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La creatività si impara ed è una delle chiavi del rilancio dell’Italia

ITALIASbaglia chi pensa che la creatività sia importante solo nell’industria dell’intrattenimento, della cultura, della moda. E’ possibile applicare soluzioni innovative sia a prodotti che non esistevano ma anche ai ‘processi produttivi’. E’ il tanto sbandierato termine “innovazione”, ma a chi è delegato? Chi insegna i processi e i metodi per creare soluzioni nuove a problemi noti? “E’ pensiero comune che la creatività sia legata ad un particolare talento, al guizzo dell’intuizione individuale o anche alla casualità. A mio parere questo approccio va ripensato e reso parte della formazione di ogni lavoratore” spiega Bill Mazza, Docente di Creative Thinking allo IED e ideatore del rivoluzionario metodo Dreamland. “Sviluppare indicatori che ‘misurino’ la produttività della creatività non è semplice né comune eppure la maggior parte delle case history di successo degli ultimi 15 anni sono frutto di innovazioni nate dalla creatività. La Apple, Facebook, Google ne sono esempi lampanti. Le nuove competenze non sono più diligenza e intelligenza, le aziende all’avanguardia, gestite da un management ‘illuminato’ richiedono nuove skills come iniziativa e creatività, appunto”.

Siamo nell’era dell’economia creativa. Le aziende più creative raggiungono
redditi più elevati nel 60-65% dei casi e maggiore successo in termini di competitività e quote di mercato.

“Sento spesso parlare di ‘engagement’ del cliente e troppo poco di ‘legame dei
dipendenti’ alla storia e al destino dell’azienda. Mi piace raccontare che a Google è stato
istituito un tempo ‘creativo’ dei dipendenti che ammonta al 20% delle ore lavorative
trascorse in azienda: ebbene, il 50% dei nuovi prodotti realizzati ogni anno sono creati
proprio in quel 20% di tempo destrutturato” ma il guru americano della creatività sostiene che il popolo italiano possieda una sorta di ‘gene’ creativo, e che non a caso siamo leader mondiali nel campo della cultura, del turismo, della moda, dell’enologia. Direttore creativo di molte aziende italiane tra cui Marchesi Frescobaldi, Richard Ginori e consulente di Ferragamo per molti anni Bill Mazza oggi insegna creatività al Management Lab dello IED di Roma e nelle più importanti aziende italiane. La creatività non è qualcosa di mistico e impalpabile bensì ha basi razionali e matematiche. Il Metodo Dreamland consiste in un processo di stimolo, nella creazione di punti base, puntelli da cui partire per costruire un’idea. Il Metodo che prevede l’utilizzo di dieci poliedri: ognuno identifica un elemento (colori, materiali, emozioni ecc) . Il
‘conduttore’ del processo creativo espone il problema da risolvere e ciascun dado viene fatto rotolare per ottenere un elemento che è appuntato su una lavagna. L’insieme degli elementi, le emozioni, gli umori e le caratteristiche fisiche (altezza, peso, odore ecc.) sono poi elaborate per rispondere al problema sottoposto. Con questo metodo è possibile stimolare il processo creativo per una moltitudine di esigenze: innovare un prodotto, migliorare un processo, creare un oggetto completamente nuovo o trovare un nuovo uso ad uno.

“Le aziende che coinvolgono i dipendenti, li lasciano liberi, rallentano le redini del controllo del compito, facilitano la possibilità di ritagliarsi del tempo per pensare e ideare sono quelle più destinate al successo. Le aziende stanno iniziando a capire che le persone sono piene di risorse e idee molto preziose e che cambiando il paradigma smetteranno di tenerle per sé” prosegue Mazza “Le persone normali sono abituate a muoversi entro ambiti stagni. L’impiegato esce dal lavoro e ‘spegne’ il pensiero sui suoi compiti e ‘accende’ quello su il tempo libero, il riposo, la famiglia. Il lavoratore creativo motivato, permette a tutti questi ambiti di interagire e contaminarsi tra loro. La soluzione al problema quindi può emergere nel traffico, mentre gioca a calcetto o disegna con i suoi figli. Non divide la sua mente tra tempo retribuito e tempo libero”. Un modello molto anglosassone che le aziende italiane, ancorate ancora all’idea della prestazione da 8 ore stentano a integrare.
L’innovazione è forse uno dei temi più significativi dell’economia, eppure nel triennio 2008-2010 solo il 31,55 delle imprese con almeno 10 addetti ha introdotto sul mercato o nel proprio processo produttivo almeno una innovazione. Quota che sale al 64% nelle imprese con più di 250 dipendenti. Le aziende italiane hanno innovato nell’89% dei casi per migliorare la qualità o ampliare la gamma dei prodotti. Ma il 70% delle imprese che innovano dichiarano di trovare eccessivi i costi per sviluppare nuovi progetti (dati Istat).

“E’ necessario individuare nuove fonti di ispirazione e far diventare il processo creativo una mentalità” spiega Bill Mazza “Spesso alle persone che lavorano in azienda non viene mai chiesto cosa pensano di un prodotto, eppure molti saprebbero come migliorarlo. Lo staff di Dreamland porta all’interno delle imprese la filosofia che le buone idee non solo patrimonio di pochi eletti ma che possono diventare uno skill di base. Anche chi cerca un lavoro dovrebbe pensare a questa abilità che non viene insegnata nelle università e che risulta molto sottovalutata”.
“Apprendere tecniche per migliorare la creatività migliora non solo le condizioni di lavoro ma anche la crescita individuale. Già dal 2000 Peter Coy ha coniato il termine ‘economia creativa’ che si basa sulla proprietà intellettuale: ormai quando si parla di innovazione si intende l’uso della creatività per lo sviluppo delle imprese”.

 

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