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Berlusconi sarà il nuovo Grillo

BERLUSCONI 10Ormai la china non si arresta più. La magistratura milanese ha deciso di cavarsi la soddisfazione e la condanna a sette anni per Ruby – per aver ucciso Marta Russo a Giovanni Scattone sono stati dati sei anni, a Salvatore Ferraro quattro, così, per avere una pietra di paragone – mette la ciliegina su una torta di sentenze abnormi: i 564 milioni di euro da dare a Carlo De Benedetti, i 100mila euro al giorno di alimenti a Veronica, la condanna per l’ascolto della telefonata Fassino-Consorte. Abnormità scaturite dal ruolo di Silvio Berlusconi in politica. Se non fosse stato un leader politico quelle sentenze così sproporzionate non ci sarebbero mai state. Il pool di Milano che nel 1994 gli ha inviato il primo avviso di garanzia ha visto Gerardo D’Ambrosio fare il senatore Pd, Antonio Di Pietro venire prima eletto nel collegio blindato del Mugello poi leader di partito alleato al Pd, addirittura Gherardo Colombo diventare consigliere d’amministrazione Rai in quota Pd. E Francesco Saverio Borrelli diceva “resistere, resistere, resistere” contro Berlusconi. Le sentenze sarebbero credibili se quel segmento della magistratura milanese non fosse così sfacciatamente politicizzato. Ma lo è. E ha combattuto una guerra contro il leader del centrodestra italiano durata vent’anni. È un fatto e mi dispiace scriverlo da uomo di sinistra.

In autunno il piano sarà compiuto in Cassazione, con la ratifica definitiva dell’interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi sarà forzato ad uscire dal Parlamento e magari messo agli arresti domiciliari. Sarà in sostanza martirizzato per via giudiziaria, con tanto di ultimo discorso da senatore che gli verrà scritto da Giuliano Ferrara e diventerà un pezzo indelebile di storia patria, poi starà a lui. Se avrà voglia, fuori dal Palazzo potrà diventare letale. Il mix di martirologio e uso populisticamente sapiente delle tv (Quinta Colonna e Paolo Del Debbio sono un’avvisaglia capace e penetrante di quel che sarà) farà di Berlusconi il capo supremo di un centrodestra che rischierà di diventare invincibile, sommando alla tradizionale ritrosia degli italiani per il voto a sinistra anche quei tratti antieuropeisti che tra qualche mese andranno persino più in voga di adesso.

Insomma un Berlusconi fuori dal Palazzo potrà, se ne avrà voglia e genio, diventare un Grillo all’ennesima potenza, capace di controllo ferreo sul partito neoforzitaliota che fonderà (si illudono i tanti a destra che pensano anche loro di sbarazzarsi del Cav per i suoi guai giudiziari) e allo stesso tempo con una forza mobilizzatrice che, l’essere diventato martire della democrazia per mano della magistratura, semplicemente moltiplicherà.

Questo vuol dire che bisognava non condannarlo? No, ovviamente. Si poteva però usargli, per dire, il trattamento Penati. Anche lui accusato di concussione (e che concussione, un po’ più grave della telefonata per Ruby), solo che per la concussione di Penati i giudici se la sono presa comoda e gli hanno recapitato una dolce prescrizione, che lui aveva dichiarato di voler rifiutare, ma poi il giorno dell’udienza decisiva non si è fatto trovare e oplà, il gioco è fatto. Filippo Penati, braccio destro di Pierluigi Bersani è prescritto per concussione. Berlusconi è condannato per concussione a sette anni e a interdizione perpetua dai pubblici uffici. Due pesi e due misure. Che l’Italia rischia di pagare a caro prezzo perché è solo un povero illuso chi crede che il ventennio berlusconiano finisca oggi al tribunale di Milano.

Mario Adinolfi

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