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“Perché mi chiamo Francesco”

L’ovazione dei giornalisti al Papa e la storia autentica della scelta del nome, avvenuta solo alla fine del Conclave.

papa-francesco-Roma, 17 mar. – Papa Francesco ha ricevuto ieri mattina, per la prima volta, in Vaticano, nell’Aula Paolo VI, i giornalisti inviati a Roma  da tutto il mondo per il Conclave che lo ha eletto. E ha loro riservato un vero e proprio scoop: la storia autentica della scelta del nome che “sibi imposuit”: Franciscus, il semplice nome di battesimo del quale si serve anche per la propria firma sui documenti ufficiali.

Appena è entrato nell’aula, il nuovo Vescovo di Roma è stato accolto da una vera e propria ovazione. Un ringraziamento speciale rivolgo a voi per il qualificato servizio dei giorni scorsi”, ha esordito. Poi, dopo aver esclamato con un sorriso: “Avete lavorato!”, gli applausi sono ricominciati. E il racconto ha cominciato a farsi veramente emozionante.

“Molti mi hanno detto: “ti dovevi chiamare Adriano, per essere un vero riformatore, oppure Clemente, per vendicarti di Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù!”

« Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes. Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui [e Sua Santità ha toccato la propria testa, n.d.r.]: i poveri, i poveri… Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. E’ per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! »

“La Chiesa esiste per comunicare questo: la verità, la bontà e la bellezza in persona. Siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi ma questa triade esistenziale.”

“Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto. E penso al vostro lavoro: vi auguro di lavorare con serenità e con frutti, e di conoscere sempre meglio il Vangelo di Gesù Cristo e la realtà della Chiesa. Vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione. E auguro il meglio a voi e alle vostre famiglie, a ciascuno delle vostre famiglie. E impartisco di cuore a tutti voi la benedizione.”

La  gentile lettrice di Libero Reporter Sara, di Vicenza, cui va un sentito grazie per il suo commento e i suoi complimenti,  condivide la ferma speranza in una Primavera della Chiesa, con la quale abbiamo salutato l’ascesa al Soglio pontificio del Cardinale Jorge Mario Bergoglio. Questa  speranza è condivisa da un’infinità di “uomini di buona volontà”, che vivono non solo in Italia o in Argentina, ma che sono anch’essi sparsi, proprio come lo era lui, “quasi alla fine del Mondo”.

Ferma, questa speranza, perché si fonda sul fatto che Sua Santità, unendo al patrocinio di Sant’Ignazio, fondatore dell’Ordine di cui è membro, quello di San Francesco – così caro non solo a tutti i credenti in Cristo, ma a tutti quegli “uomini di buona volontà” che ha scelto come propri naturali interlocutori – ha stabilito il programma di un governo trasparente di una Chiesa cattolica tanto imbrattata dagli scandali da aver costretto il suo predecessore Benedetto XVI addirittura a dimettersi, programma immediatamente intuito dal gregge di cui è il Pastore universale e dai più importanti commentatori.

Il meraviglioso e storico  esito di questo Conclave ci induce a continuare anche su Libero Reporter il dibattito culturale aperto, dentro e fuori il mondo cattolico, proprio nel corso di quell’ Anno della fede  indetto dal Papa emerito l’11 ottobre 2012, cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e ventesimo anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Cominciamo allora con un omaggio al grande vaticanista Luigi Accattoli, al quale il Corriere della Sera ha affidato l’editoriale dal titolo suggestivo “Il Gesuita con il Saio”, pubblicato sul numero di giovedì scorso, che annunciava appunto “La sorpresa di Francesco”:

“Si dice che nell’ultima Congregazione generale egli abbia parlato di povertà e di purificazione della Chiesa dal “peccato”: forse i cardinali da quelle sue parole hanno compreso che ora l’umile argentino si sentiva pronto ad osare il papato e a disubbidire alla Regola dettata da Ignazio di Loyola, quasi facendosi da gesuita francescano”.

Suggestione di un nome e di una scelta che risolve quello che a caldo avevo definito un apparente ossimoro. Ma la reale posta in gioco è molto più importante, perché riguarda il futuro della stessa Terra:

“L’uscita del papato dall’Europa ha lo stesso segno epocale che ebbe nel 1978 l’uscita dall’Italia: allora era in questione l’assetto dell’Europa nella fase finale del confronto Est-Ovest, oggi è in questione l’assetto del mondo.”

Non è dunque sbagliato credere che, grazie a quella piccola e preziosissima enclave – parola francese che, guarda caso, ha lo stesso significato di quella italiana “conclave”: “chiudere a chiave –nel suo tessuto urbano, costituita dallo Stato della Città del Vaticano, e non certo per la purtroppo misera storia del nostro Stato unitario, Roma continui ad essere l’ombelico del mondo anche nell’epoca della globalizzazione. E questo anche se al suo interno, stavolta a causa non di una chiusura, ma di un torbido legame con gli intrighi politico-criminali con la Repubblica italiana, che nella storia contemporanea risalgono a quel Potere democristiano che fino alla caduta del Muro di Berlino del 1989 sembrava inossidabile e inamovibile, ed aveva proprio nella Curia romana un suo punto di riferimento centrale. Basti ora ricordare che alla sua ombra si è formato quel Giulio Andreotti, che resta un enigma, senza aver chiarito il quale, i libri della storia italiana non potranno essere mai aggiornati correttamente.

Ma tornando al Vaticano, mi permetto di ricordare quanto ho scritto su LiberoReporter il 5 marzo scorso:

«Oggi al centro della polemica tra i Cardinali stranieri e la Curia c’è la decisione della Santa Sede che “rimangano a disposizione unicamente del nuovo Pontefice” gli atti dell’indagine sul furto dei compromettenti documenti trafugati dal maggiordomo del Papa, che hanno dimostrato il fatto che proprio nella Chiesa di Gesù hanno preso dimora da tempo immemorabile quelle forze del Male che pure nel combattimento finale contro il Bene incarnato dall’Agnello, descritto dal capitolo 12 dell’Apocalisse, “non praevalebunt”. Nel prossimo Conclave si profila dunque uno scontro decisivo tra i Cardinali legati alla potente Curia romana, della quale fanno parte anche quei Cardinali italiani che aspettavano cinicamente la morte di Joseph Ratzinger al fine di prenderne il posto, e i Cardinali che vogliono che il nuovo Pietro sia per la terza volta consecutiva uno straniero, ancora tedesco o di altri paesi europei, oppure, se lo Spirito Santo, che del resto conduce la Storia stessa, volesse accelerare anche quella della Chiesa di Gesù, adeguandosi così alla velocità con la quale si sta realizzando la globalizzazione, un nordamericano, un sudamericano o addirittura proveniente dall’Asia, continente in buona parte ancora da evangelizzare.»

Oggi, solo dodici giorni dopo, chi ha occhi per vedere, orecchie per ascoltare, cervello per pensare e cuore per amare ha la prova reale, non solo dell’esistenza purissima e vivificatrice dello Spirito Santo per averci donato Papa Francesco, ma della sua sapiente guida del corso stesso di tutta la Storia umana.

Giancarlo De Palo

gc.depalo@liberoreporter.it

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