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Marò – «Intimo Gaudio»: Tore e Max restano in Italia!

maro_altrA parte aspetti e credi scaramantici, l’11 del mese non è quasi mai stato un giorno fortunato, ma ha segnato negativamente la storia contemporanea: basti pensare al proditorio attacco alle Torri Gemelle, fatto dai terroristi di al-Qaeda  l’11 settembre 2001. Per l’Italia, invece, questo 11.marzo ha segnato, con la posizione Governativa appena assunta di trattenere i 2 Fucilieri di Marina – Tore e Max –  una data fausta e memorabile, con la ritrovata dignità di una Nazione che sembrava annichilita dagli abusi, soprusi e sberleffi indiani. Se fossimo a bordo di una Nave militare sentiremmo il tintinnio dei bicchierini nei vari quadrati, come è tradizione in occasione di eventi gioiosi, come nascite, matrimoni, ricorrenze o eventi speciali, offerti dai presenti per una gioia spesso inattesa: il non rientro in India dei 2 nostri coraggiosi ed orgogliosi fucilieri và “bagnata” abbondantemente e non con la tipica “silenziosità” marinara. Bentornati a casa, bentornati fra noi, bentornati fra i ranghi del glorioso Reggimento San Marco, bentornati nello Stato Italiano; uno Stato che ha dimostrato, alla fine, di avere a cuore le sorti – finora infauste – di questi nostri fedeli, orgogliosi servitori della comunità e delle Istituzioni. Finalmente, il Governo nella sua interezza, pur in un momento assai delicato che sta attraversando la politica e la vita di questo nostro Paese, ha saputo ritrovare la forza, il coraggio e la dignità verso i suoi figli, quelli che hanno operato per tutelare la libertà dei traffici marittimi in zone infestate dalla pirateria, e per garantire la sicurezza dei nostri connazionali imbarcati sulle navi mercantili in transito in quelle acque. Un sentimento di affetto e di riconoscenza dovuto, a loro che operano con armi sul mare e che ora sono a casa; ma il bentornato ha un significato più ampio anche sul piano del Diritto, della legalità internazionale, della civiltà. Non ci sono dubbi che finora le Autorità indiane hanno sempre violato strumentalmente le regole del diritto marittimo internazionale, arrogandosi un potere giudiziario, quello di processare i nostri 2 Fucilieri, che nessun trattato avrebbe mai potuto riconoscergli, proprio perché il presunto incidente con il peschereccio Saint Anthony  è acclaratamente avvenuto in acque internazionali. E in tale contesto il Diritto Internazionale e la Legge del Mare – UNCLOS – Convenzione di Montego Bay del 1982, indicano senza equivoci che qualunque evento occorra su una nave in acque internazionali, la giurisdizione compete allo Stato di Bandiera, che nella fattispecie era il tricolore che sventolava al pennone della Enrica Lexie, su cui erano imbarcati – per la sua tutela – un distaccamento del San Marco. Per tacere dell’immunità speciale che compete a tutti i militari che operano, comandati in missione da uno Stato per garantirne la sicurezza e la difesa, o come in questo caso anche per la libertà, che sia di navigazione o di altra tipologia, poco rileva. Nonostante l’India sia la Nazione che ha usato tali norme  consuetudinarie spesso anche nei confronti del Pakistan per gli scontri e sconfinamenti dei suoi soldati “in missione” avvenuti nell’area di confine del Kashmir, nel caso dei 2 Fucilieri ha sempre posto futili e pretestuose obiezioni a tale riconoscimento. Non solo, anche il sacrosanto diritto italiano a far valere la propria giurisdizione, in accordo con la Legge del Mare, ratificata anche dall’India, è sempre stato negletto dalle Corti  indiane, paradossalmente pur di fronte alla recente ammissione da parte della Corte Suprema di New Delhi che il fatto è avvenuto in acque internazionali, e quindi non territoriali, ove la legge del paese limitrofo conta zero! Peraltro, anche recentemente, l’Italia aveva proposto agli indiani, a prescindere da una soluzione sul piano del diritto internazionale, un’ipotesi  politico-diplomatica bilaterale del caso, richiamando l’ovvia cooperazione fra Stati  che congiuntamente combattono la pirateria, prevista dalla stessa Convenzione UNCLOS, senza alcun riscontro da parte indiana. Di più; il contributo italiano non è certo proporzionale alla distanza da casa delle zone infestate dai pirati, anzi! La nostra Marina fin dal 2005 conduce, antesignana fra le marine del mondo, il contrasto alla pirateria nel bacino somalo ed in Oceano Indiano, che, giusto per precisare interessa assai più le coste ed i traffici commerciali e mercantili dell’India…che non quelli dell’Italia!

Sussiste perciò un disinteresse dell’India ad aderire a tali forme di cooperazione che dovrebbero costituire la premessa e la base di attività congiunte nell’interesse globale di  perseguire e contrastare la pirateria che, si rammenta, costituisce  un “crimine” delle genti a livello internazionale. Per questi motivi, l’Italia ben ha fatto a ribadire formalmente al tetragono Governo indiano: primo, la propria disponibilità di giungere ad un accordo per una soluzione della controversia, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria secondo la UNCLOS; secondo, che i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso. Ora son “bentornati”, ne siamo felici, ma non trattiamoli da eroi; dovranno essere sentiti e giudicati obiettivamente, comunque dal Tribunale di Roma, competente per tutti gli eventi afferenti nostri militari all’estero, al di fuori delle influenze politico-elettorali che hanno caratterizzato fin dall’inizio le corti keralesi, scevri da quella serie di fandonie spazio-temporali della zona incriminata, e analizzando con la dovuta professionalità le risibili perizie sulle armi fatte dagli indiani.

Bentornati “leoni”; e bentornato sia lo Stato di Diritto che ha fiducia nella propria giustizia, in quella giustizia che ha il dovere primario di giudicarli obiettivamente e il diritto di trattenerli in Patria per poterne ascoltare le motivazioni e le eventuali giustificazioni. Uno Stato di Diritto ha grande fiducia nella propria giustizia, anche quando permanga qualche ragionevole dubbio sui fatti occorsi (personalmente credo fermamente nella loro innocenza! e nel loro comportamento in linea con le Regole di Ingaggio – ROE – in vigore); i diritti degli accusati non possono essere calpestati e derisi, come lo sono stati finora dagli indiani, facendo chiarezza sull’uccisione di quei 2 poveri pescatori.Tenendo conto che per una cultura davvero  garantista, non è ammissibile tenere in carcere “preventivo” per oltre un anno due individui sospettati di un delitto;  così come per la cultura liberale è preferibile avere 2 colpevoli in libertà, piuttosto che 2 innocenti in prigione: questo è lo Stato di Diritto  che, storicamente, si chiama civiltà. Dunque bentornata civiltà!
E per dirla tutta , al di là delle rimostranze diplomatiche che l’India avrà titolo a fare, accusandoci di  “mancata parola”, di tradimenti, di contumelie (ma non si è tenuti a mantenere la parola con gente che ci ha ripetutamente ingannati, fin dall’inizio, fregandosene di ogni regola internazionale, e facendosi beffa del nostro Stato), facendo un po’ di grancassa per difendere la propria bandiera, e la propria pseudo – reputazione statuale. Alla fine sono del tutto convinto che agli indiani abbiamo tolto  una grossa “rogna” da cui non sapevano come uscirne, visto l’avvitamento e la melassa in cui si erano impantanati anche a livello internazionale, tentando di giudicare illegalmente i nostri 2 Fucilieri.

Quindi con il mancato rientro si è salvato “capra e cavolo”: un “sollievo” apparentemente rancoroso per l’India, ma un “intimo gaudio” sostanziale per la famiglia marinara e, credo, per la nostra Italia!

 

Giuseppe Lertora

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