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La Somalia ha un nuovo presidente: Hassan Sheikh Mohamud




La Repubblica Federale della Somalia ha un nuovo Presidente, Hassan Sheikh Mohamud, un cinquantenne, militante nella fratellanza mussulmana, che con 192 voti ha strappato la Presidenza al Capo dello Stato e del Governo in carica, Sheikh Sharif (79 voti), che dal 2009 regge le redini del turbolento Stato del Corno d’Africa. Entrambi sono docenti, uno di geografia alla scuola elementare, entrò in politica perche uno dei suoi alunni era stato rapito dalle Corti Islamiche e sull’onda di un piccolissimo successo (recuperò un paio dei suoi alunni dalle milizie) ha cavalcato l’onda emotiva che lo ha fatto prima “colomba” nelle Corti stesse e poi Presidente del moderato Governo Transitorio Federale, nominato da ONU e Stati Uniti; professore universitario l’altro che non ha abbandonato Mogadishu in questi anni di guerra e che ha collaborato con qualche organizzazone internazionale, i due politici sono “parenti” nello stesso Clan tribale di Mogadishu e nell’impegno islamista (piu impegnato in effetti il nuovo eletto con i Fratelli Mussulmani che ormai dettano le regole dopo il venticello della Primavera Araba dall’ Egitto alla Libia..)

Una Costituzione siglata a Giugno e ratificata da un parlamento eletto dai capi tribù che ha nominato a ferragosto il suo Chairman e, con solo venti giorni di ritardo rispetto al calendario fissato dalla Road Map internazionalmente approvata, ha nominato oggi il primo Capo dello Stato democraticamente eletto. In effetti Sia Barre era un dittatore, grato all’ Italia ed a tanti altri paesi, ma dittatore, mentre Shariff era stato messo li dalle Nazioni Unite, dalla Unione Africana, aveva avuto il benedizione di UE e sopratutto Stati Uniti ed ha un merito grande, ovvero quello di aver fondato la Patria.
Dopo ventun’ anni di guerra non conta solo aver conquistato Villa Somalia (un tempo Villa Italia, palazzo presidenziale) ma conta aver firmato una Costituzione (un po primitiva nei suoi principi ma pur sempre una Carta fondamentale) e di aver lasciato libertà alle tribu di nominare i propri  delegati, di aver consentito libere elezioni presidenziali (tanto libere che il Capo in carica non è stato rieletto!).
Alle 17,30 di ieri 10 settembre il mio collaboratore Luca “Falco” che segue nel parlamento l’ elezione mi riferiva che alla prima votazione il Presidente in carica aveva ottenuto 64 voti, primo dunque, seguito da Hassan Sheikh con 60 voti e poi dall’ attuale primo ministro con 30 voti e da Mr. Cosoble con 27 preferenze. Gli ultimi si sono ritirati ed alle 19 e 30 era già chiaro il cambiamento in atto. Alle 20 e 30 la lettura dei risultati e l’accettazione della sconfitta da parte di Shariff. Il vero vincitore in un certo senso è lui, ha vinto sulla barbarie che da due decenni insanguina il Corno d’Africa, ha scelto libere elezioni ed ha sostanzialmente rinunciato ad un commissariamento della Somalia che lo avrebbe tenuto in auge ancora un pò. Shariff ha appoggiato tre anni di operazioni speciali dei Navy Seal e di altri corpi di elite perche fosse messo un freno ad Al Qaeda ed ai pirati, ha acconsentito che i droni armati eliminassero circa duecento capi terroristi, ha dato carta bianca alla intelligence occidentale (o almeno a quei quattro gatti che hanno osato metterci piede).
Shariff è stato un Presidente coraggioso, non coraggiosissimo ma sufficientmente coerente con il suo mandato internazionale.
Dunque la politica, il cambiamento oggi è di scena a Mog, che resta però ancora la città piu pericolosa del mondo.
Per quanto alla sicurezza dobbiamo dare atto a Shariff che ha dapprima riconquistato Baidoa (con gli etiopi) e Mogadishu (con gli Ugandesi) e sopratutto che negli ultimi giorni ha riconquistato la bellissima Merka (sede delle menti di Al Shabab e di Al Qaeda e di molti capi della pirateria) e che mentre si contavano i voti oggi attaccava Kismayo, la Tortuga dei Pirati dell’Oceano Indiano. Con i kenioti e con le truppe dell’ Unione Africana le truppe presidenziali hanno infatti cinto d’assedio Kismayo negli ultimi giorni ed hanno riconquistato molte cittadine minori, poi gli attacchi da Mare, Terra e Cielo si sono intensificati e l’eliminazione di circa duecento miliziani di Al Shabab ha indebolito la resistenza; la Somalia è sostanzialmente riunita, tutto il territorio è sotto la bandiera azzurra dello Stato federale (con l’eccezione della già stabile Somaliland che rivendica qualche maggiore autonomia e non riconosce Mogadishu e qualche cittadella dove gli al Shabab sono ancora arroccati).
Quindi c’ è una costituzione, un parlamento, un presidente liberamente eletto, un territorio riunito e la fine di un periodo di transizione. Le infrastrutture fondamentali dello stato sono state reimpiantate, c’ è da articolare le leggi adesso, da formare i funzionari dello Stato, riaprire le Università e le ambasciate, gli ospedali, i negozi.
Il Governo ed il suo Ministro degli Esteri hanno siglato questa estate un accordo con quattro università italiane per aprire un Campus, la polizia criminale, il C.I.D., cerca partners per affinare i suoi arrugginiti strumenti di indagine, il porto è aperto alle navi che vogliano scaricare merci e l’aeroporto è affollato di aerei da e per Nairobi.
La Somalia sta rinascendo e questo è lo scacco (si spera “matto”) alla pirateria maritima e ad Al Qaeda.
 C’è da vigilare, da rimboccarsi le maniche , da consigliare e ancora da imparare in Somalia, ma penso stia finendo la fase delle operazioni segrete dei servizi speciali e stia iniziando la fase della legge, della amministrazione, dello sviluppo.
Mog non è diventata un paradiso, si muore di fame e di bombe, c’è la shaaria come legge ed il divieto di professare religioni diverse,  kamikaze ed attentatori si nascondono ovunque, Al Qaeda coltiva il suo odio, ma il popolo e una classe dirigente sono rinati, Mog è un po meno inferno.
Il merito è un po anche di quelle operazioni speciali, molto del Presidente uscente, moltissimo della Unione Africana: la ricetta internazionale per la Somalia ha funzionato meglio delle cure usate in Afganistan ed Iraq, vedremo cosa succederà adesso, se arriveranno i rinforzi occidentali per via diplomatica al neoeletto Presidente Hassan Sheikh o quelli clandestini di Al Qaedae dei suoi sponsor ad Al Shabab ed ai pirati di Kismayo.

M.S.

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