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A volte ritornano. Mario Scaramella e il processo a Rimini… Come andrà a finire?

di Gabriele Paradisi

Lunedì 22 ottobre 2012 presso il Tribunale di Rimini si terrà un’udienza nell’ambito del processo che vede imputato Mario Scaramella per calunnia nei confronti dell’avvocato sammarinese Alvaro Selva.

Mario Scaramella balzò agli “onori” della cronaca sul finire del 2006. Il 1° novembre di quell’anno egli aveva incontrato a Londra Aleksandr Litvinenko (1962-2006), defezionista russo, già colonnello del Kgb poi dell’Fsb. Dall’ottobre precedente Litvinenko era diventato cittadino britannico e dal novembre 2000 viveva a Londra alla corte dall’acerrimo nemico di Vladimir Putin, l’oligarca Boris Berezovskij. Nel primo pomeriggio di quel giorno di novembre del 2006, Scaramella e Litvinenko avevano pranzato al Sushi bar “Itsu” di Piccadilly Circus. Già la stessa sera Litvinenko aveva avvertito i primi sintomi di un avvelenamento che si rivelerà fatale. Ricoverato d’urgenza inizierà per lui una lunga e terribile agonia che lo porterà alla morte il 23 novembre. Scotland Yard appurerà che ad uccidere Litvinenko era stata una massiccia dose di Polonio 210, un isotopo radioattivo che può essere prodotto solo in sofisticatissimi laboratori militari, somministratogli probabilmente la mattina del 1° novembre da alcuni connazionali ed ex colleghi dei servizi segreti sovietici. Su questa vicenda, che ha provocato la più grave crisi diplomatica dal dopoguerra tra Gran Bretagna e Russia, è attualmente in corso un processo a Londra che vede imputati Andrey Lugovoi, attualmente deputato alla Duma e Dimitri Kovtun. Mario Scaramella nell’ambito di questo processo sarà sentito in qualità di testimone della Corona. Per gli approfondimenti si rimanda agli articoli:

http://segretidistato.liberoreporter.eu/index.php/home/primo-piano/primo-piano/175-omicidio-litvinenko-chiesta-lestradizione-anche-per-dmitry-kovtun-e-accusato-di-complicita-insieme-allex-spia-del-kgb-andrei-lugovoi.html

http://segretidistato.liberoreporter.eu/index.php/home/primo-piano/primo-piano/178-il-giorno-prima-di-volare-a-londra-da-litvinenko-kovtun-si-incontro-con-un-italiano-ad-amburgo.html

http://segretidistato.liberoreporter.eu/index.php/home/primo-piano/primo-piano/179-caso-litvinenko-i-russi-scambiarono-laereo-in-cui-volo-kovtun.html

Litvinenko e Scaramella si erano conosciuti durante i lavori della Commissione parlamentare Mitrokhin (2002-2006) presieduta dall’allora senatore Paolo Guzzanti. Scaramella era stato nominato collaboratore della Commissione l’11 dicembre 2003 nel corso della 49ª seduta. Questi gli incarichi ufficiali che gli erano stati affidati: «acquisire documenti ed effettuare ricerche presso istituzioni e organismi di Paesi occidentali e dell’ex Unione Sovietica riguardanti operazioni commerciali e finanziarie svolte fra l’Italia e i Paesi dell’Est europeo finalizzate (come recita la nostra legge istitutiva) al finanziamento illecito del PCI al di fuori di ogni controllo, nonché attività di finanziamento dirette e indirette del KGB a partiti politici italiani, a correnti di partito e ad organi di informazione in Italia, successivamente al 1974, data certa a partire dalla quale esiste una legge che vieta il finanziamento dei partiti al di fuori delle norme stabilite dalla legge stessa; presunte relazioni tra PCUS, KGB e altre agenzie di esplorazione estera e organizzazioni italiane terroristiche; collegamenti tra l’intelligence sovietica, il terrorismo islamico e altre strutture eversive straniere, in particolare sul territorio nazionale; eventuale supporto o coinvolgimento italiano in operazioni illecite fra Servizi sovietici e Paesi islamici, anche dopo la caduta dell’URSS per le note continuità».

È quindi in questo preciso contesto che Aleksandr Litvinenko divenne una delle fonti più importanti per Scaramella e fu proprio da questo rapporto e da ciò che Litvinenko raccontò a Scaramella che per quest’ultimo iniziarono i guai, anche a causa di una plateale accusa di Litvinenko contro Romano Prodi, indicato come uomo del KGB (“our man”), raccolta da Scaramella e depositata in Commissione.

Non va dimenticato che le commissioni parlamentari d’inchiesta sono organi che hanno i poteri della magistratura e qualora vengano rilevate notizie di reato è obbligo denunciarle alle autorità deputate. Ed è proprio quello che a Mario Scaramella fu detto di fare in un paio di occasioni che gli costarono processi, condanne e carcere. Vediamo di ricordare questi eventi.

Il 14 ottobre 2005 Scaramella si recò al commissariato Dante di Napoli e depositò una denuncia che recitava: «Sono in rapporti con Aleksandr Litvinenko, colonnello Fsb attualmente a Londra, con Euvgenij Limarev, del Svr, attualmente in Francia, e con ex personale dell’ambasciata ucraina a Roma […] Sono venuto a conoscenza che un ex ufficiale del Kgb, Aleksandr Talik, unitamente a tale Krok Sena, sono coinvolti in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio ufficio e impiegherebbe armi non convenzionali, in arrivo in queste ore sul territorio italiano provenienti dall’Ucraina. Nell’impossibilità di poter verificare personalmente i fatti, ho informato riservatamente il presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti, che ritengo potenzialmente minacciato. Specifico che le stesse fonti hanno già riferito ai carabinieri di Avellino, un anno fa, della concreta minaccia per la mia persona e le persone con cui lavoro collegata a un’operazione di intelligence dei servizi speciali russi ed ucraini. Minaccia di cui mi parlò Euvgenij Limarev [] L’armamento di guerra in arrivo in Italia serve a un attentato voluto dai servizi di sicurezza russi ed ucraini per minacciare il presidente della commissione Mitrokhin e il sottoscritto. Il colonnello Litvinenko mi ha specificato che gli esecutori sarebbero “mafiosi ucraini legati ai servizi di quei Paesi e tramite questi collegati al terrorismo islamico in Italia, facente capo al movimento Al Qaida”».

In effetti, nei pressi di Teramo, il 16 ottobre 2005, venne intercettato un furgone con a bordo quattro ucraini, due granate a frammentazione perfettamente funzionanti ed un detonatore elettrico.

Il 24 dicembre 2006, di ritorno da Londra dove era stato sentito da Scotland Yard per l’omicidio Litvinenko e congedato con un encomio per la collaborazione fornita, Scaramella venne arrestato all’aeroporto con l’accusa di calunnia nei confronti dell’agente segreto russo Alexander Talik (che al tempo viveva clandestino a Napoli), ovvero il presunto destinatario delle armi ritrovate sul furgone. Talik era stato compagno di corso di Lugovoi e di Vyacheslav Sokolenko, entrambi indagati per l’omicidio Litvinienko, ed insieme a loro  aveva appartenuto al 9° Direttorato del KGB.

Appena dopo la morte di Litvinenko, dunque, su Scaramella, Guzzanti e sulla Commissione Mitrokhin si scatenò una bufera mediatica senza precedenti. Per chi volesse approfondire l’argomento rimando al mio libro Periodista, di la verdad! – Controinchiesta sulla Commissione Mitrokhin, il caso Litvinenko e la repubblica della disinformazione (Giraldi, 2008).

Scaramella, con quel solo capo d’imputazione, calunnia nei confronti dell’agente Talik, resterà in isolamento in carcere per sei mesi (dal 24 dicembre 2006 al 20 giugno 2007), seguiti da altri otto mesi agli arresti domiciliari (fino al 14 febbraio 2008). Al termine di questa incredibile, kafkiana vicenda, Scaramella patteggerà una pena di quattro anni.

Il 3 giugno 2005, dunque qualche mese prima della vicenda delle granate ucraine, Scaramella aveva inviato al questore di Rimini una “segnalazione urgente”, sempre a seguito di informazioni provenienti da Litvinenko.

Tale segnalazione era stata preceduta da un esposto alle autorità sammarinesi il 25 maggio, integrato con un secondo esposto il 30 maggio, depositati da Andrey Gancev e Fulvio Muccibello, collaboratori di Scaramella.

Nella sostanza si denunciava l’arrivo a San Marino, proveniente da Mosca, di un ordigno nucleare o comunque di barre di uranio arricchito, nella prima settimana di giugno.

Tra i numerosi nomi riferiti da Scaramella vi era in particolare quello dell’avvocato sammarinese Alvaro Selva, indicato come facente parte di un’organizzazione internazionale, in contatto con ex agenti del KGB. Selva sarebbe stato il creatore della finanziaria che avrebbe messo a disposizione le fideiussioni per l’acquisto del materiale radioattivo. Selva è stato segretario del Partito Comunista di San Marino per vent’anni e nel libro Le mani rosse sull’Italia Spie, spioni, venduti… al soldo dell’Unione Sovietica dal dopoguerra ad oggi, curato da Vittorio Feltri e Renato Brunetta (Libero, 2006), è indicato, secondo un rapporto del Sisde del ’79, come uomo di collegamento fra la Russia e Soccorso rosso per il supporto ai brigatisti arrestati. Il nome di Selva, come persona collegata al gruppo di trafficanti di uranio, fu fatto alla Questura di Rimini dall’informatore Giovanni Guidi, legato alla mafia russa, mentre a Scaramella venne indicato come persona dedita ad attività poco lecite con la Russia da Gabriele Gatti, ex ministro degli esteri di San Marino, con una lettera ufficiale depositata all’ambasciata italiana presso la Repubblica del Titano. Ed è proprio il reato di calunnia nei confronti di Alvaro Selva che sta alla base del processo in corso. Inizialmente il capo d’accusa nei confronti di Scaramella fu di false informazioni al pubblico ministero, poi rubricato a calunnia aggravata da finalità di eversione dell’ordine costituzionale, infine derubricato a calunnia semplice e trasferito a Rimini coevamente al trasferimento in quella sede del Procuratore Paolo Giovagnoli nel 2009.

Il 30 gennaio 2006 Mario Scaramella aveva rilasciato dichiarazioni al sostituto procuratore Giovagnoli e al procuratore capo della Procura di Bologna Enrico Di Nicola. È infatti la Procura felsinea ad avere competenza, rispetto a Rimini, per l’antiterrorismo. Il 9 febbraio 2006 la Digos di Bologna, ovvero il dirigente della sezione antiterrorismo Ciarambino e il responsabile della sezione Dott. Marotta, ricevettero una delega di indagine dalla Procura.

Dalle perquisizioni effettuate nei confronti delle persone indicate da Scaramella, non venne in effetti trovato materiale radioattivo ma solo foto di barre e un foglietto che riportava la formula  dell’arricchimento dell’uranio. Formula che, come certificato dal Ministero della Difesa italiano alla Procura, non è rinvenibile su fonti aperte.

A Teramo furono ritrovate due granate, a Rimini la formula segreta dell’uranio per usi bellici. Le denunce di Scaramella dunque avevano in entrambi i casi portato a rilevare elementi degni di indagine, ma in entrambi i casi le situazioni si ribaltarono trasformandosi in accuse di calunnia per Scaramella, che quindi, secondo i pubblici ministeri, avrebbe accusato sapendoli innocenti un ex agente sovietico e un ministro degli interni comunista sammarinese.

Come già specificato, sia nel caso delle armi ucraine sia nel caso del traffico di uranio, era stato Litvinenko la fonte di tali informazioni da lui fornite nel corso del 2005, ma nell’un caso e nell’altro, le azioni penali contro Scaramella, che aveva dato seguito a tali informazioni con denunce formali, presero avvio solo dopo la morte del defezionista russo che così non poté essere mai sentito dai magistrati.

Paolo Giovagnoli infatti, per la vicenda sammarinese, aprì un fascicolo solo nel 2007 chiedendo addirittura l’arresto di Scaramella. Richiesta che venne rigettata dal giudice per le indagini preliminari che trasmise gli atti a Rimini  materialmente arrivati in quel capoluogo con quasi tre anni di ritardo.

E a Rimini, nel 2009, come già ricordato, giunse in qualità di procuratore capo proprio Paolo Giovagnoli ed è quella procura che ha emesso nel 2010 un decreto di rinvio a giudizio dell’ex consulente napoletano della Mitrokhin in concorso con i vertici della Questura accusati di falso per ipotetiche fabbricazioni ad uso di Scaramella (i dottori Riccio e Lancini che sono però già stati assolti con formula piena).

L’udienza di lunedì 22 ottobre, con l’interrogatorio di Scaramella, conclude le deposizioni per l’accusa mentre iniziano quelle per la difesa che ha citato trenta testi fra cui Gerard Batten (il parlamentare britannico che portò all’attenzione del parlamento Europeo la vicenda di Prodi “our man”), Paolo Guzzanti, Victor Suvorov, Vladimir Bukovski e Marco Mancini allora capo della prima divisione del SISMI.

Mario Scaramella, il quale ha ripreso da anni la sua attività di esperto di sicurezza e di terrorismo, attualmente sta svolgendo, tra gli altri, l’incarico di Legal Advisor per il Ministro degli Affari Esteri del Governo Federale transitorio della Somalia. Incarico conferitogli direttamente dal Vice Primo ministro e ministro degli esteri somalo Mohamed A. Omaar già nel 2009 e poi confermato dal Presidente della Repubblica Sheick Shariff.

Il giudice unico del processo riminese a Scaramella è la dott.ssa Silvia Corinaldesi, mentre l’accusa è rappresentata direttamente da Paolo Giovagnoli. La dott.ssa Corinaldesi nel 2006 è stata consigliere giuridico del Governo Prodi, distaccata dal CSM con regolare delibera, proveniente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (2003-2006), dove era stata collaboratrice; prima di diventare magistrato ha rivestito anche i panni di avvocato per Ali Agca, l’attentatore del papa Giovanni Paolo II, nonché è stata consigliere giuridico dell’allora ministro per la Famiglia Rosy Bindi.

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