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Varo Fremm Margottini: lanciato l’appello, “Non fate morire la Marina” / VIDEO




Ai nostri lettori avevamo promesso un approfondimento sulla cerimonia del varo della terza Fremm “Carlo Margottini“, tenutasi il 29 Giugno a Riva Trigoso, ma alla luce delle dichiarazioni dell’Ad di Fincantieri e del Capo di Stato Maggiore della Marina, non abbiamo potuto limitarci alla pura cronaca dell’evento.

 

trasporto-margottini-muggianoRiva Trigoso (GE) – Di fatto non è stato solo un momento di gioia dove ancora una volta prevale “l’orgoglio italiano” nel mostrare al mondo la terza delle 10 fregate super tecnologiche targate Fincantieri, destinate alla Marina Militare. Le Fremm, ossia FRegate Europee Multi-Missione, sono frutto di un progetto congiunto tra Italia, tramite Orizzonte Sistemi Navali (Società di ingegneria navale, costituita da Fincantieri e da Finmeccanica) e Francia, tramite Amaris (di proprietà DCNS e Thales).  In Italia le Fremm andranno a sostituire le fregate delle classi Lupo e Maestrale. Con la legge di bilancio 2013 è stata garantita la totale copertura finanziaria (circa 800 milioni di Euro) per la quinta e sesta Fremm, e sono stati previsti i fondi necessari (sugli esercizi 2016-2019) per il finanziamento del proseguimento del programma (circa 1.200 milioni di Euro) per la settima e ottava Fremm.

Al varo della “Carlo Margottini” tra l’emozione del taglio del nastro da parte della madrina e la ben augurante bottiglia di spumante che si è infranta sulla fiancata della nave dopo la benedizione del capo dei Cappellani militari, non sono mancate le rassicurazioni dell’ Ad di Fincantieri Giuseppe Bono sul fatto che “non ci saranno esuberi di personale per i prossimi 5 anni”, cosa che in un momento storico così drammatico, è stata musica per le orecchie non solo del personale schierato sotto lo scafo della Margottini ma per l’intera comunità. Infatti il Gruppo Fincantieri occupa in Italia circa 9.000 dipendenti diretti (oltre 60.000 includendo l’indotto), ed utilizza un sistema produttivo basato su un ricorso ampio e strutturato ad un network di piccole e medie imprese dell’indotto, che hanno portato negli anni alla creazione di una serie di distretti industriali unici al mondo, accentuando ulteriormente l’importanza della centralità del sistema cantieristico nell’ambito dell’industria italiana. Va sottolineato che le aziende facenti parte del network Fincantieri sono rappresentate da realtà nazionali per circa il 90%. Vanno altrettanto evidenziate le entrate fiscali che produce la piena occupazione, infatti genererebbe un gettito per oltre 400 milioni di euro.

Invece sorge preoccupazione per il futuro della Marina Militare. Il capo di Stato Maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi, nel suo discorso ha affermato «Gran parte delle navi della Marina Militare sono state dismesse per anzianità.  Da una flotta di 60 navi siamo passati a 22. Di questo passo entro 10 anni la Marina militare perderà la possibilità di operare. Ma l’Italia non può permettersi di perdere la sua Marina anche perché lo scenario che attende l’Occidente è marittimo e ancor più quello che attende l’Italia che dovrà proteggere i suoi traffici su un Mediterraneo che sta riacquistando la sua importanza politica e economica». Un Mediterraneo che, ha sottolineato il capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, «non è tranquillo e richiede sorveglianza».

La Marina Militare è una risorsa per l’Italia

Investire nella Marina Militare in maniera più incisiva e quindi rivedendo il piano di tagli alla spesa in modo non lineare, significherebbe investire non solo in sicurezza ma anche e soprattutto in occupazione. Si consideri che recenti studi di settore hanno dimostrato che investire nel settore marittimo produce effetti moltiplicativi positivi nell’economia generale, considerando la filiera di aziende ad esso collegate e quindi di occupazione per l’intero indotto. Infatti gli studi dimostrano che il settore dell’economia marittima ha un moltiplicatore economico positivo del 2,5%, quindi investire 1 Euro produce una ricchezza di due volte e mezzo superiore per il Paese (ricerca Trasporto marittimo e sviluppo economico, Scenari internazionali, Analisi del traffico e prospettive di crescita; del centro studi SRM, Banca d’Italia e Assoporti ; ottobre 2012).

Le Unità navali e la professionalità militare della Marina, rappresentano per il Paese un elemento di proiezione non solo di immagine positiva ma anche e soprattutto di professionalità e competenza. Si pensi all’esempio che ha costituito in tal senso l’impiego della portaerei Cavour in risposta alla calamità naturale che ha colpito nel gennaio 2010 la popolazione haitiana. Il Cavour venne inviato, riconfigurato come piattaforma di trasporto polifunzionale, ospedale e sede di comando e controllo, inserito nel piano di risposta della protezione civile italiana, per gestire l’emergenza terremoto. In quella occasione, impiegato per oltre 4 mesi in un area molto distante dalla madre Patria, ha rappresentato un modello, non solo italiano ma europeo, preso a riferimento da altre Nazioni e dagli organismi internazionali. Al termine del suo impiego Lady Cathrine Ashton, ministro degli esteri europeo, nel corso di una visita ad Haiti ha ricordato più volte alla stampa mondiale come il modello italiano di risposta alle crisi internazionali, con l’impiego di navi della Marina e delle forze armate, fosse un modello da seguire.

Nel settore dell’economia marittima poi è indispensabile ricordare l’impiego delle navi militari e la professionalità dei loro equipaggi come prevenzione al fenomeno dilagante della pirateria marittima di cui ci siamo sempre ampiamente occupati, e a tutela delle linee di comunicazione marittima. E’ impossibile non considerare le conseguenze negative che la pirateria marittima comporta per il commercio internazionale sia in termini di costi per il trasporto delle stesse merci, che aumentano in seguito alla ricerca delle compagnie di navigazione di far navigare le loro navi su rotte più lunghe ma sicure con conseguente aumento dei costi dei prodotti al dettaglio e quindi per i cittadini.

Ci rendiamo conto che non tutti gli Italiani sono a conoscenza dall’ampia attività svolta dalla Marina Militare, non solo in ambito militare ma anche in ambito civile, nonché in servizi di pubblica utilità. Ad esempio da oltre 20 anni la Marina Militare contribuisce alla lotta agli incendi boschivi sul territorio nazionale con 3 elicotteri AB-212 che sono pronti ad intervenire dalle basi aeree di Luni (La Spezia), Grottaglie (Taranto) e Fontanarossa (Catania), sotto il coordinamento della Centrale Operativa Aerea Unificata della Protezione Civile.  E che dire a riguardo del prezioso contributo alla cultura,  con le specifiche campagne per la ricerca archeologica subacquea promosse dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. In questo caso la Marina Militare mette a disposizione le proprie navi idro-oceanografiche ma anche i propri cacciamine del Comando delle Forze di Contromisure mine, navi in grado di ospitare i ricercatori scientifici a cui vengono messe a  disposizione sofisticate apparecchiature elettroacustiche per l’esplorazione dei fondali per la ricerca di reperti archeologi sommersi.

Preziosi sono gli interventi contro l’inquinamento marino. Gli equipaggi dei pattugliatori del Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera con sede ad Augusta sono chiamati ad intervenire in caso di operazioni di antinquinamento marino. Le navi militari, col supporto degli elicotteri e le relative apparecchiatore di bordo, sono in grado di mettere in atto tutte le procedure per il contenimento e la rimozione della macchia oleosa, evitando che la stessa giunga a contatto con la costa, minimizzando l’impatto sull’ecosistema marino.

In caso di calamità naturali, quali terremoti, alluvioni, frane etc. la Marina Militare può essere mobilitata per concorrere ai soccorsi alle popolazioni in difficoltà. Il Dipartimento della Protezione Civile può richiedere il contributo della Marina che mette a disposizione i mezzi in dotazione. Nel caso dell’emergenza per l’eruzione del vulcano sull’isola di Stromboli sono state mobilitate le navi, ma in molti casi i primi a partire sono gli elicotteri, utilizzati sia per portare i soccorsi che per evacuare il personale civile o i casi clinici più urgenti. Nel caso specifico dei terremoti il Comando Subacquei e Incursori è in grado di rendere disponibile una camera iperbarica mobile con staff medico e tecnico, un assetto di fondamentale importanza per trattare i traumi da schiacciamento e scongiurare il rischio di amputazione di arti lesionati. Significativi risultati nella ricerca dei dispersi sotto le macerie sono ottenuti dagli operatori del CISAM forniti di una speciale termocamera capace di distinguere il calore umano dall’ambiente circostante. Il Comando della Forza da Sbarco è in grado di inviare nelle aree di crisi personale del Reggimento San Marco e del Reggimento Carlotto con Fanti di Marina e mezzi logistici: tende refettorio in grado di ospitare centinaia di persone e autobotti per rifornimenti idrici e di combustibili.

E poi un altro fiore all’occhiello: la Guardia Costiera che costituisce il braccio operativo delle Corpo delle Capitanerie di Porto.  Svolge compiti e funzioni collegate in prevalenza all’uso del mare per i fini civili e con dipendenza funzionale da vari ministeri che si avvalgono della loro opera: primo fra tutti il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha “ereditato” nel 1994, dal Ministero della marina mercantile, la maggior parte delle funzioni collegate all’uso del mare per attività connesse con la navigazione commerciale e da diporto e sul cui bilancio gravano le spese di funzionamento. Il Corpo dispone di un organico complessivo di circa 11.000 persone tra ufficiali, sottufficiali e truppa.

Insomma, lo stivale è bagnato per tre quarti dal mare. Una Nazione che ha una posizione strategica sul mediterraneo non può e non deve rinunciare alla sua Marina Militare. Auguriamo all’Ammiraglio De Giorgi di raggiungere gli obbiettivi prefissati e che “Dio salvi la nostra Marina”.

DR

 

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