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I media e l’apologia dello sciopero studentesco

Recentemente, su uno dei maggiori giornali di opinione  è apparso un controverso  articolo  ‘’Lettera ad un figlio che occupa’’che, con toni assai discutibili , di  vera e propria  apologia del diritto e dovere di sciopero degli studenti  manifestanti in varie scuole nazionali, ne avvallava  le discutibili motivazioni trascurando, invece, le più elementari Libertà di altri, ‘’diversi’’. Il  Corsera, in particolare, pubblicava  con enfasi, ed in prima pagina,  tale articolo di opinione che non avrebbe avuto titolo neppure  a stare dopo i necrologi: un invito a tutti gli studenti a scioperare ,essendo ‘’bello e giusto’’, come capitava nel ’68. Il messaggio politico , abbastanza fumoso commisto con qualche sarcasmo,  ha sempre lo stesso colore anche se più sbiadito dal tempo ; è al  solito intriso  dalle immancabili  colpe della società, della scuola, dello spread ecc, ma non  è abbastanza forte  da creare occupazione degli Istituti, come avveniva prima. Ma, così  come avveniva allora, anche oggi la colpa della rivolta è della società egoista, della crisi incombente, della casta, della politica, del ‘’nuovo’’spread,  fino alle multinazionali che dissanguano la scuola e le nuove generazioni . Le motivazioni, pur molto allargate, sono sostanzialmente sempre vagotoniche e, nella sostanza, senza grandi variazioni anche nelle odierne ‘’occupazioni’’; una strana ma non incredibile coincidenza è ‘’la stagione’’ delle manifestazioni, che, guarda caso, cade sempre in prossimità del Natale, delle settimane bianche, che impongono di saltare ancora più piacevolmente qualche giorno di scuola, a prescindere poi dai necessari  recuperi dei programmi a tappe forzate. Niente di nuovo sotto il sole, e quindi non ci sarebbe da meravigliarsi, se fosse solo un po’ di chiasso di studenti ‘’forcaioli’’ che marinano la scuola in modo neppure originale; ciò che indigna è l’apologia  dello sciopero che viene fatta da qualche giornalista: :tutti debbono farlo!- perché è ‘’bello e giusto’’! Una giustezza partigiana che soffoca e quasi incrimina la Libertà di qualche studente che, per fortuna, la pensa diversamente e, come individuo ‘’libero’’ ha gli stessi sacrosanti diritti etici ed estetici –di manifestare o no e di considerarli belli- della massa rumorosa e imbelle. Evidentemente la teleologia utilitaristica di un pseudo – giornalismo  populistico, colpevolmente posto in prima pagina, risponde essenzialmente a stereotipi sciocchi, a consensi sul piano del deteriore ‘’politically correct’’, creando con piccoli  colpi  sottotraccia-  come questo, delle derive demolitrici di quel poco che resta del senso sociale e civico delle nostre tradizioni. Quel pezzo trasuda di scetticismo per ciò che è Libertà, Logica e Legittimità, elementi valoriali di rilievo di chi, invece, vuole vivere in uno Stato libero, con certe Regole e Leggi, secondo le Volontà Logiche dei propri ‘’neuroni’’,con la propria testa, contro quelle strutture formali ‘’impositive di massa’’, frutto di un establishment non condivisibile. Non si può stare ‘’fuori dal coro’’, ma è obbligatorio  seguire il gregge perché ‘’è bello e giusto’’! Poveri noi!  Non si può sottacere che i media  siano i più colpevoli di questa ‘’propaganda nefasta’’, i cui effetti si constatano nella deriva sociale, nell’annichilimento dei valori basilari, di una meta-cultura deviata prodotta nel tempo che, volere o no, influenzano le nuove ed assorbenti generazioni. Per fortuna ci sono ancora ragazzi che,senza  entrare nel merito dello sciopero, vogliono fare il loro mestiere (che è lo studio serio); ragazzi perbene che ragionano con la propria testa, che credono nel valore primario della Libertà di opinione ,di  espressione e di azione. Una ragazza, ostacolata dal gregge, perché voleva entrare a scuola, ha scritto una lettera accorata, ‘’bellissima e giustissima’’ e molto significativa; lettera scritta circa una settimana prima, quindi fuori da ogni sospetto e strumentalizzazione , e pubblicata da un autenticamente libero giornale on-line: suscita davvero sentimenti positivi e impone riflessioni ad ampio spettro sui valori dei giovani e sulle speranze del domani. Miriam, ragazza di una 2^ B, intitola la lettera ‘’Dov’è la Libertà’’:

“’: Quand’anche l’intera umanità, a eccezione di una sola persona, avesse una certa opinione, e quell’unica persona ne avesse una opposta, non per questo l’umanità potrebbe metterla a tacere. Con queste parole il filosofo inglese John Stuart Mill stabilisce le fondamenta di quello che dovrebbe essere un diritto imprescindibile: la libertà. Quand’è che un uomo può dirsi libero? Quando può parlare senza paura di essere offeso, umiliato, estromesso da chi, mettendosi su un pulpito, crede di essere nel giusto. Si dice che l’unione fa la forza ma se ci guardiamo intorno non percepiamo altro che contrasti, vediamo un popolo lontano, individui divisi da sciocchi pregiudizi. Osserviamo le persone che ci circondano, studiamo i loro gesti, ascoltiamo le loro parole. Siamo tanto diversi? Io che non credo in una determinata forma di protesta sono tanto diversa da te che ci credi? No, non penso. E allora perché mi devi insultare, perché devi apostrofarmi con parole come “fascista”, “crumiro”, “epicureo”. Che significato dai a queste parole? Dov’è la mia libertà? Perché non mi permetti di scegliere da che parte stare? Ma esiste veramente una “parte” giusta? Accendiamo la televisione e cosa sentiamo? Tasse che si alzano, proposte di legge sconvolgenti, malcontento generale. E noi, noi giovani che siamo il futuro di questo Paese, che davvero abbiamo il potere di cambiare le cose, cosa facciamo? Ci insultiamo l’un l’altro, creiamo fazioni politiche all’interno delle classi… Ci rendiamo conto? Fermiamoci un attimo a pensare, riflettiamo, parliamone. Ma non vi accorgete che ci stanno manovrando? Che siamo come burattini nelle mani di chi si reputa più forte di noi? Cosa risolviamo occupando le scuole, impedendo lo svolgimento delle lezioni? Non vi accorgete che facciamo semplicemente il loro gioco? Vogliono un popolo di analfabeti, un popolo che non si possa ribellare perché non sa. Voi che ci chiamate “fascisti” sapete di cosa state parlando? E noi che in risposta vi chiamiamo “comunisti” a cosa ci stiamo riferendo? Apriamo gli occhi, guardiamoci intorno non esiste più niente di tutto questo. Tu che ti dichiari comunista, credi di vivere secondo il principio del “comunismo”? Non è forse vero che nella tasca dei tuoi jeans c’è un cellulare ultimo modello? Fuori di qui non c’è un tuo genitore che ti aspetta in macchina? Questa estate non farai una bellissima vacanza? Il comunismo nasce perché tutti siano uguali… Ma noi non siamo tutti uguali. Se ritenete che quello che voi chiamate comunismo sia la forma di governo migliore così sia: mettete in comune quello che avete, vendete il vostro cellulare e con quei soldi aiutate il vecchietto che non riesce ad arrivare alla fine del mese con la misera pensione che il nostro governo concede. Quest’estate non andrete in vacanza, con quei stessi soldi farete volontariato. Da oggi in poi userete l’autobus per andare a scuola. Siete disposti a fare questo? Dovreste esserlo dato che siete migliori di noi che chiamate “fascisti”. Forse tu che sei all’ultimo anno di liceo sai di cosa stai parlando e riferendoti a noi che difendiamo la nostra ideologia, che non è quella fascista è semplicemente lanostra, dovresti forse chiederti se quello che dici ha un senso. Vi abbiamo forse impedito di manifestare? Vi abbiamo attaccato, vi abbiamo insultato, cosa vi abbiamo fatto per essere definiti “fascisti”? E se io lo fossi  tu mi eviteresti per questo? Non saresti mio amico perché la penso diversamente da te? Se vogliamo allora siete molto più fascisti voi che ci impedite di dire la nostra, che ci riducete al silenzio solo perché credete di essere la maggioranza. Come disse Bob Marley nella sua “Redemption Song ”, “Liberatevi dalla schiavitù mentale, solo noi stessi possiamo liberare le nostre menti”. A distanza di anni queste parole sono ancora forti e piene di significato: liberiamoci dal pregiudizio, liberiamoci di pensieri non nostri. Documentiamoci, invece, apriamo le nostre menti, uniamoci, lottiamo per una libertà che stiamo perdendo, mettiamo da parte ideologie politiche che non sono più consone alla nostra epoca e creiamone di nuove. Prendiamo gli striscioni che ogni scuola ha fatto rivendicando la propria libertà e tutti insieme “comunisti”, “fascisti”, “crumiri” ed “epicurei” facciamo sentire le nostre voci, andiamo sotto il Parlamento e non sotto scuola a dire la nostra. Facciamolo insieme, senza distinzioni, senza insulti. Mettiamo da parte l’orgoglio e stringiamoci la mano sperando che quello che si è verificato in questi giorni non accada mai più. 

Una missiva piena di sentimenti, illuminante e pregevole sotto il profilo dell’essenzialità e della inviolabilità del Diritto alla libertà di pensiero e di azione, che deve  essere tutelato con Dignità e ad ogni costo; ma anche per il coraggio morale che esprime, con toni alti. Più che di monito, credo possa essere motivo di riflessione per i giovani , per quel valore inestimabile che è la Libertà, e per quell’etica davvero liberale che non si nasconde e confonde nel gruppo ma che, invece,’’ aborre come gregge e teme come branco’’. Ma anche motivo di riflessione per le generazioni più adulte, e per il giornalismo moderno  che dovrebbe fare opinione con un linguaggio schietto e onesto, ed allo stesso tempo facendo  giustizia di tutte quelle falsità ed anomalie che si annidano fra le pieghe delle notizie, dando un’informazione autonoma, indipendente, non ideologica e socialmente corretta. Di più, esaltando lo Stato di Diritto e delle Libertà sopra ogni cosa, e criticando tali negative manifestazioni coercitive della volontà liberale di ciascun essere umano che, invece, ne ha diritto –per dignità-  e per il solo fatto di essere venuto al mondo. Né tali manifestazioni possono  essere giustificate come proiezioni del ’68; oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, hanno infatti dimostrato  quanto fossero  ipocrite, strumentali e, soprattutto truccate da un senso errato di pseudo-giustizia sociale, di falso moralismo che hanno prodotto solo gravi danni generazionali. Se ritrovassimo la Libertà autentica, quella invocata da Miriam, forse potremo intravedere un mondo davvero  più ‘’bello e più giusto’’ : certamente  più libero  e davvero  migliore!

Giuseppe Lertora

 

 

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