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L’allestimento della “Michelangelo”

allestimentoPomeriggio del 16 Settembre 1962. Il momento fatidico per noi era giunto! Si iniziava il montaggio delle condotte d’aria e di tutto il resto! La fase più complessa dell’approntamento della nave!
L’azienda costruttrice della nave, in accordo con la Società armatrice, aveva concesso in appalto, al miglior offerente, la fornitura dei vari componenti di impiantistica accessoria, cioè: l’impianto di condizionamento (gara vinta da noi), impianti idraulici con fornitura tubature, impianti di cablaggio elettrico e relative centrali, falegnamerie e arredatori, insomma, tutto il materiale che serviva a rendere la nave navigabile e che non era già stata installato sullo scalo.
Sulla banchina prospiciente l’ormeggio di allestimento della nave, le ditte appaltatrici accatastavano il materiale da installare a bordo.
L’allestimento della nave era diretto da un ufficio apposito, diretto da un ingegnere, che stabiliva le priorità e i tempi d’installazione; un altro reparto si occupava del controllo di qualità delle merci e la parola finale veniva detta dagli ispettori dei Registri Navali: a quel tempo il “RI.Na.” italiano, il “LLoyd’s Register of Shipping” inglese, l’”American Bureau of Shipping” americano, il “Bureau Veritas” francese.
Le aziende appaltatrici venivano pagate ad avanzamento lavori per peso del materiale, questo a volte creò qualche problema con le Aziende non troppo serie. A questo proposito, ebbi una prima lezione di vita: andavo a controllare all’officina che costruiva le condotte per noi i camion che le caricavano. Veniva fatta la tara del camion e caricate le condotte. Poi, quando venivano scaricate in Cantiere, veniva rifatta la tara. Ovviamente le condotte dovevano essere omogenee: il carico doveva essere il Lega leggera, o acciaio zincato o ferro. Ci fu un tentativo di farmi firmare un carico misto, ma ero stato preavvisato per cui non firmai nulla. Quando facevo scaricare le condotte erano sempre piene d’acqua, eppure non pioveva! Un operaio mi fece notare che l’officina mi faceva passare per stupido perché ero giovane, pagavamo a loro anche il peso dell’acqua! Naturalmente il giochino finì subito quando dissi che non avrei più accettato sul camion condotte con le aperture rivolte verso l’alto.
L’assemblaggio delle parti veniva fatto a priorità seguendo una scelta logica dettata dall’Ufficio del Cantiere Navale.
Naturalmente, ad esclusione dell’arredamento che era “a vista”, tutta l’impiantistica veniva installata nelle controsoffittature, per cui, una volta finito il lavoro, sarebbe sparito tutto dalla vista.
Le nostre condotte dell’aria condizionata, a sezione rettangolare, avevano la priorità d’installazione, in quanto le nostre curve avevano uno sviluppo maggiore e occupavano più spazio. Dopo di noi avevano priorità le tubazioni dell’acqua calda e fredda e del vapore: le curve dei tubi erano molto più facili da realizzare e da montare. Infine per ultimi venivano montati i cavi elettrici che scorrevano su passerelle portacavi la cui installazione era la più semplice.
Era già complicato così, dato anche lo spazio ridotto per lavorare, inoltre la nave era costruita, per sicurezza, con paratie stagne antiallagamento e barriere antifuoco per bloccare eventuali incendi; ovviamente il materiale usato era tutto a trattamento ignifugo. Far passare le condotte, i tubi e i cavi attraverso queste barriere, si doveva usare una tecnica speciale che rallentava ulteriormente il montaggio.
Iniziammo ad installare le condotte con entusiasmo, con i “tubisti” che ci seguivano a ruota per installare dopo di noi. Ogni “tot” di giorni ci veniva liquidato dal Cantiere il corrispondente in peso/percentuale del materiale installato. Ad un tratto mi resi conto che il nostro lavoro non procedeva come doveva e alcuni dei nostri operai mi dissero che erano sparite delle condotte. Erano finite in mare….le avevano gettate i “tubisti” per far vedere che il loro lavoro procedeva spedito e che rallentavano era per colpa nostra. Fui costretto a mettere dei turni di sorveglianza!
La vita a bordo durante il montaggio era molto dura: rumori, problemi, liti, cattivi odori…ma si tirava avanti, era impegnativo portare avanti il lavoro.
Il montaggio durò fino 27 Febbraio 1965; il giorno dopo la nave lasciò il Cantiere per la prima volta per andare a Genova a eseguire la prima operazione di carenaggio, finita la quale sarebbero iniziate le prove ufficiali a mare.
Di questo intervallo di tempo così impegnativo, ricordo un episodio che solleticò il mio umorismo: un’azienda che installava cavi elettrici, probabilmente in ritardo nella tempistica, in una porta tagliafuoco, invece di far passare i cavi nel foro passacavi apposito sopra lo stipite, lo fece passare sotto lo stipite, così che la porta non si chiudeva più. Lo vidi per caso e chiamai mio padre al telefono interno del Cantiere, lui ci lavorava da 35 anni ma una cosa così non l’aveva mai vista! La ditta passò i suoi guai…..
Quando sbarcai il 28 Febbraio 1965 al mattino, ero soddisfatto, avevamo fatto un bel lavoro…..

Sandro Emanuelli

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