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Contrasto pirateria marittima somala: terminato il turno di missione della Fregata Libeccio

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La nave da guerra della Marina Militare italiana, la Fregata Libeccio, ha terminato la sua missione antipirateria marittima. La nave, dopo aver trascorso un periodo di 4 mesi al largo delle coste della Somalia nell’ambito della missione internazionale di contrasto alla pirateria marittima dell’Unione Europea, EU NAVFOR, sta ora facendo rotta verso casa. Il rientro in Italia è previsto per il prossimo mercoledì 26 febbraio. La Fregata ha lasciato il porto di La Spezia oltre sei mesi prima, il 27 agosto del 2013. La missione è stata preceduta da un intenso periodo di formazione, prima a Taranto e poi, a Souda in Grecia. La fregata e i suoi 240 membri dell’equipaggio al comando del comandante Stefano Calvetti non è nuova a questo tipo di missione. Già nel luglio del 2010 ha partecipato alla missione europea Atalanta un turno terminato il 30 novembre successivo. Stavolta la Libeccio è giunta a Gibuti il ​​6 ottobre del 2013 e poco dopo ha iniziato la sua nuova missione contro la pirateria marittima al largo della Somalia. Al suo arrivo la Libeccio è stata salutata benevolmente dal resto delle navi che partecipano alla missione Atalanta essendo considerata un ottimo rinforzo. Durante la sua permanenza ‘nel mare dei pirati’ ha percorso oltre 20mila miglia nautiche pattugliando in lungo e in largo il Golfo di Aden, il bacino somalo e il Mare Arabico per garantire la sicurezza alle navi mercantili e marittimi locali. In questo periodo l’unità navale da guerra ha compiuto numerose missioni con oltre 50 approcci amichevoli a navi locali contribuendo in questo modo a costruire relazioni positive con i pescatori locali.  L’ultimo lo scorso 31 gennaio quando la Libeccio ha assistito un dhow yemenita che si trovava in una situazione di emergenza. La barca da pesca per una grave avaria al motore era alla deriva a 100 miglia nautiche dalla costa somala. Il 6 gennaio scorso la nave e il suo equipaggio hanno anche compiuto una visita in un orfanotrofio a  Dar Es Salaam in Tanzania. I principali compiti di operazione Atalanta sono quelli di scortare le navi mercantili che trasportano aiuti umanitari del Programma alimentare mondiale, PAM, e le navi di Missione dell’Unione Africana in Somalia, AMISOM e per proteggere le navi vulnerabili nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano e per scoraggiare e disturbare la pirateria marittima. UE NAVFOR controlla anche l’attività di pesca al largo delle coste della Somalia. Anche se la pirateria marittima non è più ai livelli di tre anni fa quando ha raggiunto il suo massimo culmine l’allerta rimane ancora alta. Episodi collegati al fenomeno infatti, continuano ad essere registrati. Il primo episodio del 2014 è stato registrato nel Golfo di Aden lo scorso venerdì 17 gennaio quando una petroliera ha emesso una richiesta di soccorso riferendo di essere sotto attacco pirata. Un attacco condotto da uno skiff che era partito da un dhow trasformato in nave-madre. L’attacco per fortuna è stato respinto dal team di sicurezza armato privato imbarcato a bordo della petroliera. Questa riduzione del fenomeno è stata attribuito a diversi fattori fra tutti oltre il contrasto militare delle forze navali internazionali anche l’adozione di misure rafforzate alla difesa delle navi commerciali come l’imbarco di team di sicurezza armati a bordo. Attualmente gli arrembaggi andati a buon fine compiuti nei confronti di grosse navi commerciali sono stati praticamente azzerati. Attualmente il numero di marittimi membri degli equipaggi delle navi catturate e trattenuti in ostaggio dai pirati somali in attesa che qualcuno paghi un riscatto per il loro rilascio sono, almeno ufficialmente, solo 50 marittimi di diversa nazionalità.

Ferdinando Pelliccia

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