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La futura DIFESA: vecchia e bistrattata

allieviIn tempi grigi come l’attuale, alcune notizie importanti non vengono valorizzate dai media, ma soffocate da continui bombardamenti sulla legge elettorale (senza aver capito che quasi  il 50% degli italiani ormai non va a votare…), fino a quelle ben più appetibili di cronaca nera e rosa, da quelle pruriginose degli scandali dei ‘’cugini’’, e via dicendo.  Tutti sbandierano la necessità del lavoro, del posto di lavoro; citano la Costituzione, definita da qualcuno ‘’la più bella!’’ proprio perché è, anacronisticamente, fondata sul lavoro e non sulla libertà, sull’eguaglianza, o altri valori ideali.   Mi piacerebbe vivere in uno Stato liberale, che non detta e limita  l’agenda giornaliera delle notizie da diffondere, che privilegia la libertà di opinione, e le vere libertà, e desse ai giovani tutte le opportunità di lavorare; che sia giusto e garantista, ma che –soprattutto-  tenga nella dovuta priorità nazionale e sociale i problemi della Sicurezza e della Difesa , li diffonda ai cittadini, e rispetti  i suoi fedeli ‘’servitori’’ con le stellette, al pari di tutti gli altri.

I temi della Difesa e della Sicurezza dovrebbero interessare tutta la comunità e, se non soddisfatti,  costituire serio  motivo di preoccupazione per la tutela dei diritti individuali, della protezione degli interessi personali e nazionali, e perfino della libertà. E’ vero altresì che, ormai, i cittadini italiani, sono avvezzi a qualunque bizzarria ed hanno dimostrato di poter digerire di tutto; l’ultima balzana proposta in ordine di tempo, per favorire il lavoro dei giovani, è l’idea che i migranti (anche clandestini) possano partecipare ai concorsi nelle nostre Forze Armate, a pieno titolo, acquisendo contestualmente la cittadinanza! Come se mancassero gli aspiranti italici (dell’ordine di  decine di migliaia) che cercano lavoro nei vari, e ormai sempre più striminziti, concorsi nel comparto della Difesa; un’idea populista, e anche  una ulteriore iniezione di  (dis)entusiasmo per gli attuali uomini con le stellette, che saranno presto mandati a casa grazie al combinato disposto degli effetti della famigerata ‘’spending review’’ e della legge delega.

Una proposta della cultura terzomondista che favorisce degli illegittimi, scimmiottando realtà di altre Nazioni che sono radicalmente diverse dalla nostra e si trovano in altre condizioni socio-economiche , pur a fronte di fabbisogni  primari dei poveri giovani nostrani da un lato, e dall’altro creando le premesse per  una mistificazione della vera funzione della Difesa (della Patria e dei suoi interessi, a cui i migranti non sono minimamente interessati).

Il tema del lavoro e dell’occupazione richiama immediatamente i provvedimenti recenti che hanno interessato e interesseranno la Difesa, con la cd. riforma dello strumento militare.  Grazie a tale  riforma, con gli effetti combinati della spending review e della stessa legge delega, i ranghi con le stellette saranno ridotti dagli attuali  circa 180.000 a 150.000, per un totale di circa 30.000 individui militari, e per quanto riguarda i dipendenti civili della Difesa, di circa 10.000 unità, andando a regime nel 2024, con esodi agevolati, esenzioni (dorate?) dal servizio ma anche con scivoli ‘’spintanei’’ e transiti coatti verso altre amministrazioni. La riforma si scaricherà soprattutto sulle spalle del personale della Difesa, a favore degli investimenti per l’ammodernamento dei sistemi in uso, ambito FFAA; c’è da restare perplessi per la determinazione con cui i politici riescono a ‘’spennare’’ i poveri militari. Qualcuno potrebbe chiedersi, invece, che colpa ne hanno loro, i dipendenti; più onesto e corretto sarebbe rivolgere la domanda ai politici che si sono avvicendati negli anni e ai responsabili della Difesa che, al di là di roboanti dichiarazioni (rammento quelle dell’inizio della cd. Professionalizzazione; quelle di De Martino…’’avremmo un bilancio Difesa rapportato a 1,5 il PIL, come hanno le Nazioni civili’’, mentre nel suo mandato siamo scesi rovinosamente alla metà, allo zero virgola ..0,84!!) non hanno fatto nulla per dare dignità  e supporto alle FFAA. Se è vero che esisteva, ed esiste ancora, una grave sofferenza e divari nella ripartizione del Bilancio della Difesa, non si può mettere – nel banale tentativo di correggerli- il timone per andare ‘’di poppa’’ soltanto al personale, che sarà costretto a lasciare l’attività in servizio permanente, spesso con frustrazioni e di solito contro la propria volontà. Tale cura (da cavallo) taglierà  numerosi posti occupazionali e avrà ricadute  sul trattamento pensionistico (nascita di numerose  pensioni ‘’baby’’ a 53-54 anni, fuoriuscita per ‘’ARQ : Ausiliaria per riduzione quadri’’, ecc), mentre la riforma sarà naturalmente appannaggio dell’Industria, visto che ciò che si recupera dal personale sarà destinato ad acquisire nuovi armamenti e ad alimentare il settore ormai asfittico del funzionamento di routine, manutenzioni, addestramento, ecc.  A ben vedere, il comparto della Difesa ha subito, con la scusa della spending review, ammantato dal paradigma ‘’ 50-25-25’’ (percentuali del Bilancio da allocare rispettivamente per le spese di personale, per l’ammodernamento, e per il normale funzionamento/esercizio), delle decurtazioni e delle penalizzazioni incredibili: la prima,ovvia ma non per questo trascurabile, con la riduzione di oltre  40.000 posti di lavoro; la seconda, con il blocco degli stipendi da ormai 4 anni, e  le cd. ‘’promozioni bianche’’ a prescindere dai vari avanzamenti di grado previsti sia per anzianità, sia per scelta o a seguito di attribuzioni specifiche di comando, di direzione, ecc. Anche un semplice ragioniere fantozziano avrebbe potuto  far tornare un 100% nel Bilancio della Difesa, semplicemente modificando i termini  : dall’attuale 72-16-12 (personale-investimento-esercizio), al futuro 50-25-25!    La giustificazione è sempre la stessa; la spending review, non può esimersi dal colpire (e affondare) anche quella che, talvolta in modo retorico e demagogico, viene definita la ‘’risorsa più pregiata delle FFAA’’, a partire dalla contrazione pesante della Dirigenza (30%  dei Generali e 20%dei Colonnelli…) che è sempre vista con grande favore, sia dai populisti che dai sindacati.  In effetti, i militari sono stati buttati a mare  almeno due volte, prima col taglio con’’ l’accetta’’, poi con il totale disconoscimento della condizione di militari : sta divenendo un deprecabile vezzo la negazione di fatto della loro tutela, come è successo ai due poveri Fucilieri di Marina, ostaggi da quasi due anni dell’India, e tuttora ignari di una sorte comunque avversa, soprattutto male gestita. Sempre a carico del personale avremo  l’altrettanto evidente mancanza, o  annichilimento, di nuove assunzioni a tempo indeterminato nella Difesa, poiché dovremo smaltire le  decine di migliaia di Sottufficiali e di  Ufficiali in esubero; inoltre gli stessi appartenenti alle future FFAA invecchieranno sempre più.

Questo è un problema ovvio, ma forse non si è valutata la sua gravità in prospettiva; l’anagrafe che, oggi, per il soldato si colloca su una media di 38-39 anni, nel 2024, quando la riforma sarà a regime, avrà un’età media di 46 anni (audizione recente alla Camera del Capo di Stato Maggiore della Difesa..), cioè un’età ‘’anziana’’ che non gli consentirà di andare a combattere come un ragazzo, in prima linea, anche a causa di quei naturali condizionamenti fisici e psicologici connessi con esigenze familiari più pressanti dei figli e magari dei nipoti! Prefigurare Reggimenti di fanti di 46 anni d’età in media,  Gruppi di volo con piloti cadenti,  un San Marco ‘’datato’’, esclude, nonostante  molta fantasia  e buona volontà, che siamo in presenza ancora di uno ‘’strumento militare virtuoso ed efficace’’. Speriamo in qualche correttivo di buon senso, per evitare  delle Forze armate future ‘’deboli e vecchiette’’,  virtuali, con militari non più idonei  e nè più ‘’buoni per la Regina e per il Re!’’: se no saranno inutili e perfino risibili. Forse andranno bene per svolgere compiti sedentari, magari amministrativi; sorge quindi un dubbio legittimo : a parte la coscienza di alcuni politici che considerano le FFAA alla stregua delle Poste o di qualche Banca, c’è da chiedersi se il particolare status del militare  sia stato ben rappresentato  e considerato nell’ambito di questa opinabile riforma.  L’insieme, nel complesso, diviene inefficiente e inefficace; le FFAA diventano strumento da ‘’parata’’ , ma non da ‘’teatro’’ operativo.

Quali doti particolari dovrà avere il soldato italiano per compensare questa differenza anagrafica?     Governo, Parlamento, cittadini e stampa dovrebbero rendere evidenti queste doti, elencarle e valutarle e definire quel ‘’moltiplicatore di forze’’ del soldato italiano che, nonostante tutto, pareggia i conti e consente quindi di ridurre il personale della Difesa con la scure della spending review . Ma qualcuno ha quantizzato tale parametro? Lo vedremo nei prossimi anni, nelle diverse fasi evolutive e applicative della riforma, sia della prima parte relativa alla spending review, che della seconda legata alla legge delega; gli errori fatti  si riverbereranno pesantemente  sul’ignaro personale dipendente; i costi sociali  e occupazionali  si avvertiranno  fra uno-due lustri, e i costi operativi, in termini di scarsa efficacia dello strumento militare, potrebbero avere risvolti drammatici in futuro, in caso di guerra. Una riforma troppo semplicistica, troppo ragionieristica; forse bastava una delle due, la spending review che già riduceva il personale di 20000 unità, oppure la legge delega che ne contraeva altrettanti, ma non la somma devastante delle due!     Parecchie organizzazioni si sono ben guardate dal farne anche una sola, opponendo una fiera resistenza al cambiamento. In questo drammatico periodo in cui tutto è assoggettato alla spending review ci sono infatti,  aziende, strutture e anche comparti della stessa Pubblica Amministrazione che sono paradossalmente esentati da tale iattura, anzi sembra che –per loro- la crisi non esista!

Emblematico è il caso della RAI, che fornisce un insulso quanto inesistente servizio Pubblico, pagata in gran parte con il pernicioso canone imposto al cittadino, con una pletora di gente incredibile e di appalti esterni e clientele di ogni tipologia. Nei 60 anni di vita appena celebrati, i conti  di ‘’mamma RAI’’ sono sempre stati in rosso con una spesa quotidiana che negli anni è stata in media di circa 3 miliardi e mezzo di lire (al giorno, si capisce…).  Altro che spending review al 30%;  ci vorrebbe un taglio del 50%  sugli organici ad essere benevoli, e al 100% sugli ‘’estemporanei’’. La scure dovrebbe abbattersi senza remore  sugli sprechi, oltre che sugli ‘’infiniti’’ organici, almeno su quelli del budget pubblico con un controllo serio e terzo della spesa, evitando di ‘’buttare’’ oltre 1000  miliardi di lire l’anno dei soldi del contribuente,  e ‘’n’’ miliardi per le consulenze e i contratti esterni a favore di coloro che bazzicano intorno a Piazza Mazzini.    Perché, quindi, non si è sottoposta per esempio la RAI a una draconiana  spending review, come è successo alle FFAA, nonostante i rimbrotti della Corte dei Conti ?    Lì, anche se i poderosi e giusti tagli invecchiassero i ranghi e fossero  privi di un regolare ‘’turn over’’, non avrebbero gli stessi contraccolpi dei militari ‘’vecchietti’’, perché  non sarebbero chiamati a combattere in prima linea, ma sempre seduti su comode poltrone.    Forse perché figli di un Dio diverso, ‘’maggiore’’?

Per tacere dell’ultima eccezione che ha riguardato la categoria della ‘’squola’’ . Anch’essa, facendo parte della Pubblica Amministrazione, dovrebbe essere destinataria del blocco degli stipendi come capita –ahimè- per i militari che, notoriamente, non si limitano a operare per 6 ore alla settimana come fanno i docenti, o 18 ore come fanno gli insegnanti. Di più, i poveri militari segnano il passo ‘’stipendiale’’ da oltre tre anni, pur svolgendo compiti di mansioni superiori, spesso impiegati  in missione in teatri a rischio, con una fascia oraria di impiego incomparabile con gli ‘’altri’’; quindi con una incommensurabile mobilità e  un forte pendolarismo, con spese familiari suppletive spesso insostenibili, senza poter avere la famiglia sul posto di lavoro. Allora è bastato qualche strillo del Ministro della ‘’Squola’’ perché rientrasse il prelievo, o meglio la dovuta restituzione, dei 150 euro mensili agli insegnanti, già pagati impropriamente agli stessi a prescindere dal ‘’blocco’’: ed ora, spalmati  a carico del cittadino! Ottimo esempio di rispetto della legge da parte di chi dovrebbe insegnarla, e di scaricabarile sui sudditi, ignari.  Ma allora, caro Ministro della Difesa, Le chiedo sommessamente – se ritiene queste considerazioni fondate-  come mai non strilla come la Carrozza, e se del caso batte i pugni per tutelare maggiormente soprattutto i nostri volontari che sono l’elemento più ‘’prezioso’’, ma anche quello più debole, e povero  delle risorse umane del suo Dicastero. Non solo,  una seria e serena riflessione sulla riforma appare necessaria, per porre in essere quei provvedimenti  che evitino di ‘’invecchiare e bistrattare’ ’la Difesa, e di annichilire ‘’la morale ed il morale’’ dei suoi dipendenti, al fine di tutelare anche l’efficienza e l’efficacia futura delle FFAA di questo Paese!

Giuseppe Lertora

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