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Gli infiniti “perché” della tragedia dei due marò


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Maro3L’incredibile vicenda dei 2 Fucilieri del San Marco iniziata male, non poteva avere un epilogo peggiore con la decisione grottesca del  loro rientro coatto in India. Le audizioni conseguenti,nelle aule  della Camera, pur senza voler entrare nel merito, hanno dimostrato un crescendo di caos istituzionale, gusto della polemica misto a inusitata acrimonia, firmando una pagina oscura della nostra  Storia  che proietta cupi presagi a carico  dei  futuri governanti: l’unica voce chiara e netta  è quella che si leva dai familiari dei 2 Fucilieri..’’ridateceli’’ e da loro stessi, appena giunti in India :‘’non lasciateci più in questo calvario, e  affrontate la tragedia uniti’’. I nostri esimi onorevoli, in quella sede, sembravano ancora immersi  in una virtuale campagna elettorale, con contorsionismi di ogni genere ,ma sempre finalizzati alla poltrona, come se la barca Italia non stesse sprofondando nella melma (eufemismo!) , quasi dimenticandosi di quei due poveri marinai mandati  al patibolo indiano. Che restano, insieme con  i loro familiari, gli unici Giganti valoriali, emblemi di dignità, esempi di senso di responsabilità e di spirito di sacrificio  in mezzo ad un deserto di ipocrisie, di opportunismi elettorali, di interessi partitici e di populismi. Tante, troppe parole, sono volate negli ultimi giorni dopo la funesta decisione governativa di far rientrare in India  i 2 Fucilieri, di scaricarli ‘’a mare’, mentre era necessario proprio da parte di chi aveva preso tale decisione, di spiegare, di fare chiarezza vera con razionali credibili :  invece, abbiamo ascoltato affermazioni apodittiche, senza evidenziare  le correlate motivazioni ,ma solo scarne affermazioni di principio frammiste a elucubrazioni di ‘’vuota istituzionalità’’.  Per la verità gli unici che da oltre un anno hanno dimostrato di anteporre il senso dello Stato, del dovere e del sacrificio, previsti dal giuramento prestato verso le Istituzioni democratiche, sono i 2 Leoni del San Marco,  a fronte di un  loro stato emotivo che umanamente, e anche militarmente, è perfino difficile da comprendere, tanto più ora, dopo i vari voltagabbana e la assoluta mancanza di garanzie che ha caratterizzato l’intera vicenda. Tante parole, molte comunicazioni che non hanno minimamente fatto chiarezza ‘’tecnica’’ né sulle dinamiche del sinistro, nè sui reali motivi che hanno modificato nel giro di 10  giorni , con una inversione di marcia di 180 gradi, passando da un ‘’non rientrano, anzi tornano nei ranghi a lavorare; alla direttiva dell’Alto di  trovare una soluzione amichevole, all’ordine del rientro in India’’. Nessuno chiede di svelare i motivi segreti che hanno fatto virare l’Italia verso il baratro di credibilità; nessuno vuol accreditare quel che dicono ora gli indiani e cioè che i 2 Fucilieri sono rientrati per la paura dell’Italia, oppure per la dura e determinata azione tenuta dai loro dicasteri  (Esteri, Giustizia e Difesa), oppure per l’effetto delle pesanti affermazioni delle opposizioni indiane, a partire dal loro Premier per finire con la vedova Ghandi (a cui, quando torna in Italia, se mai lo farà, dovremo dimostrarle un particolare affetto e riconoscenza…). Nessuno chiede neppure le segrete Ragioni di Stato, se ci sono state, e speriamo davvero che ci siano state, che hanno indotto a avvantaggiare fattori istituzionali con una vision di lungo ‘’corso’’ e non  per l’effetto ‘’strizza’’creato dello starnazzamento, dalle ritorsioni e dalle  minacce di vario genere che gli indiani hanno nel frattempo stigmatizzato nei confronti dell’Italia, dei rapporti economici, della cooperazione internazionale, ma anche direttamente e con grave ostilità nei confronti degli inermi 2 Fucilieri. Ma un raggio di luce che schiarisse la nebulosa della penosa decisione  doveva essere data, per sollevare quei dubbi legittimi e quei misteri che invece restano tutti,  ammantati da una spiacevole sceneggiata, con cui è stato posto alla gogna un Ministro – seguita da  un’arringa di colpevolezza e tradimento- davvero sgradevole. Eppure avevamo non una, ma mille ragioni logiche per mantenere la posizione del non rientro in India e del loro rientro nei ranghi del Reggimento San Marco, come affermato allora dallo stesso Governo; ce li avevano restituiti per la seconda volta nel giro di 2 mesi con la puerile scusa del voto (loro avrebbero potuto votare all’estero, esattamente come tutti i militari in teatro fuori dall’Italia), come a voler dire: italiani teneteveli; noi faremo can-can in tutti i modi per difendere la nostra immagine internazionale, ma per favore toglieteci da questa grana. Noi non abbiamo capito nulla, nonostante la palla ci sia stata alzata due volte; tra l’altro, c’erano altre ragioni che favorivano tale decisione. Gli indiani non avevano mai desistito dal voler istituire quel Tribunale Speciale .che significava processarli, mentre della problematica principale della giurisdizione –chi aveva la competenza di processarli- ormai non si trattava già più, avendola surrettiziamente tolta allo stato federato del Kerala, perché- udite, udite- il fatto era avvenuto in acque extra-territoriali, cioè internazionali! Ma evidentemente mentre la Corte del Kerala non può giudicarli,  la Corte  Suprema di Delhi sì : si vede che le 20,5 miglia del Kerala diventano la metà, e quindi Delhi con le sue Corti ne accampa la titolarietà territoriale. Dirimere la ‘’vexata quaestio’’ della giurisdizione non era più all’ordine del giorno già dal rientro dei 2 Fucilieri dopo il permesso natalizio; ma l’India voleva e vuole processarli, però con un Tribunale Speciale, vuoi mettere con quale garanzia? Comunque per una garanzia ancora più forte  ci abbiamo pensato noi e, con un’ulteriore farsa, abbiamo ottenuto, dai loro Esteri –che contano nei confronti della loro magistratura come nel gioco a briscola, quando la stessa è coppe e noi giochiamo forte con le picche! – che non ‘’dovrebbero’’ essere colpiti dalla pena di morte; di più ‘’e trattati con riguardo, facendoli risiedere nella nostra ambasciata a Delhi’’. Ma davvero è pensabile e digeribile una simile fandonia? E se li tenevamo in Italia non potevamo garantirgli la ‘’non pena di morte’’ ed una decorosa permanenza al San Marco’’?  Erano tutele scontate, non da chiedere in ginocchio, ma con una differenza sostanziale : loro  sarebbero stati ancora tra di noi ed avrebbero potuto continuare quella prima audizione della Procura Militare di Roma , fatta alla vigilia della loro partenza, con la prosecuzione verso la Procura Ordinaria romana competente per tale presunto omicidio, senza quei giudizi inaffidabili, influenzati da quel clima ostile che invece si respira in India. Ma allora quali sono  le ragioni vere? Il business con gli indiani, forse; la cooperazione internazionale, forse; il terrore di una guerra nucleare scatenata dagli indiani, forse; l’influenza clericale, forse; il can-can elettorale, forse : o forse la risultante di tutti questi fattori che combinati con l’effetto strizza da un lato, e dagli inviti pervenuti dall’Alto, hanno fatto rigurgitare il principio della ‘’credibilità’’ da recuperare, ben sapendo che era ormai totalmente perduta  – se,mai- dalla decisione dell’11 Marzo.  Quella del 21 marzo ha trasformato una presa di posizione nazionale, giusta o sbagliata che fosse intesa quella dell’11 marzo, in una totale debacle, altro che recupero di credibilità;la storia ricorderà  questo 21  Marzo  non come il solstizio di primavera del 2013 , ma come l’ingresso dell’Italia in un grigio e pieno inverno che fa rabbrividire, una Caporetto in cui i politici hanno gettato al capestro, a mare, dei loro soldati, nel nome delle istituzioni! Istituzioni sempre più svuotate di significato (basta vedere ciò che succede con i vani tentativi di formare un esecutivo!). Avrebbe dovuto costituire un riferimento fondamentale il ruolo, i doveri e la responsabilità del Comandante  di una Nave che, nella buona e nella cattiva sorte, e nelle tempeste più violente, tutela e mette in salvo il proprio equipaggio, a prescindere: nel nostro caso, atteso che la similitudine del Governo con la Nave è assai  improvvida, il Comandante della ‘’Nave Italia’’ ha buttato a mare due suoi validi servitori per accuse  logicamente infondate, e con motivazioni non condivisibili. Nel merito della vicenda che ha coinvolto i 2 Fucilieri, fin dall’inizio sono emerse discrasie, inganni, soprusi indiani, e tutta una serie di dubbi e di ‘’perché’’ che si elencano sommariamente per chi ha la buona volontà di ascoltare; esiste una risposta deontologica e di buon senso per ogni perché, ma val la pena almeno  elencarli per una doverosa ed onesta  riflessione personale.

1.Perché non si prende atto che la nave E. Lexie, accettando l’ingannevole invito ad entrare in porto a Kochi dalla posizione di oltre 20 miglia, lo ha fatto, a prescindere dagli ordini o consigli ricevuti, in assoluta buona fede,  perché era tranquilla e serena di non aver mai sparato ai 2 pescatori?  Se avessero avuto il minimo dubbio, era logico mettere prua verso Ovest, anziché dirigere verso Kochi, :a  meno  che non fossero drogati o pazzi: se davvero avevano  sparato a quei pescatori, come potevano togliersi volontariamente la tutela della giurisdizione di Bandiera ,andando nelle fauci dell’India.?

2.– Perché il comandante del peschereccio indiano ha atteso di rientrare in porto per denunciare di essere stato fatto segno di colpi di arma da fuoco e denunciare il decesso di due pescatori per ferite di arma da fuoco?

Normale comportamento sarebbe stato quello di comunicare via radio durante o subito, dopo la notizia della sparatoria, cioè ancora in alto mare.

3. Perché le autorità portuali di Kochi (porto del Kerala dove è rientrata la nave italiana) dichiarano il rientro del peschereccio St. Antony con a bordo le vittime alle ore 18. 20, cioè con abbondante luce diurna dato che le efemeridi erano alle 19. 47 (ossia 87 minuti dopo) mentre i filmati sono ripresi nella totale oscurità alle 22.30? Uno scarto di 4ore e 10 minuti non appare congruo con i tempi dei media e l’ipotesi che fosse un altro battello ad essere coinvolto è assai verosimile.

4. Perché in un primo momento i pescatori dichiarano di non aver visto nulla in quanto a dormire sottocoperta, mentre in seguito attestano di aver visto una nave rossa?

5.Perché l’ autopsia  dei pescatori non è stata consegnata alla difesa, né i proiettili  rinvenuti sui corpi? Da lì potevano rilevarsi calibro, matricole, tipologia e arma che aveva  sparato, con certezza.

6. Perché i corpi sono stati immediatamente cremati e non conservati come evidenza del “reato”?

7. Perché non è stata resa pubblica la perizia a bordo del natante che ha sicuramente evidenziato le tracce dei proiettili che hanno impattato il peschereccio?

8. Perché il peschereccio non è stato posto sotto sequestro quale evidenza processuale, ma addirittura si è consentito al suo padrone di affondarlo per oltre un mese?

9. Perché è stato impedito ai nostri esperti balistici dell’Arma dei Carabinieri, inviati in India a tale scopo, di assistere alle prove balistiche sulle armi dei nostri Fucilieri di Marina e al confronto dei proiettili trovati nei corpi dei pescatori con quelli esplosi dalle armi dei Fucilieri di Marina?

10. Perché i risultati delle prove balistiche non sono stati di per se’ esimenti se i proiettili estratti dai cadaveri erano di arma calibro 7,64X54mm., mentre le armi in dotazione ai militari italiani erano cal.5,56X45?

11. Perchè le traiettorie degli impatti rilevate sul Saint Anthony sono circa orizzontali, mentre un’ eventuale raffica sparata dall’ alto della nave “Enrica Lexie” dovrebbe dare a quella distanza di 100 metri un andamento degli impatti molto angolato dall’ alto verso il basso? Forse la legge gravitazionale di Newton in India è capovolta?

12. Perchè non si è indagato sulla posizione del mercantile greco Olympic Flair, simile per colori e stazza alla E:Lexie, il quale era assai più vicino al peschereccio Saint Anthony, a circa 10 miglia da Kochi, con l’apparato AIS spento?

13. Perché non è stata fatta un’indagine seria con la Guardia Costiera dello Sri-Lanka che ha conflitti a fuoco quotidiani per lo sconfinamento di pescherecci indiani in quelle zone pescose?  E perché non indagare visto che  la Coast Guard srilankese  è l’unica  nell’area ad avere in dotazione la Beretta ARX 160 che pare sia l’arma incriminata, mentre i nostri fucilieri avevano in dotazione la ben diversa Beretta 70/90?

E, ancora , a carattere più concettuale:

14. Perché l’India non vuole pervicacemente riconoscere il Diritto internazionale, né la Convenzione  di Montego Bay sulla Legge del Mare, e neppure l’immunità speciale funzionale attribuita internazionalmente ai militari comandati all’estero? Pur essendo firmataria di quei Trattati?

15. Perché pur di avere la giurisdizione sul caso, l’India –disconoscendo tali Convenzioni- pretende di applicare le proprie leggi in spregio al Diritto internazionale –che è sempre prevalente in qualunque Costituzione di un  Paese civile-? Non solo, ma anche estendendo surrettiziamente la propria giurisdizione fino alla ZEE (Zona Economica Esclusiva) che arriva a 200 miglia?

16. Perchè l’India non attua le stesse procedure a seguito di incidenti assai simili, come nel caso dell’uccisione di un pescatore indiano da parte di militari imbarcati sulla Nave US Rappahannock? E nel caso dei 2  soldati francesi  incolpati di omicidio plurimo?

17. Perché abbiamo, a suo tempo, compensato  lautamente le famiglie dei 2 pescatori uccisi e l’armatore , con una donazione  ex-gratia? E perché anche la Chiesa è intervenuta a Kochi invocando il perdono dei 2 Fucilieri, quando notoriamente si perdona chi è colpevole?

18. Perché l’Unione Europea non ha mai espresso alcuna solidarietà a favore dell’Italia che è uno degli Stati fondatori e partecipa attivamente  con proprie Navi da guerra al contrasto della pirateria in Oceano  Indiano?

19. Perché le Nazioni Unite, e con esse gli USA,  hanno considerato la questione come un fatto bilaterale senza entrare minimamente nel merito, pur  se la pirateria viene contrastata sotto la loro egida?

20. Perché proprio  i promotori – civili e vertici militari pro-tempore- dell’imbarco dei Nuclei Militari di Protezione  sulle nostre navi mercantili in Oceano Indiano, oggi anziché far autocritica, ne condannano ipocritamente l’adozione ?

Meglio fermarsi qui; le perplessità sopra evidenziate richiederebbero delle puntuali risposte e meditate riflessioni da tutte le parti in causa.

Che resta da fare, ora, per supportare i nostri 2 Fucilieri nel giudizio di quei tribunali indiani? Non fidarsi degli indiani, né sperare nella clemenza delle Corti, anche vista l’acrimonia della pubblica opinione indiana, ma tentare l’impossibile affinchè sia un Tribunale Internazionale, Terzo e neutro, a giudicare i nostri 2 fucilieri, a garanzia di una equità di giudizio che è assolutamente ineludibile, prima che sia troppo tardi e venga emesso un verdetto ingiusto e irrevocabile!

E’ venuto il momento di sostanziare le promesse formali  fatte ai 2 Leoni ed ai loro familiari di ‘’supportarli in ogni modo, e di riportarli a casa’’ ribadite, anche recentemente dal neo Presidente del Senato ; ora ci si attende che Il Governo o, meglio,  il Presidente della Repubblica, quale Capo Supremo delle Forze Armate, intervenga con un decisa e determinata azione verso gli indiani,soprattutto per risollevare il morale ‘’a terra’’degli uomini con le stellette, nei modi ritenuti più opportuni ed efficaci, affinchè  i 2 Leoni  siano sottoposti al giudizio equanime di un Tribunale Internazionale, e non da quello , ancorchè Speciale , ma solo indiano!

Giuseppe Lertora

 

VICENDA MARO’: FIRMA E INVIA LA PETIZIONE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO (VIA MAIL)

Vicenda Marò Battaglione San Marco - Costituzione Tribunale Internazionale

Al Presidente della Repubblica - Quirinale Roma (spedizione via mail)

Sono un cittadino italiano e Le sottopongo la richiesta in oggetto (VICENDA DEI MARO' DEL BATTAGLIONE SAN MARCO. RICHIESTA DI INTERVENTO STRAORDINARIO PER L' URGENTE COSTITUZIONE DI UN TRIBUNALE INTERNAZIONALE),
perché profondamente preoccupato per la sorte di due Servitori dello Stato, comandati dal Governo a bordo di una nave battente bandiera nazionale, e delle rispettive famiglie. Ciò perché le Autorità di un grande Paese, l’India, fin dall’inizio hanno disatteso con sorprendente disinvoltura regole e consuetudini internazionali; pertanto, ho fondati dubbi in un giudizio sereno da parte di chi ha perfino proibito che Osservatori “terzi” potessero semplicemente assistere alla raccolta di prove giudicate, da Osservatori neutrali, di risibile attendibilità e, per di più, condotte in una direzione preconcetta rispetto ai fatti loro ascritti.
L’etica, soprattutto a livello statuale, impone che ognuno si assuma le proprie responsabilità, in rapporto all’incarico ricoperto. I Marò Girone e Latorre erano “comandati” a svolgere un compito nel rispetto di Regole precise e circoscritte alla sicurezza dell’equipaggio della nave in cui erano imbarcati. Perciò confido che anche coloro che li hanno comandati vorranno assumersi le loro, in ragione dei vari livelli rivestiti.
In qualità di Capo Supremo delle FFAA, mi rivolgo a Lei con una rispettosa ed accorata preghiera: faccia tutto ciò che è in Suo potere affinché questi Servitori dello Stato siano sottratti al giudizio di chi ha dato finora prova di faziosità e, quanto prima, siano sottoposti ad un giusto processo da parte di una Autorità “terza”, sollecitandone l’urgente costituzione nelle opportune sedi internazionali.

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