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Pirateria Marittima somala: doppio comando all’Italia nel contrasto al fenomeno

L’Italia raddoppia impegno e responsabilità nel contrasto al fenomeno della pirateria marittima nelle acque del Corno d’Africa e Oceano Indiano. Con l’assunzione infatti, del comando dell’operazione antipirateria Nato ‘Ocean Shield’, che passa al contrammiraglio Antonio Natale, e detenendo già quello della missione navale dell’Unione Europea, Eunavfor Atalanta, affidato al Contrammiraglio Enrico Credendino, l’Italia di fatto assume nel contempo un doppio comando nel contrasto al fenomeno. Una coincidenza che di fatto viene a verificarsi in uno dei momenti in cui più forte è l’attenzione sul fenomeno per il suo scemare nel mare dell’Africa Orientale e il suo svilupparsi nel mare dell’Africa Occidentale. Nell’Oceano indiano e nel mare del Corno D’africa attualmente operano, da minimo 4 anni, perlomeno 40 navi da guerra di diversa nazionalità in funzione antipirateria. Si tratta in gran parte di unità navali che operano nell’ambito di  3 principali missioni multinazionali, ma vi sono anche navi da guerra di altri Paesi come la Cina, India, Iran, Giappone, Corea del Sud, Russia e altri ancora che operano singolarmente a difesa dai pirati somali delle navi mercantili di bandiera. Una delle missioni internazionali è a guida Nato sotto l’egida dell’ONU ed è denominata ‘Ocean Shield’. Una missione di cui l’Italia già assunse il comando nel 2008 con il contrammiraglio Giovanni Gumiero, che successivamente comanderà  poi, anche la missione Ue ‘Atalanta’, per cui si tratta di una seconda volta. Mentre, il computo di un comandante della Marina Militare italiana al comando della missione navale Ue, Eunavfor-Atalanta è attualmente di tre volte. Il contrammiraglio Antonio Natale, subentrando al contrammiraglio Thorsten Kähler della Marina federale tedesca, assumerà domani, nella base navale di Taranto il comando dello Standing Nato Maritime Group 2, SNMG 2, composto da unità navali da guerra di Germania, Grecia, Italia, Olanda, Spagna, Regno Unito, Turchia e USA. Il gruppo navale dal Mediterraneo, dove svolge normalmente la sua operatività, si trasferirà poi, nelle acque somale per operare nell’ambito della missione ‘Ocean Shield’ appunto come forza militare di contrasto ai pirati somali. Una missione che lo scorso 19 marzo è stata rinnovata per altri due anni fino al 2014. L’altra missione navale di contrasto al fenomeno operante nelle acque infestate dai predoni del mare somali è il Combined Task Force, Ctf-151. Di fatto si tratta del primo dispositivo anti pirateria  creato per contrastare la pirateria marittima al largo della Somalia. Voluto dal Pentagono è gestito dalla V Flotta USA. A queste tre principali missioni va poi, aggiunta anche l’ALINDIEN che è una missione gestita dal comando delle forze francesi nell’Oceano Indiano che pur perseguendo lo stesso scopo degli altri opera però, in forma individuale. Alla base di questo intervento militare contro i pirati somali vi sono delle decisioni prese all’unanimità da assisi internazionali che pongono le premesse giuridiche, per una repressione armata della pirateria marittima. Si tratta delle risoluzione ONU 1814 e 1816 del giugno 2008. La prima autorizza le navi delle marine da guerra di Paesi terzi a entrare nelle acque somale per inseguire i pirati in forza di una volontà di contrasto del fenomeno della pirateria nell’Oceano Indiano e sulla terra ferma. Con la stessa risoluzione è stata istituita una delle missione navali che hanno il compito di contrastare il fenomeno della pirateria marittima e proteggere le navi in transito nel Golfo di Aden, soprattutto quelle con gli aiuti del Programma Alimentare Mondiale, PAM. Alla missione prendono parte Gran Bretagna, Germania, Grecia, Italia, Turchia e Stati Uniti. Una missione autorizzata per la prima volta il 9 ottobre 2008. La seconda tratta gli atti di pirateria marittima come ‘atti di guerra’ a norma del diritto internazionale.

Ferdinando Pelliccia

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