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La Difesa e la rinnovata spending review: si può vivere senza F-35?

F35  2Mi piacerebbe vivere in uno Stato liberale che  tenga nella dovuta priorità nazionale e sociale i problemi della Sicurezza e della Difesa, li diffonda e li condivida con i cittadini, e rispetti  i suoi fedeli “servitori” con le stellette, al pari di tutti gli altri.  E vivere in uno Stato in cui la politica estera e quella della Difesa non cambino col colore politico della giusta alternanza di Governo, né siano condizionati da opinioni populistiche del momento.
I temi della Difesa e della Sicurezza dovrebbero interessare tutta la comunità e, se non soddisfatti,  costituire serio  motivo di preoccupazione per la tutela dei diritti individuali, della protezione degli interessi personali e nazionali, e perfino della libertà.
Oggi invece, in Italia, con la solita pantomima, non paghi del taglio appena varato del personale, si prefigura di recuperare ancora fondi dalla Difesa, agendo sugli investimenti e sull’esercizio; predomina, infatti, un demagogico bombardamento mediatico che, adducendo alla cd. Spending Review, ripresenta strumentalmente un’ulteriore “cura” per tutta la Difesa con un taglio di alcuni miliardi di euro, e qualcuno si chiede in particolare  se  “si  può vivere senza F-35”!
Per fortuna il recente esito del Consiglio Supremo della Difesa, di là delle supposizioni giornalistiche e di qualche bontempone pacifista, ha confermato, fra l’altro, che non ci saranno tagli al programma di acquisizione dei velivoli F-35. E la signora Ministro della Difesa, nel corso di una recente audizione ha sostenuto con coerenza che prima di tagliare è opportuno  “ripensare, rivedere e… ridurre”, ma dopo aver definito le linee strategiche del comparto, con il preannunciato “Libro Bianco”, da approvarsi a cura del Parlamento.  Il programma F-35 è divenuto tra quelli mediaticamente più appetibili su cui si abbatte sistematicamente la scure della Spending Review, con sollecitazioni di parte, e di meta-esperti ideologizzati, che certamente vorrebbero devolvere quei miliardi a un’opinabile attività di welfare, mascherata da una “giustizia sociale” falsamente egualitaria.
La  Spending review, targata Difesa, sembrava essersi abbattuta in modo definitivo e pesante , con la legge di Riforma approvata dal Parlamento lo scorso dicembre. Grazie a tale “razionalizzazione” complessiva dello strumento militare, i ranghi con le stellette saranno ridotti dagli attuali 190.000 a 150.000, per un totale di circa 40.000 individui militari, e di circa 10.000 civili dipendenti della Difesa, andando a regime nel 2024, con esodi agevolati, esenzioni dal servizio ma anche con scivoli “spintanei” e transiti  verso altre amministrazioni.  Con l’ingente taglio del personale della Difesa, i risparmi conseguenti avrebbero dovuto devolversi a favore – in teoria – delle manutenzioni e degli investimenti per l’ammodernamento dei sistemi in uso, ambito FFAA. In pratica, quel risparmio  connesso con il taglio  del personale, non servirà  per la prefigurata acquisizione di mezzi adeguati, ma potrebbe essere  “salpato” dall’ulteriore  tentativo di salasso , dell’ultimo momento ( Cottarelli!).  Forse ci sarebbe bisogno di più coerenza, e consapevolezza delle esigenze complessive della Difesa!
Il  risparmio connesso al “sacrificio” di 50000 persone doveva servire all’acquisizione di sistemi più moderni e ad alimentare il settore delle manutenzioni che sono ormai totalmente atomizzate, ma nell’arco di qualche mese, tale travaso non è più così certo! Il comparto della Difesa ha già subito, tramite la Spending review, delle penalizzazioni incredibili: la prima, ovvia ma non per questo trascurabile, con la riduzione di quasi 50.000 posti di lavoro; la seconda, con il blocco degli stipendi da ormai 4 anni, con le cd. “promozioni bianche” a prescindere dai vari avanzamenti di grado previsti, poi con il  disconoscimento della condizione di militari, infine togliendo loro gli strumenti  (pure F-35?) derivanti dai loro sacrifici. Sempre a carico del personale avremo l’altrettanto evidente mancanza di nuove assunzioni a tempo indeterminato nella Difesa, poiché si dovranno smaltire migliaia di Sottufficiali e di Ufficiali in esubero, ma le future FFAA invecchieranno sempre più, e nel 2024 il soldato avrà un’età media di 46 anni! Cioè Forze Vecchie più vicine alla pensione che a essere destinate in prima linea: c’è di che riflettere!
Ma non basta; oggi si richiama, a distanza di pochi mesi, di nuovo la Spending (o la Spenning) review per stroncare gli F-35 e svendere un po’ di roba militare (dal Garibaldi, alle caserme…) per fare cassa, dando  fiato all’opportunismo di certi opinionisti!   Il problema di altri tagli alla Difesa, e con essi agli F-35, è  serio e non può essere  umorale. Si tratta di capire e decidere se le Forze Armate saranno necessarie o inutili per fronteggiare le probabili minacce, ogni futuro conflitto o situazione di crisi, o  emergenze e calamità, e se basterà invocare e pregare per il pacifismo (ben diverso dalla pace) affinché tutti divengano “buoni”, oppure se la pace debba essere tutelata e garantita con una adeguata struttura di Difesa e Sicurezza.  Si tratta di decidere, con onestà intellettuale e morale, se il popolo italico debba o meno confidare esclusivamente sullo “stellone” e sulle suppliche, stando comunque ai margini della comunità “civile” internazionale, con una Difesa solo apparente e insignificante: è questo il nostro obiettivo e la nostra vision geostrategica nazionale? Dobbiamo davvero solo invocare la pace e porci nella comunità internazionale come il Costarica che non ha Difesa e si occupa solo di vacanzieri e di banane nei caldi mari tropicali? Con tutto il rispetto, noi abbiamo altre tradizioni, un altro livello di ambizione e anche di criticità; apparteniamo a un’Unione Europea, alla NATO e alle varie Coalition of Willings per combattere soprusi e fenomeni nefasti per la stessa sicurezza internazionale; siamo un Paese che ha la pretesa di stare al passo con le esigenze globali della comunità internazionale e come tale ci assumiamo l’onere di salvaguardare i confini, di mantenere libere e sicure le linee di comunicazione, di difendere gli interessi nazionali nel mondo. Ma anche a contrastare fenomeni che intaccano la sicurezza ( e il benessere…) di ciascuno di noi, come la pirateria, il terrorismo, il traffico di armi e di esseri umani, nonché esercitare il controllo e la vitale funzione del soccorso per i migranti che solcano quel mare  Mediterraneo che, fin dagli albori della civiltà è insieme elemento instabile, esiziale e ben lontano da quelle calme tropicali del Costarica.
Non è corretto, né giusto che la Difesa sia sempre “sotto schiaffo” a ogni cambio di Governo e si chieda, pur a fronte di pregressi tagli e sacrifici, di stringere ulteriormente la cinghia! E’ come se  auto-tagliassimo la nostra assicurazione sulla vita riducendo le proprie tutele e garanzie in caso di bisogno, illudendoci che tanto si riuscirà – in caso di incidente  o di crisi – a difendere i propri interessi, quelli della propria famiglia e della propria Nazione, anche con strumenti obsoleti e con personale limitato e poco addestrato. E’ come se ci illudessimo che non nasceranno più conflitti causati dagli interessi economici dei popoli, dalla loro competitività, dalle ideologie, dalle vessazioni dei Diritti umani fondamentali, mentre in realtà tutti sanno che le minacce proliferano e si fanno sempre più subdole, asimmetriche e a buon mercato. Che, quindi, come auspicato dal Minidife, il Parlamento e le Commissioni Difesa si facciano carico, con responsabilità, competenza e coraggio di stilare un documento di previsione delle minacce, di definizione dei compiti e dei ruoli strategico-militari  delle FFAA, da cui far discendere la dimensione e la tipologia dello strumento militare, come fanno le Nazioni serie, è certamente lodevole. E dotarlo quindi, una volta definito, delle risorse necessarie in termini di uomini ed equipaggiamenti/armamenti per svolgere correttamente i compiti discendenti, garantendone la sostenibilità dei finanziamenti nel tempo, evitando così di… navigare a vista. Un Libro Bianco approvato ai massimi livelli, e protetto-blindato dagli attacchi demagogici del momento, senza che a ogni cambio di Governance, purtroppo da noi assai frequente, si metta in discussione il budget assegnato alla Difesa per programmi pluriennali consolidati con MOU e contratti, e coperture finanziarie, che non possono essere “ballerini” in funzione dei criteri e principi di quel momento politico. Bene ha fatto Obama a richiamare l’Ue di recente, a Bruxelles, dichiarando che “i Paesi Europei non devono tagliare le spese della Difesa, poiché la libertà ha un costo!” : un messaggio forte; chi vuole intendere, intenda.
Forse nei meandri di ogni dicastero si potrà pure risparmiare qualcosa, ma lo sanno “i soloni ed i grilli parlanti” che, comunque, il budget della nostra Difesa è a livello di sopravvivenza, il più povero e striminzito di quello delle Nazioni con cui ci vogliamo confrontare e cooperare, le quali hanno un budget rapportato ad un PIL che è mediamente il doppio del nostro? Più corretto sarebbe rivolgere la domanda ai politici che si sono avvicendati negli anni che, al di là di roboanti dichiarazioni (rammento quelle dell’inizio della cd. Professionalizzazione; quelle di De Martino… “avremo un bilancio Difesa rapportato a 1,5 il PIL, come hanno le Nazioni civili”, mentre nel suo mandato siamo scesi rovinosamente alla metà, allo zero virgola ..0,84!!) non hanno fatto nulla per dare dignità  e supporto alle FFAA. Se, a ogni singolo soldato italiano viene assegnato un Budget pari ad X, mentre quello dei Paesi amici ha 2 X, vuoi per lo stipendio, per le manutenzioni e le acquisizioni di nuovi mezzi, quale straordinario “moltiplicatore di forze’” e di risorse deve avere quel nostro soldato per sopperire a tale deficienza?. Sara’ pur bravo, ma è molto difficile – anzi impossibile – pensare (se non per stupidità o demagogia) che per gestire un soldato francese o inglese occorrano 50000 euro l’anno, mentre noi – siccome siamo più bravi – possiamo cavarcela con 25000 euro, pretendendo ovviamente gli stessi risultati!  Lo sanno i gestori della cosa pubblica che ulteriori tagli porteranno al collasso lo strumento militare? E che se passa questo concetto, minimalista e ipocrita,  allora possiamo  ulteriormente ridurre tutto, vendere il Garibaldi, aerei, carri armati, le caserme, e perfino dimenticarci degli F-35.
Oggi, infatti, il programma “più conosciuto dagli italiani” ( ? )  e  di moda in tutti i talk-shows, è quello relativo agli aerei  F-35, su cui soffiano soprattutto  le frange dei “pacifinti” e antimilitaristi. Anche se la scure della Spending Review si è già drammaticamente abbattuta, come si è visto, sulla Difesa (e specificamente sul personale),  ora la Spenning Review  (“Cottarelli’s seconda serie”) vuole ancora sangue e far sborsare altri  miliardi da tale comparto, fra F-35, forza NEC, caserme, Garibaldi e chi più ne ha, più ne metta…
Per quanto attiene l’F-35, alla luce della “prima serie della Spending Review”, e a fronte di un’economia disastrata in condizioni di emergenza, i numeri sono stati ridotti da 131 a 90 con un drastico taglio del 30%, pur in presenza della indubbia necessità di sostituire gli aerei obsoleti di  Marina e Aeronautica. Ora, con la “seconda serie” della S.R. si farfuglia di dimezzare gli ordinativi  o annullare il programma, dimenticandosi della reale esigenza operativa delle FFAA. L’F-35 è una scelta sicuramente valida, da un punto di vista tecnologico e prestazionale, al di là dei problemi  incontrati nello sviluppo,che saranno risolti con successo;  è  acclarato  infatti che,  per  la  MM,  l’  unico  tipo  di  velivolo  imbarcabile  su  piattaforme  navali (Cavour  in  particolare) , quale  successore  peraltro  degli  attuali  Harrier – che dal 2019 non saranno più prodotti e supportati, ma che hanno svolto una ingente attività di volo anche nelle reali condizioni belliche (dal Kossovo a Enduring Freedom,fino alla Libia..) –  e’ lo  STOVL, e che l’unico disponibile al mondo, è l’F-35B. Peraltro, contrariamente ad altri velivoli in via di dismissione, l’Harrier, checché ne dicano alcuni  “in-esperti”, non è stato per nulla ammodernato, ma in compenso ha sviluppato una attività di volo straordinaria e quindi deve essere sostituito, con un programma “ponte” che si colleghi, senza soluzioni di continuità, al nuovo F-35B.  Per “altri”, invece, a prescindere dalla componente convenzionale CTOL,  andrebbe fatta una onesta e doverosa riflessione, proprio sulla componente STOVL, tenuto conto che – secondo uno studio fatto addirittura dall’Air Force US – l’acquisizione di tale “versione” ha senso solo se impiegata da bordo, altrimenti sarebbe un investimento inutile, operativamente.
In definitiva, se davvero bisogna drammaticamente ricercare altri “savings”, atteso che il nostro Premier ha assicurato Obama che “sulla Difesa rispetteremo gli impegni,  appare logico acquisire sicuramente gli F-35 STOVL per la Marina  (almeno 24), e  la versione CTOL per l’Aeronautica, ma  ritardando in modo opportuno le consegne dei velivoli di 2-3 anni, dando la dovuta priorità a quelli imbarcabili.  Quindi, una lieve “limata” dei numeri complessivi, circa 85 velivoli di diversa tipologia a fronte dei 90, ed una schedula di consegne rallentata nel tempo, consentirebbe  di risparmiare ulteriori risorse (almeno un paio di miliardi di euro – spalmati negli anni…) visti i costi futuri – per macchina – che saranno nel tempo meno onerosi .
Signora Ministro: facciamo pure il Libro Bianco attualizzato con un’ampia visione strategica e geopolitica, ma una volta approvato dal Parlamento, prenda subito le necessarie decisioni (senza ulteriori rimandi) che saranno di medio-lungo termine, con le possibili e sostenibili coperture finanziarie.
Nello specifico programma F-35 si eviterà così di rimetterci sia sul piano della reputazione, ma anche su quello occupazionale, economico, e soprattutto operativo.

Giuseppe Lertora

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