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Italiani ostaggi nel mondo: lavoro Farnesina incompiuto con Giovanni Lo Porto non ancora libero

giovanni-lo-porto“L’Italia sta facendo di tutto per riportare a casa tutti i connazionali rapiti in diverse aree del mondo”.  Ad affermarlo era, in aula al Senato, il ministro degli Esteri Giulio Terzi nel mese di aprile scorso. In quel periodo erano ben 10 gli italiani ostaggi nel mondo.  Anche se il numero uno della Farnesina non aveva precisato cosa stesse facendo l’Italia per ottenere la loro liberazione il riferimento si desume fosse al lavoro diplomatico svolto dalla diplomazia italiana in quanto è noto a tutti che l’Italia come tanti altri Paesi ha sempre dichiarato che non paga riscatti. Così alla fine, in un modo o in un altro, Maria Sandra Mariani, Rossella Urrù e poi, Enrico Musumeci, Valentino Longo, Letterio La Maestra, Carmelo Sortino, Daniele Grasso, Francesco Bacchiani (i sei marittimi della nave Enrico Ievoli catturata dai pirati somali) e anche l’italo-sudafricano Bruno Pelizzari, anch’egli  prigioniero dei pirati somali, hanno potuto fare ritorno alle loro case e hanno potuto riabbracciare i loro cari.  Oggi, con la quasi definitiva soluzione della vicenda dei due marò italiani che erano trattenuti in India con l’accusa di omicidio e che ieri sono ritornati,  anche se provvisoriamente, in Italia per una breve licenza concessa dalle autorità giudiziarie indiane,  il capo della diplomazia italiana ha potuto praticamente concretizzato nei fatti quanto affermato nel mese di aprile scorso. Purtroppo non nella totalirietà. Terzi infatti, rischia di andarsene, il governo italiano di cui era membro è stato sfiduciato e mandato a casa, lasciandone ancora uno in mano ai suoi sequestratori.  Si tratta del cooperante Giovanni Lo Porto di 35 anni di Palermo che il 19 gennaio scorso è stato rapito, insieme con un collega tedesco, Bernd Mohlarback, in Pakistan nella località di Multan (Punjab).  I due si trovavano nel sud del Paese asiatico per aiutare le popolazioni locali colpite da devastanti inondazioni per conto della ONG ‘Welt Hunger Hilfe’, una delle più grandi e accreditate organizzazioni umanitarie private in Germania.  Il 19 settembre scorso, a 8 mesi dal suo sequestro, con l’iniziativa ‘Giovanni Lo Porto Day’ si è cercato di destare l’opinione pubblica cercando di riaccendere l’attenzione di tutti sulla vicenda che riguarda questo italiano ancora ostaggio all’estero e di cui se ne parla poco. I due ostaggi purtroppo nel mese di giugno scorso sono passati di mano. Sarebbero stati ceduti, dai loro rapitori, in cambio di denaro, ad un gruppo integralista pachistano filo talebano. In Pakistan i rapimenti a scopo estorsivo, specie degli stranieri, anche se lavorano per le organizzazioni umanitarie, è considerata un’attività molto lucrosa.  Oltre i delinquenti comuni ne sono dediti anche i ribelli filo talebani che con i soldi dei riscatti ottenuti si autofinanziano. I due potrebbe essere tenuti in luogo qualsiasi del Pakistan nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan. Di Giovanni  Lo Porto e del suo collega tedesco finora non si avevano più notizie certe. I due sembravano fossero stati inghiottiti nel nulla e questo faceva temere sulla loro sorte.  Questo, almeno fino ad oggi quando l’emittente televisiva pachistana ‘Dunya tv’ ha diffuso la notizia di aver ricevuto un video della durata di 52 secondi attribuito ad al Qaeda in cui compare Bernd Mohlarback che chiede a Berlino di accogliere le richieste dei suoi rapitori entro due o tre giorni e senza tentare alcuna operazione armata. Purtroppo il filmato mostra solo Mohlarback  che anche se parla anche al plurale non nomina mai il collega italiano. Anche se da un lato la notizia ha rincuorato dall’altro alimenta ulteriormente i timori sulla sorte del cooperante italiano.

Ferdinando Pelliccia

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