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Marco Pannella ha accettato terapia endovena

radioradicaleMarco Pannella ha annunciato a Radio Radicale che ha accettato una terapia endovena.  Il leader dei Radicali da tempo sta mettendo in atto uno sciopero della sete e della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del sovraffollamento delle carceri. Da alcuni giorni però,  Pannella è stato ricoverato in una clinica romana perchè gravemente disabilitato dal lungo sciopero. La decisione di Panella di accettare il trattamento medico sarebbe dovuta al fatto che stanotte si sia sentito male. Ieri erano stati i medici che seguono il vecchio leader a lanciare l’allarme sul rapido peggioramento delle sue condizioni di salute consigliando al più presto di intervenire con una terapia adeguata. “Altrimenti, aveva detto il professor Claudio Santini, presidente del collegio dei medici che lo segue,  domattina l’insufficienza renale sarà consolidata”. Tanti le voci che si sono alzate in questi giorni ad invitare Pannella a sospendere la sua protesta. “La sua è una protesta sacrosanta che non deve però arrivare a queste forme estreme”, aveva affermato Stefania Prestigiacomo (Pdl). Su Twitter il sostegno ha assunto  una formula ‘#iostoconMarco’ che in tanti hanno scritto sul proprio profilo. Con la sua iniziativa Pannella ha posto in primo piano l’emergenza delle carceri italiane facendola salire alla ribalta delle cronache. Il problema del sovraffollamento  delle carceri che poi, comporta poi condizioni di vita disumane per i detenuti sono un gravissimo problema sul quale è stata sensibilizzata l’opinione pubblica, ma a quanto pare non ha raccolto l’adesione della politica italiana. Il ministro della Giustizia Paola Severino in un’intervista al Tg1 in merito ha spiegato che: “Ho cercato di verificare se vi fosse il consenso politico necessario per l’amnistia. Purtroppo quel consenso non c’è”.  Il problema di fondo su cui si basa il tutto è la difficotà a poter coniugare la sicurezza dei cittadini con la possibilità di dare più chances a coloro che, per la loro scarsa pericolosità sociale, possono godere di misure alternative alla detenzione.

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