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Gallinari: la bara, falce e martello, la stella a cinque punte e la bandiera palestinese

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Foto di Corrado Bertozzi

Sulla bara dell’irriducibile Prospero Gallinari, fasciata da una bandiera rossa su cui erano impressi falce, martello e una stella a cinque punte, spiccavano gagliardetti palestinesi e una kefiah, a testimonianza degli strettissimi rapporti che legarono le Brigate rosse alle organizzazioni palestinesi.

Le immagini del feretro del terrorista sono eloquenti: simboli di un’ideologia condannata senza appello dalla storia, il comunismo e i suoi regimi totalitari, intrecciati con gli emblemi della causa palestinese che – è bene ricordarlo – nella logica brigatista erano sinonimo di lotta armata e terrorismo su scala internazionale. In questo “affresco” funebre c’è un po’ la sintesi di un’intera generazione che, scegliendo il comunismo come ideale di vita, come fine ultimo per raggiungere la dittatura del proletariato, ha creduto nella rivoluzione, praticando la violenza politica organizzata e l’omicidio come prassi nel perseguimento degli obiettivi politici. Osservando bene il feretro di Gallinari spicca, infine, una macroscopica assenza: il Tricolore. Neanche un piccolo simbolo per ricordare che, dopotutto, era anche un cittadino italiano.

E qui sorge una domanda: per chi ha “combattuto” Gallinari? Per la patria del socialismo reale (l’Unione Sovietica)? Per i suoi satelliti nell’Europa dell’Est? Per i palestinesi?

Le immagini dei funerali di Prospero Gallinari, tenutisi sabato 19 gennaio 2013 nel piccolo cimitero di Coviolo, una frazione di Reggio Emilia, hanno fatto il giro del web. Ha suscitato scalpore e una qualche inquietudine rivedere ex terroristi (Renato Curcio, Bruno Seghetti, Raffaele Fiore, Barbara Balzerani) ormai con i capelli bianchi, intonare con le lacrime agli occhi  l’Internazionale e urlare vecchi slogan, sotto lo sguardo ammirato di ragazzi che negli anni Settanta nemmeno erano nati.

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Foto di Corrado Bertozzi

Prospero Gallinari, morto lunedì 14 gennaio 2013 a 62 anni per un infarto mentre usciva in auto dal suo garage sotterraneo in via Fenulli a Reggio Emilia, è stato uno dei fondatori delle Brigate rosse e uno dei personaggi più enigmatici del partito armato. Ha fatto parte del commando di fuoco di via Fani che ha fatto strage dei cinque uomini della scorta di Aldo Moro, quindi ne fu il carceriere nei 55 giorni del sequestro e per molto tempo è stato ritenuto l’esecutore materiale del presidente della Democrazia cristiana.  Per i suoi trascorsi nella lotta armata fu condannato all’ergastolo.

Gallinari insieme ad Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli e altri giovani reggiani aveva fatto parte del collettivo politico operai-studenti noto come “gruppo dell’appartamento”. In una soffitta di via Emilia San Pietro 25 a Reggio Emilia si radunavano giovani fuoriusciti dal Pci legati a vecchi partigiani col mito della “rivoluzione tradita”, fra gli altri Lauro Azzolini, Franco Bonisoli, Roberto Ognibene, ma anche cattolici del dissenso del gruppo One way come Guido Folloni, futuro ministro dei Rapporti con il Parlamento nel governo D’Alema I (21 ottobre 1998 – 22 dicembre 1999).

Quando dal 4 all’11 agosto 1970 a Costaferrata di Casina nei pressi di Pecorile (Reggio Emilia), il “gruppo dell’appartamento” incontrò esponenti di Sinistra proletaria e alcuni studenti di sociologia di Trento (tra cui Renato Curcio e Mara Cagol), nacquero ufficialmente le Brigate rosse.

Prospero Gallinari è stato un irriducibile, non rinnegando mai le sue scelte, la sua esperienza rivoluzionaria, i suoi delitti. Questa “coerenza” gli è stata riconosciuta nel comunicato che il Centro sociale autogestito Laboratorio Aq16 di Reggio Emilia ha diramato alle redazioni dei giornali. Riportiamo alcuni stralci del documento firmato dai compagni e dalle compagne reggiane:

«Prospero era un militante rivoluzionario del quale rimarrà alla storia la coerenza di tutto il suo trascorso politico: il movimento a Reggio, la latitanza, gli scontri a fuoco, gli anni di carcere fino all’ammissione della sconfitta di una ipotesi rivoluzionaria che ormai in pieni anni 80 risultava aliena ad un mondo che cambiava repentinamente. Prospero era con noi sabato sera al Laboratorio aq16 durante una cena raccolta fondi, lo vogliamo ricordare così, sorridente a tavola con la sua compagna ed i suoi amici degli ultimi anni. Complesso ma interessante sarà spiegare ai ragazzi che manifestavano nei cortei studenteschi di quest’autunno e che oggi animano il centro sociale chi era quel signore sorridente che cenava con noi sabato sera, e quale era il fuoco che muoveva la generazione di militanti di cui faceva parte […] noi vogliamo ricordare Prospero come un uomo, un rivoluzionario del suo tempo che fece una scelta e la portò in fondo fino alla fine senza scorciatoie, con limpidezza pagando per intero questa scelta, consapevole che in guerra c’è chi vince e c’è chi perde. Ciao Prospero».

Semplice dovrebbe essere invece, in un Paese democratico e civile, spiegare ai ragazzi di oggi che la scelta di violenza che fece Gallinari e con lui centinaia, migliaia di altri “giovani” fu sempre e comunque sbagliata. Quel “signore sorridente” e i suoi sodali di allora tolsero il sorriso e la vita a ragazzi, uomini, donne che avevano il solo torto di non pensarla come loro, che fossero servitori dello Stato, politici o semplici e comuni cittadini.

Non passerà mai per il nostro disgraziato Paese il tempo dei “cattivi maestri”?

Gabriele Paradisi e Gian Paolo Pelizzaro

 

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