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Università in costante declino

universitàItalia. Un grave problema quello delle università, spesso sottovalutato e messo in secondo piano a favore di crisi economiche, elezioni politiche e molto altro.
L’art. 34 della Costituzione cita “[…]i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Ma le borse di studio sono in costante calo. Dal 2009 sono passate a coprire soltanto il 75% degli studenti aventi diritto. Questo dato rivela in modo inequivocabile che la crisi economica del paese si riflette in modo prepotente anche sull’università, andando a intaccare un diritto costituzionale.
A questo allarmante dato bisogna aggiungerne altri che delineano un quadro posizionato sull’orlo del precipizio. Il 48% dei ragazzi abbandona il corso di studi, il 26% dei laureati si trasferisce all’estero a svolgere ricerca, aumentando il numero di cervelli in fuga. Quello della ricerca è un altro tasto dolente. Un laureato su quattro predilige, a ragione, le ricerche all’estero.
Negli ultimi dieci anni sono spariti all’incirca 1300 corsi di laurea sia triennale, sia specialistica o magistrale, eliminazione dovuta principalmente a una drastica riduzione del personale docente e venduta agli italiani come una “razionalizzazione” che di razionale ha ben poco. Non potrebbe essere altrimenti visto che il 95% degli introiti delle università servono a pagare gli stipendi. Un altro punto debole riguarda l’età dei docenti, il 24% di loro ha più di sessant’anni e in questo l’Italia detiene il record europeo, primato di cui non si può certo andare fieri. Nel 2013 la spending review prevede un ulteriore taglio di 300 milioni, quando la direzione da intraprendere dovrebbe essere l’opposta.
Investendo nell’università e nella ricerca si riuscirebbe a trattenere i cervelli nel paese. Le ricerche portano accrescimento culturale, tecnologico e scientifico, fattore che a sua volta comporta indirettamente creazione di nuovi posti di lavoro, la ricezione di finanziamenti dall’Unione Europea, e non meno importante, stimoli per non abbandonare i corsi di studi.
In Italia soltanto il 15% della popolazione è in possesso di una laurea. Ci si vede assegnare il terzultimo posto in Europa come numero di laureati sul territorio, restando abbondantemente al di sotto della media Ocse, la quale corrisponde al 31%.
Numeri preoccupanti, numeri sicuramente fastidiosi per chi dovrebbe trovare il modo di uscire dall’occhio del ciclone, ma non fa altro che continuare a ridurre gli investimenti voltandosi dall’altra parte.
Da uno dei paesi dei grandi pensatori della storia ci si aspetta di più, il condizionale non è ammesso.

Aristide Capuzzo

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