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Letterina di Natale a Napolitano. I fucilieri in ostaggio e lo Stato che non c’è

NAPOLITANO E FUCILIERINella nostra tradizione le letterine di Natale venivano depositate durante la cena della vigilia, o nel pranzo del giorno di Natale, a seconda delle usanze regionali , abitualmente sotto il piatto del capofamiglia o di entrambi i genitori. Ingenue ma piene di promesse, di sentimenti e di speranze, spesso contenevano l’affermazione di aver compiuto il proprio dovere a scuola, di essersi comportati bene con i fratelli più piccoli, scusandosi per qualche marachella commessa, con l’impegno di essere migliori per il futuro ed augurando ai genitori amore e felicità. Gli autori di queste missive facevano una sorte di ‘’mea culpa’’, chiedevano al Bambino Gesù di poter esaudire qualche desiderio piuttosto banale, ma per loro assai importante. Con il passare degli anni, lo sviluppo della tecnologia e l’avvento di tante diavolerie, quali il telefonino, gli iPad, Internet, ecc, anche le letterine di Natale, pur essendo ancora utilizzate, sono un po’ in disuso. Comunque restavano delle voci importanti; dei piccoli miracoli di speranza e d’innocenza!
Già lo scorso Natale, una missiva aperta,analoga, venne inviata da un bravo ex-Cappellano, al Capo dello Stato , lamentando giustamente l’assenza della politica per ‘’ricollegare’’ con un semplice ponte, crollato per un evento alluvionale in Lunigiana, e riportare alla vita quel paesello e quelle poche anime, dove svolgeva – e tuttora svolge- la sua funzione pastorale e sociale. Inoltre, sconvolto per la situazione dei 2 fucilieri di Marina detenuti in India, ha deciso di restituire tutte le onorificenze, le Commende ricevute per meriti sul campo a cui teneva sopra ogni cosa, le quali- ora- avevano perso ogni significato in termini di credibilità e fiducia in quelle Istituzioni che gliele avevano attribuite. Uno Stato che non riusciva più a garantire il diritto di vita e di lavoro a quella povera gente, e dopo un anno non era riuscito a riportare a casa 2 fucilieri comandati a difendere una nave battente la bandiera Nazionale. Difficile per uno che ha servito con amore e grandi sacrifici la ‘’propria’’ famiglia, quella marinara, riconoscersi ancora in quello Stato che a suo tempo lo aveva fatto oggetto di elogi e riconoscenze formali. E’passato un altro anno; i 2 sottufficiali del San Marco continuano la loro ‘’permanenza’’ a New Delhi e nessuno sa – nonostante le periodiche ammissioni che il processo sarà ‘’equo e rapido! (sic)- per quanto tempo dovranno ancora subire le angherie, le giravolte indiane prima che possano tornare a casa. Grazie al ‘’ tiraemolla’’ del Governo tecnico, finito con l’incredibile decisione del rientro in India dalla licenza pasquale del 2013 , i 2 fucilieri sono stati ‘’ gettati a mare’’ per la seconda volta, senza alcuna tutela, consegnandoli nelle mani processo unilaterale. Proprio per questo avevamo chiesto e supplicato, con una petizione allargata, sottoscritta da migliaia di cittadini, che almeno il Tribunale giudicante fosse costituito da magistrati neutrali, con un taglio internazionale ‘’super partes’’ per evitare giudizi condizionati dall’atmosfera anti-italiana in territorio indiano. Una richiesta legittima, tutto sommato accettabile, vista l’internazionalità della questione in termini di Diritto, la dinamica censurabile dell’arresto fraudolento, del sequestro di armi e personale di uno Stato sovrano, della risibile perizia balistica, fino al rientro ‘’spintaneo”, e delle vessazioni indiane attuate nell’intercalare dei vari eventi. Ma tutto è rimasto lettera morta; le indagini sono state affidate ai loro duri ‘’servizi’’ investigativi NIA che, sembra, le abbiano terminate chiedendo di applicare il SUA Act (che prevede anche la pena di morte), con pesanti accuse di diversi reati nei confronti dei 2 sottufficiali italiani, considerati alla stregua di terroristi, e ora rischiano la pena di morte. Pena capitale che gli indiani avevano escluso a priori, quando richiedevano con insistenza e palese arroganza il loro rientro. Una storia piena di contraddizioni in cui le Autorità indiane fanno il bello e il cattivo tempo; il rientro dei 2 fucilieri, motivato per alcuni dal business con l’India, e per altri allo scopo di mantenere amichevoli relazioni diplomatiche dopo la ‘’costrizione’’ del nostro Ambasciatore a Delhi, non ha certo privilegiato i rapporti, neanche quelli commerciali. Si possono capire le difficoltà e l’infinita prudenza che l’intricata situazione impone, ma i nostri 2 fucilieri avrebbero meritato ben altre attenzioni politiche, una maggiore tutela, il rispetto dei diritti individuali e del Diritto Internazionale che sono stati alterni, spesso negletti ed al limite dell’assurdo o del risibile se non si trattasse di una tragedia statuale oltre che personale. Tutto questo poteva essere evitato, senza cedere a quei soprusi, e perfino minacce, non restituendo quei 2 poveretti nelle mani indiane. Ma la frittata è stata fatta; i responsabili del governo sono cambiati e gli attuali recitano periodiche litanie ‘’che li rivogliamo a casa, che non li dimenticheremo….’’.
Chi scrive, sostituendo surrettiziamente loro, ha servito il nostro Stato per oltre 43 anni nei ranghi istituzionali, con le stellette; come tanti che hanno giurato fedeltà alla ‘’Patria’’ e l’hanno servita con ‘’onore’’, difendendola con grandi sacrifici, come un sacro dovere verso gli altri e senza retorica, né protagonismi. E’ stata la realizzazione professionale, umana ed etica più appagante che si potesse sognare. E, fra gli incarichi professionali e operativi, ha avuto la fortuna e l’onore di avere alle dipendenze il glorioso Reggimento San Marco, e quindi di conoscere bene i loro valori, la loro solidità professionale, il loro coraggio e i risultati conseguiti in teatri assai difficili come il Libano del 1981, fino a quelli più recenti in Iraq e Afghanistan. Non si tratta di fare impropria apologia, ma di riconoscere i meriti autentici di quegli uomini, di far capire la loro ‘’stoffa’’, e quindi, come capitava nelle letterine di Natale, accennare anche ai fatti positivi compiuti. Non solo nell’ambito di quella Forza Anfibia che si muove nella zona ibrida, fra il mare e la terra, esprimendo capacità uniche di proiezione dal mare, ma anche per il pregevole apporto nell’ambito di quei ‘’teams’ imbarcati costituiti da anni per garantire la sicurezza delle Unità militari, per il contrasto della pirateria e del terrorismo, con una professionalità che non ha pari, perché non ha pari il loro addestramento continuo, il loro condizionamento fisico quotidiano, e la capacità di affrontare situazioni impreviste con coraggio, sangue freddo e grande umanità. D’altronde il loro comportamento esemplare è stato elogiato a tutti i livelli,( a parte qualche cialtrone antimilitarista e in malafede che li considera già assassini…) dopo quel nefando 15 febbraio del 2012, in cui la nave Enrica Lexie fu invitata ad entrare in porto con l’inganno, arrestandoli come comuni criminali, e disconoscendo i loro sacrosanti diritti. L’India non è quella ‘’grande democrazia’’, né un esempio di civiltà e non ha titolo a parlare nell’arena della comunità internazionale, perché non rispettosa delle norme e del Diritto Internazionale.
‘’Noiantri’’, invece, con la puerile scusa della garanzia(?) Indiana della ‘’esclusione della pena di morte’’ e della ‘’ parola data’’ li abbiamo costretti a rientrare con un’ipocrita scelta trasformista. Una sbandierata vittoria di Pirro che ha annichilito la sovranità residuale italiana e rappresenta un’altra presa per i fondelli di tutti quelli che avevano da sempre sostenuto che con i parolai e ingannatori indiani, non si potesse che usare la stessa moneta e trattenere, senza indugi, i 2 fucilieri in Patria. Invece alla vigilia della scadenza dell’ultimatum indiano, vuoi per l’effetto ‘’strizza’’, vuoi per delle presunte vendette economico-industriali, vuoi per le minacce al nostro Ambasciatore locale, è stata presa la decisione tecnico-ecumenica di arrenderci al nemico, prima ancora di iniziare una qualsiasi battaglia legale. Nonostante tali incresciosi eventi, per tacere del resto, sono riusciti – i nostri del San Marco – con un portamento irreprensibile, con la loro fierezza e tenuta disciplinare – a risvegliare un sentimento di dignità e di Patria, ormai annebbiato. A loro va la nostra ammirazione e, soprattutto nei riguardi delle loro straordinarie famiglie che se fossero state ‘’normali’’, con le vessazioni subite e la privazione ingiusta dei loro cari, detenuti per aver fatto il loro dovere, comunque ‘’innocenti fino a prova contraria’’, avrebbero avuto tutti i motivi e le giustificazioni per dimostrare –incatenandosi- in Piazza Montecitorio o al Quirinale.
Lei, signor Presidente, ha tanti grattacapi, ma oltre che Capo dello Stato, è il Capo Supremo delle Forze Armate. I 2 fucilieri sono due volte figli suoi, per tanto a chi se non a Lei dovrebbero ( o dovremo) rivolgere questa supplica? Le proposte e le azioni sono quelle già esplicitate in una decina di punti contenuti in una precedente missiva inviataLe proprio a seguito di una Sua sollecitazione in merito; d’altronde Lei ha i suoi consiglieri ed un ragguardevole staff che potranno supportarLa anche per togliere quei 2 fucilieri dai guai e farli tornare a casa. Torniamo a difendere la nostra sovranità e la nostra bandiera, pretendendo il rispetto del Diritto Internazionale, di un giudizio ‘’terzo’’ internazionale, di un forte appoggio dell’UE e dell’ONU che non possono essere sempre ‘’passivi’’ e stare alla finestra. E, un auspicio: faccia in modo che prevalga il silenzio mediatico per il rispetto dovuto proprio a quei 2, evitando dichiarazioni inutili sul loro futuro e, vista l’attuale drastica spending review, risparmiando i soldi dell’ineffabile incaricato del MAE.
Qualora non riuscisse a trovare l’appoggio nei nostri colleghi europei, o in quelli oltreoceano del Palazzo di vetro, non dia spazio al nichilismo nostrano che non crede in nessun valore identitario, né morale, ed è oggi patrimonio dei ‘’pacifinti’’. Esiste, in ultimo, una possibile soluzione di alto profilo, con l’adozione della Ragion di Stato; usando, a tal fine, la metafora coniata da Churchill, durante la 2^ Guerra Mondiale ‘’se uno si trova nell’inferno, bisogna essere pronti ad allearsi col diavolo’’ (intendendo il diavolo – Stalin -, da sempre ostile ai britannici, pur di stoppare i nazisti).
Altrimenti non resterà che la speranza , ma non prima di aver valutato la proposta del già citato Cappellano, con la restituzione corale, in una ‘’corba’, delle medaglie al Valore e degli altri riconoscimenti concessi da una Patria che… non risponde più.
In ogni caso Buon Natale, confidando che il 2014 sia più benevolo, per tutti.

Giuseppe Lertora

6 COMMENTS
  1. Gianni De Marzo

    Bravo Giuspa. Un Capo saprebbe cosa fare!

  2. Emilio Corio

    Bravissimo Ammiraglio Lertora.

  3. Enzo Bertelli

    Non credo sia necessario aggiungere altro all'eloquente "letterina". Non credo però possa indurre a sollecitare alcuna azione significativa del destinatario intesa a smuovere l'ONU o l'EU. Posso solo augurarmi gli faccia sentire tutto il peso dell'inutilità del suo ruolo, nonostante l'altissimo incarico istituzionale. Al suo autore, invece, voglio manifestare il compiacimento per l'iniziativa che mi rende orgoglioso di esserne fraterno compagno d'armi. Un grande ammiraglio degno "figlioccio" del compianto ammiraglio Birindelli, medaglia dì'oro al valor militare.

  4. Mauro Milardi

    sicuramente condivisibile. Auspico una riduzione dell'eccessiva presenza dei politici a tutti i livelli causa del grave stato attuale del nostro Paese.

  5. Marco Pilloni

    Niente da commentare………tutto da condividere.. anche se credo nell'inutilità di parlare ai sordi. A chi non crede nella sovranità dello stato e non difende quei suoi servitori che tanto bene ha citato l'Ammiraglio Lertora non posso neanche augurare un Buon Natale, non verrebbe dal cuore e noi l'ipocrisia la lasciamo volentieri agli altri….

  6. Salvatore Lepre

    non ho nulla da commentare a questo piu che esaustivo articolo, se non unirmi nell'augurare un sereno Natale e un migliore 2014 a tutti.

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