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Proteste anti USA. Egitto: ancora scontri davanti ambasciata al Cairo

Nel mondo islamico si sussegono una dietro l’altra le manifestazioni contro il film “The Innocence of Muslims” imperniato su Maometto e giudicato offensivo verso l’islam. Un film girato in California da autori ancora sconosciuti, ma che in America ha raccolto uno scarso interesse da parte del pubblico  e che misteriosamente è stato poi, pubblicato su internet.  Molti ritengono che la protesta contro il film sia solo un pretesto sfruttato dagli estremisti islamici per cercare di innescare la violenza contro le istituzioni americane nel mondo. Stamani in Egitto, da dove martedì scorso è partita la protesta, si sono registrati ancora scontri tra forze dell’ordine e manifestanti attina nei pressi dell’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale del Cairo.  Si tratta per lo più di piccoli gruppi di manifestanti che spostandosi da un punto all’altro del perimetro dell’edificio che ospita la sede diplomatica statunitense lanciano pietre contro gli agenti posti a difesa della missione diplomatica americana. I poliziotti sono in tenuta anti-sommosa e reagiscono  alla sassaiola sparando gas lacrimogeni contro i manifestanti. Punto di riferimento per i manifestanti ancora una volta piazza Tahrir che era stato l’epicentro dlla rivolta popolare che ha portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak.  Oggi, nel venerdì di preghiera, i Fratelli Musulmani che sono la più importante forza politica del Paese e movimento di riferimento del  presidente egiziano, Mohamed Morsi hanno lanciato un appello a “manifestazioni pacifiche”.   I Fratelli musulmani  hanno anche dichiarato che gli Stati Uniti non sono i responsabili del film anti-Islam. Intanto sono stati identificate le altre due vittime dell’attacco alla sede consolare americana a Bengasi. Oltre all’ambasciatore americano Chris Stevens e a Sean Smith, responsabile della comunicazione sono stati identificati gli altri due funzionari americani  uccisi. Si tratta di due NAVY SEALS: Tyrone Woods e Glen Doherty.  Dopo l’inizio di queste manifestazioni gli Stati Uniti stanno aumentando le misure di sicurezza delle loro ambasciate di tutto il mondo.

P.F.

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