo luogo, l’importantissima Campagna Navale del Gruppo Cavour che, con una missione di “diplomazia navale” a largo spettro che va dalla presenza militare, all’assistenza umanitaria, non fa che confermare il ruolo tradizionale della Marina nel promuovere obiettivamente le eccellenze imprenditoriali italiane, costituendo quel fondamentale vettore-cornice-tricolore per “mettersi in viaggio” senza attendere momenti più propizi e farsi erodere ulteriormente dalla crisi. Ma il Gruppo Navale ha fatto anche cultura marinara, e sociale, portando nello stesso tempo, assistenza – e un sorriso – a esseri umani fino allora emarginati; di più, ha dimostrato con i fatti concreti alle Nazioni visitate quanto sia importante disporre di una Marina efficiente, dimensionata, ma credibile per sorvegliare e pattugliare le coste ed i loro punti nevralgici, le risorse energetiche, e garantire la libertà delle linee di comunicazione dei mari limitrofi. D’altronde, oggi, assistiamo ad una corsa a livello globale, per appropriarsi della Zona Economica Esclusiva –estesa fino a 200 miglia dalle coste- che preannuncia una guerra “per il mare” e per la difesa delle risorse di pesca che, per certi aspetti, la voracità del genere umano ha contribuito in modo spregiudicato a distruggere.
Specificatamente proprio la pesca che, sotto il profilo alimentare ed economico, ha un valore immenso (soprattutto per quelle Nazioni africane che da essa traggono le risorse per vivere!), ma l’avvento delle cd. “factory ships” di diverse nazioni, ha quasi completamente distrutto ed estinto la fauna pregiata, dalla spigola al merluzzo, al tonno rosso, che vivono quasi esclusivamente proprio nella piattaforma continentale, cioè nella ZEE. Che, poi, è l’ampia fascia contigua al mare territoriale, ricca, o comunque idonea per la ricerca di idrocarburi (petrolio e gas naturali). E’ abbastanza facile prevedere che, quindi, in queste zone si scatenino – come in parte già successo nel bacino Somalo e, per ragioni e scopi diversi, nel delta del Niger – fenomeni inconsueti quali forme di guerriglia, e sotto nuovi aspetti, attività di pirateria. Da qui, soprattutto in uno scenario di crisi, la protezione delle zone di pesca e delle installazioni petrolifere, diventa un requisito essenziale, di sopravvivenza e, più in generale, di sicurezza. Una graduale “capability building” di quelle Marine minori è, quindi, indispensabile per contenere gli “appetiti” di altre Nazioni o Gruppi avversi, risvegliati dalla scoperta di quelle fonti energetiche di petrolio e di gas, ma anche perché attratti dalle zone pescose e di minerali pregiati. Non si tratta solo, dunque, di avere mezzi e assetti a garanzia di tali beni, ma di uno strumento navale equilibrato e moderno che può costituire un biglietto da visita di enorme valore per la sicurezza nell’area di competenza e per il proprio benessere. L’impiego, pertanto, di Pattugliatori Multiruolo simili a quelli italiani, poco sofisticati, poco costosi, ma affidabili e dotati di elicottero imbarcato, potrebbe costituire una soluzione ottimale, per gestire la sicurezza marittima nel mare di interesse. Il Gruppo Navale, anche con addestramenti specifici sul campo (con il Borsini in particolare), ha contribuito a far comprendere che le marine di quei Paesi hanno, oggi, un valore politico, economico e di sicurezza essenziale: si tratta di un “seme” valoriale gettato con discrezione e professionalità che può produrre positivi ritorni in termini di valore aggiunto per la sicurezza, con la probabilità che le ricadute future si riversino anche nel nostro comparto industriale, in termini di “procurement”, dando una spinta alla nostra economia e occupazione. Ai posteri la sentenza!
Molto ci sarebbe da dire anche per tutti gli altri obiettivi brillantemente conseguiti dal Gruppo Navale, condotto con particolare bravura, professionalità e leadership dall’Ammiraglio di Divisione Paolo Treu, e dai suoi equipaggi.”Last, but not least”, anzi, degna della massima considerazione, per i successi “umani” conseguiti nel corso della Campagna Navale, si è rivelata l’assistenza umanitaria che, insieme all’attività promozionale delle nostre eccellenze industriali, era stata oggetto di qualche sciocca e mal posta critica iniziale, da parte di qualche bastian contrario. La meritoria attività è stata condotta dal personale di Operation Smile Italia, della Fondazione Rava e della Croce Rossa (Corpo Militare ed Infermiere Volontarie), oltre che dal personale militare del 30° Gruppo Navale (medici, infermieri, personale delle squadre lavori) che hanno effettuato: interventi chirurgici su 114 bambini affetti da labio-palatoschisi; 2.513 pazienti sottoposti a visita oculistica, finalizzata alla prevenzione della cecità, la cura di congiuntiviti ed altre patologie; 480 visite mediche, prevalentemente pediatriche con somministrazione di farmaci sui bambini ; interventi in 19 siti (asili, scuole, orfanotrofi e ospedali) in 7 Nazioni, quali pitturazioni, opere murarie, di falegnameria, ripristino di impianti idraulici ed elettrici, sistemazione di aree ed attrezzature per il gioco ed installazione di elettrodomestici.

Bravo Zulu dal profondo del cuore, da parte, credo, di tutti gli italiani, perché la Marina e Voi vi siete “messi in viaggio” per questo nostro Paese, per farlo ripartire, e già avete portato a casa, insieme ad esperienze incredibili, dei risultati encomiabili, e di assoluta eccellenza!

Giuseppe Lertora

 

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