LiberoReporter

Il caro prezzo dello ‘’strabismo’’ di Obama

Lo strabismo di Venere – dea della bellezza e dell’amore- divenne celebre dal famoso dipinto del Botticelli, a significare che le persone affette da quel piccolo difetto erano toccate dagli Dei; oggi- in politica – lo strabismo non è certo una dote positiva, né lo detiene chi è unto dal Signore, ma è un  difetto etico che porta, quasi sempre, a nefasti risultati. Chi guarda al passato con un occhio e con l’altro al futuro, o chi mistifica l’interno con l’esterno, palesa in sostanza due anime coesistenti, spesso contrastanti, che seguono stimoli e traiettorie non coerenti, spesso inefficaci e improduttive, con una leadership annebbiata o conflittuale, e la visione affetta da pernicioso e inconcludente strabismo. Spesso, con lo strabismo coesiste la miopia di alcuni Capi che, anziché avere il gusto e il coraggio morale delle decisioni, fanno propria la massima di ‘’viaggiare col freno a mano tirato’ spacciandola come una scelta comunque non facile, anche se sovente è quella più conveniente, per i propri interessi, siano essi elettorali o  economici. Altri si parano dietro il comodo schermo di un altrettanto pavido ‘’wait and see’’ oppure ‘’laissez faire’’, secondo l’antico adagio che chi non fa non sbaglia, creando le peggiori condizioni di stagnazione. Quando si tratta di un leader di una Nazione, quel Paese è destinato all’immobilismo e alla rinuncia implicita a ogni qualunque reale progresso: se poi si tratta di un leader di un’acclarata potenza mondiale, allora sono guai seri a livello globale. Tollerando storture e condizioni favorevoli per un brodo di coltura dove sguazzano i batteri più virulenti, il terrorismo, i mariuoli di ogni specie, e non si opera con sufficiente chiarezza e determinazione combattendo gli abusi, le vessazioni dei diritti umani fondamentali, e i fondamentalismi religiosi, allora la nascita di situazioni conflittuali con gravi rivolte può accadere anche all’improvviso. E’, con ogni probabilità, la vera causa delle rivolte anti-americane che stanno sconvolgendo oggi i paesi arabi, non solo del Mediterraneo: é bastato dare ad alcuni fondamentalisti la scusa –l’innesco- di un film che criticava, sembra anche banalmente, la loro guida religiosa, per far esplodere i sopiti rancori degli Islamici contro gli statunitensi. La scintilla ha creato l’esplosione in tutti i paesi, non solo in quelli della Primavera araba, ma anche in quelli più lontani, dallo Yemen, al Pakistan, all’Afghanistan, al Niger. Una violenza preordinata da gruppi integralisti islamici, seguaci di  al – Qaeda e salafiti, guarda caso nella ricorrenza del nine-eleven (11 Settembre 2001), contro obiettivi americani,  per mettere fuori gioco gli States da ogni ingerenza nei paesi arabi, soprattutto dopo le rivolte. Le deflagrazioni sono state provocate ad arte per sostanziare il sogno islamico del califfato, che non vuol dire proprio democrazia. Noi occidentali ne abbiamo favorito il progetto, con la nostra ipocrita tolleranza, affondando nelle sabbie mobili del linguaggio politicamente corretto, abiurando alle tradizioni di civiltà, allo stato di diritto, con incredibili commistioni fra la democrazia e la legge religiosa. L’’end-state’’, di quei soggetti, è quello di far deragliare la Primavera araba, incrinando gli accordi e le relazioni fra i nuovi governi provvisori e i Paesi occidentali, creando le condizioni per l’instaurazione di regimi integralisti.  Noi occidentali siamo un poco strabici, ma c’è chi ci vede molto bene e con movimenti raffinati,anche se talvolta possono apparire rozzi, riesce a combinare e coordinare grossi guai, nell’ottica lucida della supremazia islamica. Condannare le offese ai sentimenti religiosi dei musulmani per quel disgraziato film (che appare soltanto un pretesto), invece di mettere al bando e punire con la massima severità (se si prenderanno,applicando il precetto biblico ‘’occhio per occhio’’) chi ha ucciso i diplomatici US, significa ancora una volta mistificare le realtà e riconoscere il ’primato’’ di una fede religiosa sulla sacralità della vita . Davvero un bel risultato; di più, con il ricatto per il futuro, e la nostra promessa di non superare mai quella ‘’linea rossa’’- indicata dall’ineffabile neo-presidente egiziano Morsi, Fratello musulmano-  di critica del loro profeta. Non più libertà di espressione, di opinione e di critica che vale per tutto il resto, vale per le altre confessioni religiose, meno una : ‘’chi tocca i fili, muore’’; chi supera la linea rossa tocca i fili..! Ma quali le cause e i comportamenti, le leadership e gli strabismi che hanno ’lasciato fare’’ e non hanno visto bene i pericoli incombenti sul mondo occidentale, né hanno posto in atto contromisure adeguate- anche con l’Intelligence- per evitare la deflagrazione locale e il dominio nei confronti delle riconosciute libertà e delle Costituzioni democratiche di ogni Nazione civile?  Giacché i ‘’targets’’ degli attacchi odierni sono i cittadini statunitensi in particolare, è doveroso esaminare la politica estera dell’attuale amministrazione USA, soprattutto nei confronti del mondo islamico, atteso che- alla vigilia delle elezioni presidenziali di Novembre- gli argomenti di politica estera e di sicurezza nazionale diventano più decisivi.  Da un lato Obama ha posto fine ai conflitti in Iraq, e presto anche in Afghanistan, mentre sta mirando a estirpare al- Qaeda da diversi territori; è tacciato di essere titubante con l’Iran e con la drammatica situazione in Siria; certo è rimasto alla finestra nel corso delle rivolte della Primavera araba. Appena eletto nel 2009, aveva promesso di ‘’restaurare’’ l’immagine degli US all’estero, specialmente nel mondo islamico, di finire le guerre in Iraq e Afghanistan e offrire una mano all’Iran e portare la pace nel Medio Oriente. Tutto ciò sulla base ideale e un po’ pastorale di piegare l’arco della storia verso la giustizia planetaria e un mondo più pacifico e stabile. Tanta retorica, tanti compromessi e poco pragmatismo, se non ai fini elettoralistici ( quasi il 50% degli statunitensi vive di welfare); spesso si ha la sensazione che anziché seguire una strategia, Obama sia trascinato dagli eventi. Alcuni punti sono particolarmente dolenti: il tentativo e la promessa di indebolire al- Qaeda sono, alla luce dei recenti fatti(uccisione dell’ambasciatore Stevens),  e a parte l’eliminazione di Osama bin Laden, falliti; le relazioni con Cina e India sono a corrente alternata ma con un trend negativo. Anche la ricostruzione della reputazione internazionale degli US – a parte i neo rapporti con la Russia col Trattato New Start sulla proliferazione nucleare- lascia a desiderare per usare un eufemismo; dall’Iraq le truppe sono state ritirate lasciandolo in una pericolosa  deriva da Stato fallito e prossimo alla guerra civile. Non si può certo parlare di successi e nemmeno di progressi nella crisi endemica in Medio Oriente, fra Israele e Palestina; l’atteggiamento di basso profilo e titubante nei confronti dell’Iran e della Corea del Nord ha consentito loro di continuare nelle attività per produrre armi nucleari. Una politica tollerante, socialisteggiante, una leadership equidistante, improntata al ‘’politically- correct’’ che, per certi versi piace e soddisfa la ‘’middle class’’ e quella ‘’proletaria’’(anche se un vero proletariato negli States non esiste) soprattutto per le ricadute positive nei confronti dei destinatari del Welfare, dei malavoglia, di coloro che per costume non sanno cos’è il lavoro. Oggi è interessante osservare che, anche l’intendimento di cambiare le situazioni conflittuali in atto nel mondo islamico con forme di cooperazione con quel mondo, sta miseramente fallendo. Infatti, i rapporti dell’Amministrazione US con il mondo musulmano sono stati sorprendenti e talvolta drammatici; Obama ha inteso combattere il terrorismo ma non ha sposato la GWOT (guerra globale al terrorismo) di Bush; ha ritirato le truppe dall’Iraq per il ’recupero della reputazione’ esterna, facendo leva sul fatto che gli americani erano stanchi di veder morire inutilmente i loro cari. Non è neppure passato inosservato lo smacco subìto per mantenere un’aliquota di truppe in Iraq che doveva assicurare la transizione  a sostegno delle istituzioni locali, per la negazione della  loro immunità. Per tacere della pace in Medio Oriente che ha rivelato l’abisso fra le promesse e i fatti concreti con grande frustrazione del Presidente; né sono terminati i conflitti nei territori occupati dagli Israeliani: Obama ha perso ogni credibilità come mediatore dell’atavico conflitto. La visita al Cairo del 2009 con l’allocuzione tenuta a favore degli arabi, senza farne un’analoga in Israele, ha creato forti dissensi nella pubblica opinione di quest’ultima. Con il risultato finale che i problemi palestinesi restano irrisolti, Guantanamo non è stato chiuso com’era stato promesso, facendo arrabbiare ancor più gli arabi quando – di recente- si è riavvicinato agli ebrei nell’approssimarsi delle elezioni presidenziali. Nella Primavera araba poi, Obama pensava di aver gestito le crisi abbastanza bene sostenendo che i ribelli non erano direttamente contro gli US e mantenendosi in una sorta di limbo. In Egitto non è andata meglio; la scommessa che i Fratelli musulmani, usciti vincitori  dalle elezioni, andassero non verso la Sharia ma avessero preferito la stabilità cooperando con gli US, preservando il trattato di pace con Israele, è stata un’illusione ed un’ulteriore partita persa. Anche a Damasco si è lasciato che le transizioni avvenissero da sole osservando dietro le quinte, tentando di reagire solo alle emergenze o agli eventi quando ormai era troppo tardi. Neppure all’interno per Obama sembra che le cose vadano per il meglio; esiste una bassa crescita ormai strutturale, un livello di disoccupazione eccessivo, un indebitamente insostenibile verso la Cina, una vacillante supremazia mondiale per la deriva economica in corso e con una forza militare sempre più indebolita: forse il Generale Mc Chrystal – Comandante delle Forze USA in Afghanistan, poi sollevato dall’incarico- non aveva tutti i torti quando definì Obama ‘’un accademico, troppo riflessivo perché faccia il comandante in capo, senza nerbo, che non vuole agire..’’. Di fatto una politica estera assai debole, ondivaga, che lascia buchi di ogni tipo, che si appella al dialogo, alla tolleranza,ed alla comprensione,ma a senso unico, non paga mai; se le vignette possono essere opinabili, nessuno può arrogarsi il diritto di censurare e di fissare quello che si può dire e quello che è proibito! ‘’Dare a Cesare quel che è di Cesare…’’ :le libertà fondamentali dell’individuo (dalla libertà di espressione scritta e orale, di pensiero, di opinione, di confessione religiosa, di circolazione,ecc..) nelle Nazioni civili e democratiche sono inviolabili, a prescindere dalla fede: uccidere chi va oltre la loro linea rossa ‘’religiosa’’  è una barbarie. Non servono presidenti ‘’amici del mondo e delle belle parole’’; non serve Superman,ma qualcuno nel mondo occidentale che sappia tenere la rotta ferma e giusta,che guardi diritto ai problemi, senza ipocrisie né strabismi. Che, alla lunga, non pagano mai!

Giuseppe Lertora

Encatena - Your content marketing platform
RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends