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A 17 anni si chiede: “Dov’è la Libertà”

Pubblichiamo un’interessante lettera di una ragazza di 17 anni che si chiede “dov’è la libertà”. Uno spunto di riflessione su ciò che noi genitori siamo stati in grado di costruire e di offrire ai ragazzi, al nostro futuro.

Quand’anche l’intera umanità, a eccezione di una sola persona, avesse una certa opinione, e quell’unica persona ne avesse una opposta, non per questo l’umanità potrebbe metterla a tacere.” Con queste parole il filosofo inglese John Stuart Mill stabilisce le fondamenta di quello che dovrebbe essere un diritto imprescindibile: la libertà. Quand’è che un uomo può dirsi libero? Quando può parlare senza paura di essere offeso, umiliato, estromesso da chi, mettendosi su un pulpito, crede di essere nel giusto. Si dice che l’unione fa la forza ma se ci guardiamo intorno non percepiamo altro che contrasti, vediamo un popolo lontano, individui divisi da sciocchi pregiudizi. Osserviamo le persone che ci circondano, studiamo i loro gesti, ascoltiamo le loro parole. Siamo tanto diversi? Io che non credo in una determinata forma di protesta sono tanto diversa da te che ci credi? No, non penso. E allora perché mi devi insultare, perché devi apostrofarmi con parole come “fascista”, “crumiro”, “epicureo”. Che significato dai a queste parole? Dov’è la mia libertà? Perché non mi permetti di scegliere da che parte stare? Ma esiste veramente una “parte” giusta? Accendiamo la televisione e cosa sentiamo? Tasse che si alzano, proposte di legge sconvolgenti, malcontento generale. E noi, noi giovani che siamo il futuro di questo Paese, che davvero abbiamo il potere di cambiare le cose, cosa facciamo? Ci insultiamo l’un l’altro, creiamo fazioni politiche all’interno delle classi… Ci rendiamo conto? Fermiamoci un attimo a pensare, riflettiamo, parliamone. Ma non vi accorgete che ci stanno manovrando? Che siamo come burattini nelle mani di chi si reputa più forte di noi? Cosa risolviamo occupando le scuole, impedendo lo svolgimento delle lezioni? Non vi accorgete che facciamo semplicemente il loro gioco? Vogliono un popolo di analfabeti, un popolo che non si possa ribellare perché non sa. Voi che ci chiamate “fascisti” sapete di cosa state parlando? E noi che in risposta vi chiamiamo “comunisti” a cosa ci stiamo riferendo? Apriamo gli occhi, guardiamoci intorno non esiste più niente di tutto questo. Tu che ti dichiari comunista, credi di vivere secondo il principio del “comunismo”? Non è forse vero che nella tasca dei tuoi jeans c’è un cellulare ultimo modello? Fuori di qui non c’è un tuo genitore che ti aspetta in macchina? Questa estate non farai una bellissima vacanza? Il comunismo nasce perché tutti siano uguali… Ma noi non siamo tutti uguali. Se ritenete che quello che voi chiamate comunismo sia la forma di governo migliore così sia: mettete in comune quello che avete, vendete il vostro cellulare e con quei soldi aiutate il vecchietto che non riesce ad arrivare alla fine del mese con la misera pensione che il nostro governo concede. Quest’estate non andrete in vacanza, con quei stessi soldi farete volontariato. Da oggi in poi userete l’autobus per andare a scuola. Siete disposti a fare questo? Dovreste esserlo dato che siete migliori di noi che chiamate “fascisti”. Forse tu che sei all’ultimo anno di liceo sai di cosa stai parlando e riferendoti a noi che difendiamo la nostra ideologia, che non è quella fascista è semplicemente la nostra, dovresti forse chiederti se quello che dici ha un senso. Vi abbiamo forse impedito di manifestare? Vi abbiamo attaccato, vi abbiamo insultato, cosa vi abbiamo fatto per essere definiti “fascisti”? E se io lo fossi  tu mi eviteresti per questo? Non saresti mio amico perché la penso diversamente da te? Se vogliamo allora siete molto più fascisti voi che ci impedite di dire la nostra, che ci riducete al silenzio solo perché credete di essere la maggioranza. Come disse Bob Marley nella sua “Redemption Song ”, “Liberatevi dalla schiavitù mentale, solo noi stessi possiamo liberare le nostre menti”. A distanza di anni queste parole sono ancora forti e piene di significato: liberiamoci dal pregiudizio, liberiamoci di pensieri non nostri. Documentiamoci, invece, apriamo le nostre menti, uniamoci, lottiamo per una libertà che stiamo perdendo, mettiamo da parte ideologie politiche che non sono più consone alla nostra epoca e creiamone di nuove. Prendiamo gli striscioni che ogni scuola ha fatto rivendicando la propria libertà e tutti insieme “comunisti”, “fascisti”, “crumiri” ed “epicurei” facciamo sentire le nostre voci, andiamo sotto il Parlamento e non sotto scuola a dire la nostra. Facciamolo insieme, senza distinzioni, senza insulti. Mettiamo da parte l’orgoglio e stringiamoci la mano sperando che quello che si è verificato in questi giorni non accada mai più.  Miriam Gualandi IIB

 

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