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Pirateria Marittima nigeriana: venti per cento attacchi mondiali verificatisi al largo coste Africa Occidentale

Gulf_of_GuineaPirati di nuovo in azione nelle acque al largo dell’Africa Occidentale. I pirati nigeriani hanno di nuovo attaccato delle imbarcazione nella regione petrolifera acque nigeriane del Delta del Niger, nel sud della Nigeria. Al registrarsi di un regresso nelle acque somale, dove le navi commerciali sono protette da missioni militari navali internazionali e guardie armate a bordo, i pirati hanno ormai trovato nell’Oceano Atlantico nuovo terreno fertile per le loro scorribande. Zone a rischio soprattutto nel Golfo di Guinea, ma anche più a sud, verso l’Angola secondo produttore di petrolio dopo la Nigeria,. In questa parte del mondo il fenomeno è favorito soprattutto dalle scarse capacità di contrasto delle forze navali dei Paesi rivieraschi. In base ai dati in possesso si può affermare in sicurezza che il 20 per cento degli attacchi dei pirati registrati nel mondo si sono verificati proprio al largo delle coste dell’Africa Occidentale. Nei giorni scorsi si sono registrati almeno tre nuovi attacchi pirati e quasi tutti nello stesso tratto di Oceano.  Il 4 marzo una nave è stata attaccata dai pirati nigeriani e seppure inseguita è riuscita a sfuggire agli assalitori. Nello stesso tratto il giorno successivo, il 5 marzo, è stato preso di mira un rimorchiatore d’altura. Si tratta dell’’Asha Deep’ battente bandiera delle Isole Marshall e di proprietà della società armatrice Cs Off shore – Dubai degli Emirati Arabi Uniti. Il battello è stato abbordato dai pirati nigeriani che sono anche riusciti a salire a bordo prendendo in ostaggio tre membri dell’equipaggio che poi, hanno portato via con loro quando hanno abbandonato il rimorchiatore. Sempre il 4 marzo, in un tratto di mare diverso, Bight di Bonny al largo di Akwa Ibom in Nigeria, anche il rimorchiatore ‘Principe Giuseppe 1’ battente bandiera Nigeriana è stato abbordato dai banditi nigeriani che dopo essere saliti a bordo hanno portato via con loro tre membri dell’equipaggio. Lo scopo di portare via con se degli ostaggi è estorsivo in quanto successivamente la gang dei mare che li ha rapiti chiede in cambio del loro rilascio un riscatto. Questi tre episodi, succedutisi a poche ore di distanza l’uno dagli altri, riporta di nuovo alla ribalta un fenomeno che nella regione ha ormai preso piede e si sta espandendo in maniera pericolosa in un’area, quella del golfo di Guinea, che copre una dozzina di Paesi tra cui Togo, Lagos e Nigeria dove vi è uno degli hub commerciale emergente nel Continente africano per l’approvvigionamento di petrolio, metalli e prodotti agricoli per l’Occidente. La minaccia che viene dai pirati nigeriani porterebbe portargli un danno enorme anche dal punto di vista della ricerca di nuovi giacimenti petroliferi specie off shore. Forse anche per questo la maggior parte degli attacchi rimangono sconosciuti e per lo meno non vengono divulgati dettagli. Almeno fino alla metà del 2010 il mare del West Africa sembrava quasi immune al fenomeno della pirateria marittima. Nei mesi successivi però, si sono registrati assalti quasi ogni settimana. Per lo più  tentativi non andati a buon fine. In effetti si trattava di prove tecniche. Il fenomeno ha successivamentei, subito una forte evoluzione. Inizialmente i pirati si limitavano a saccheggiano la nave una volta catturata. Questo faceva si che il sequestro si risolvesse in breve tempo. Oggi non è più così. Oltre che al ricorso da parte dei pirati nigeriani ad imbarcazioni d’altura, pescherecci sottratti a pescatori locali e, quindi anche facilmente mimetizzabili, si registra anche un forte aumento della violenza. Quasi sempre i pirati che attaccano le navi sono ubriachi o drogati. Si registra anche un aumento del numero di marittimi uccisi o feriti nel corso degli assalti. Assalti che a differenza del passato quando avvenivano mentre le navi erano impegnate nelle operazioni di trasferimento del carico e lo scopo era quello di rubare il carico per poi, rivenderlo al mercato nero, ora avvengono anche durante la navigazione. Gli ultimi episodi accaduti nei giorni scorsi sono una dimostrazione di questo vero e proprio salto di qualità nelle azioni dei pirati nigeriani che ormai agiscono con modalità simili a quelle dei pirati somali come se avessero subito dei preoccupanti ‘innesti’. Una cosa è certa i pirati nigeriani mostrano di avere avuto un addestramento militare o di tipo militare. Inoltre, i predoni del mare del West Africa non sono armati solo con AK-47 ma, anche con esplosivi e potenti frese idrauliche. Queste le usano per abbattere le pareti delle cittadelle sulle navi abbordate. Persino il ricorso a guardie armate a bordo delle navi che transitano nel Golfo di Guinea non è stata una soluzione, ma ha solo finito per asprire le violenze. Sono numerose le navi difese assaltate e catturate e il personale dei team di sicurezza uccisi.   Nell’agosto del 2011 la maggiore compagnia assicuratrice mondiale, i Lloyds Association di Londra, definì le acque del Golfo di Guinea come rischio al pari della zone di guerra. Un fatto questo che ha pericolosamente accomunato il mare dell’Africa Occidentale a quello dell’Africa Orientale. Un po’ come avvenne nel 2007 per il mare della Somalia questo ha comportato infatti, una forte impennata nei costi assicurativi per gli armatori. La storia quindi si ripeteva e dopo qualche mese la comunità internazionale ha finito per ritrovarsi a dover affrontare in maniera preoccupante il fenomeno della pirateria marittima anche sul lato occidentale oltre che orientale del Continente africano. attacchi_pirati_nigerianiSuccessivamente, dal primo aprile del 2012 quell’area, e in particolare le acque territoriali del Benin e della Nigeria, sono state poi, riconosciute dal Forum Internazionale di negoziazione, IBF, e dal gruppo negoziale comune degli armatori, JNG, e la Federazione International Transport Workers, ITF,  come ad alto rischio pirateria marittima. Una decisione questa, presa a Tokyo dopo il registrarsi dell’aumento esponenziale del numero di attacchi a navi mercantili e del sequestro di loro membri dell’equipaggio. Una decisione che ha comportato di fatto  il riconoscimento ai lavoratori del mare, durante il loro viaggio attraverso il Golfo di Guinea, degli stessi benefici e protezioni che ricevono quelli che attraversano il Golfo di Aden al largo della Somalia. Questo comporta che l’equipaggio deve essere avvertito in anticipo della rotta della nave e hanno il diritto di accettare o meno il viaggio se lo ritengono pericoloso. Inoltre, nell’attraversare una zona ad alto rischio a bordo della nave devono essere rafforzate le misure di sicurezza. Mentre ogni membro dell’equipaggio deve ricevere un bonus del 100% del tasso di base e raddoppiando il risarcimento in caso di morte o invalidità. Queste regole valgono per ogni giorno in cui la nave resta nell’area ad alto rischio.  Per combattere il fenomeno dalla fine del mese di settembre del 2011 diversi Paesi del Golfo di Guinea, in particolare Nigeria e Benin, hanno iniziato un pattugliamento navale congiunto alla largo delle loro coste, mentre è in fase di approntamento anche una forza aerea per il pattugliamento dall’alto. La lotta alla pirateria marittima però, come la Somalia insegna, deve essere condotta in maniera decisa e oltre la comunità internazionale deve coinvolgere anche tutti i Paesi della regione che per contrastare il fenomeno nel Golfo di Guinea devono costituire una loro forza militare navale congiunta specializzata appunto nel contrasto al fenomeno e questo prima che sia troppo tardi. Purtroppo a pesare negativamente il fatto che molti dei Paesi rivieraschi sono deboli e incapaci di fronteggiare da soli il fenomeno ed ogni aiuto esterno è spesso interpretato come una forma di colonialismo. Proprio in questi giorni è terminata la sosta in Nigeria del 30° Gruppo Navale della Marina Militare, impegnato nella campagna “Il Sistema Paese in movimento”.  La portaerei Cavour e la rifornitrice di squadra Etna hanno lasciato il porto di Lagos dove hanno svolto attività umanitaria e di cooperazione con la Marina nigeriana. Del gruppo navale fa parte anche  la Fregata Bergamini. Quella nigeriana è stata una sosta proficua anche sotto il profilo della cooperazione e delle attività di Capacity Building, temi per il quale il personale specialista della Marina Militare ha formato militari nigeriani in materia di sicurezza marittima, con particolare riguardo all’antipirateria, procedure di abbordaggio in mare, protezione delle piattaforme petrolifere, ricerca e soccorso in mare, nozioni di base sulla difesa da ordigni esplosivi improvvisati e procedure anti-inquinamento marittimo. Dal gruppo navale Cavour si è invece, distaccato lo scorso mese in Mozambico il pattugliatore Borsini. Il periodo di permanenza nel Paese africano inizialmente era di due mesi, fino a fine marzo, ma con molta probabilità sarà prolungato fino al mese di giugno prossimo. La nave della Marina Militare italiana con a bordo marinai mozambicani sta compiendo una missione di cooperazione con le forze navali locali che dispongono solo di unità leggere. La missione del Borsini ha anche lo scopo di fornire sicurezza contro attacchi dei pirati alle piattaforme off-shore di gas situate nell’area marittima settentrionale al confine con le acque della Tanzania, dove l’Eni ha in concessione un’area ricchissima.

Ferdinando Pelliccia

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