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Pirateria marittima: i pirati somali studiano come sopraffare difese navi

pirati_somali Le gang del mare somale si stanno adeguando ai tempi e di conseguenza alla ‘risposta’ alle loro aggressioni venuta da parte degli Armatori. Al largo delle coste del Corno D’Africa il ‘lavoro’ di predone del mare è diventato molto più faticoso e rischioso rispetto al passato. Le navi commerciali non sono sempre facili prede come un tempo in quanto quasi tutte sono ora difese da team di sicurezza armati presenti a bordo. Finora nessuna nave difesa è stata catturata.  Sebbene il fenomeno della pirateria marittima non sia più ai livelli raggiunti fino al 2011 quando si registrava il sequestro di una nave al giorno il livello di rischio è considerato ancora alto.  Fino a quando i predoni del mare la facevano da padrone era difficile non incappare in uno skiff pirata e dover ingaggiare una ‘gara’ per sfuggire al suo attacco. Oggi non è più cosi, ma non è detto che il rischio di essere attaccati non ci sia più. I pirati somali seppure indeboliti non sono stati però, vinti. Il pericolo di essere attaccati sussiste ancora in quanto i banditi del mare somali sono ancora li in agguato in attesa di una preda indifesa da attaccare e catturare. Nel bacino somalo e Oceano Indiano vi sono dei veri e propri gruppi di assalto che girovagano in lungo e in largo per il mare in cerca di un’eventuale preda.  Le gang del mare si stanno adeguando ai tempi e di conseguenza alla ‘risposta’ alle loro aggressioni venuta da parte degli Armatori. Questi ultimi hanno adottato diverse contromisure per tenerli lontani dalle loro navi come il ricorso alla cittadella dove i membri dell’equipaggio della nave possono barricarsi in caso di attacco pirata e resistervi fino all’arrivo di soccorsi, le nuove misure di autoprotezione e alle tattiche evasive studiate per eludere gli assalitori e la presenza a bordo di team di sicurezza armati. A tutte queste contromisure va ad aggiungersi poi, il nuovo ruolo assunto dalle unità navali da guerra delle missioni internazionali antipirateria divenuto più aggressivo. Nonostante tutte queste contromisure adottate l’attività piratesca è tuttora molto attiva ed i sequestri di navi continuano, sebbene in numero minore, è sono prevalentemente di pescherecci e piccole imbarcazioni non difese. Sono infatti, decine le barche da pesca, per lo più iraniani ed yemeniti, che cadono nelle mani delle gang del mare somale. Molti di questi sequestri non vengono nemmeno denunciati e questo rende ancora di più impossibile fare un conteggio preciso del numero di navi e degli ostaggi nelle mani dei banditi del mare somali. Come prima contromisura i predoni del mare somali hanno incrementato i gruppi di assalitori allo scopo di sperare di sopraffare l’assalito anche se difeso. In questo modo si è passato da arrembaggi condotti da un solo skiff, con almeno 5 pirati ben armatifotografiaperavvisarepiratidipresenzaabordonevediguardiearmate a bordo, ad assalti condotti da numerosi barchini pirati. Oggi anche le tattiche di abbordaggio sono diverse da quelle dei tempi d’oro quando con spavalderia i pirati somali attaccavano le navi commerciali sapendole indifese e con a bordo inermi e disarmati lavoratori del mare. I predoni del mare ora effettuano approcci ‘soft’ o ‘doppi’. In entrambi i casi lo scopo è quello di saggiare la reazione del cargo preso di mira ed in particolare quella dell’eventuale team di sicurezza armato presente a bordo della stessa.  Nel primo caso se l’approccio non suscita alcuna reazione da parte della nave presa di mira i banditi del mare procedono con un tentativo di arrembaggio ricorrendo anche a skiff supplementari in attesa poco lontano e pronti ad intervenire in caso di chiamata. In caso di reazione desistono conoscendo i rischi a cui vanno incontro e che un tempo non esistevano in quanto avevano a che fare solo con inermi lavoratori del mare su cui potevano prevaricare tranquillamente e vigliaccamente. Nel secondo caso nello stesso momento e nella stessa zona attaccano contemporaneamente due navi commerciali. Un modo questo, forse per saggiare anche i tempi di intervento dei pattugliatori della missione navale internazionale antipirateria presenti in zona. Il primo episodio è avvenuto l’11 e il 14 ottobre scorsi. Entrambi gli attacchi sono stati respinti dalle guardie armate presenti a bordo e sono avvenuti al largo di Mogadiscio. Il secondo episodio si è verificato a ovest delle Seychelles il 6 e il 9 novembre scorsi. Entrambi le navi erano difese e gli attacchi sono stati respinti. Il terzo episodio si è verificato nel Golfo di Aden il 9 dicembre scorso con gli attacchi respinti. Il comune denominatore di questi tre episodi è che si sono svolti tutti nello stesso periodo del mese e nello stesso momento anche se a distanza di poche miglia marine l’uno dall’altro. Per il fatto che negli ultimi tre mesi si sono già verificati almeno tre di questo tipo di attacco, uno al mese, porta a credere che forse i pirati somali stanno saggiando i tempi di intervento dei pattugliatori della missione navale internazionale antipirateria presenti in zona e la capacità di resistenza dei team di sicurezza. Forse un modo per capire quanto tempo hanno per sopraffare le guardie armate prima dell’arrivo di soccorsi.

Ferdinando Pelliccia

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