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Video – Azerbaijan: a Roma ricordata la strage di Khojaly

azerbaijanRoma, 04 mar – Una riflessione sul massacro di Khojaly, la “Srebrenica del Caucaso”, dal punto di vista del diritto e del ruolo della comunità internazionale, della protezione dei diritti umani e della prevenzione di altri eventi del genere. E’ quella promossa dal Comitato italiano Helsinki per i diritti umani, svolta questa mattina a Roma presso la Sala del Consiglio della Camera di Commercio attraverso un seminario pubblico dal titolo: “Violation of human rights in warfare. The Khojali massacre – A Srebrenica in the Caucasus?”. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992, durante la guerra del Nagorno Karabakhh, le milizie armene spalleggiate dall’esercito russo assaltarono la città azerbaigiana di Khojaly compiendo una vera e propria strage di massa nei confronti della popolazione civile, allo stesso modo e per gli stessi obiettivi per i quali veniva compiuta la pulizia etnica nei territori della ex-Jugoslavia. “Dobbiamo continuare a chiedere che tutte le vie siano percorse perché sia fatta completa luce sulle responsabilità legate al massacro di Khojaly”, ha dichiarato il professor Sergio Marchisio, ordinario di diritto internazionale della Sapienza Università di Roma. Per il professor Antonello Biagini, prorettore alle Relazioni internazionali e ordinario di Storia dell’Europa orientale della Sapienza Università di Roma, il massacro di Khojaly è “un fenomeno che cozza contro quello che oggi sarebbe una civiltà acquisita dei diritti umani, che dovrebbe prevedere ogni tipo di trattativa per evitare queste cose”. “I crimini di guerra devono essere investigati e i perpetratori processati, altrimenti si stabilisce una cultura dell’impunità che incoraggia queste cose ad accadere di nuovo”, ha detto il dottor Aaron Rhodes del Freedom Rights Project. Per evitare il riproporsi di “genocidi, o potenziali genocidi”, ha detto il dottor Azad Jafarli, esperto di diritti umani e diritto internazionale, “dobbiamo occuparci di quelli accaduti nel passato. Dobbiamo porre fine a quelli che hanno avuto luogo nel recente passato e che sono ancora vivi nei cuori”. Il bilancio di Khojaly, secondo gli osservatori internazionali, segnava 613 vittime civili tra i quali 83 bambini e migliaia di prigionieri e profughi non ancora tornati alle proprie case. Secondo gli osservatori indipendenti è stato il più grande massacro di civili del conflitto che oppose Armenia e Azerbaigian dal 1992 al 1994 e che ancora oggi resta uno dei più pericolosi “conflitti congelati” del pianeta.

(AGENPARL)

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