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Lo stato di diritto e le opinioni balzane sul caso dei 2 Marò

I Paesi di vera democrazia liberale applicano, quale regola fondamentale, lo stato di diritto che governa in base al rispetto del complesso di leggi, siano esse quelle contenute nei vari Codici nazionali o discendenti da Trattati e Convenzioni internazionali. Soprattutto nel rispetto delle norme derivate dal Diritto internazionale che hanno la stessa cogenza, se non più, di quelle nazionali, in quanto garanti dei diritti fondamentali dell’individuo con ampiezza universale. Altri paesi non proprio democratici hanno, invece, a proprio fondamento lo Stato etico (o estetico, cioè apparentemente giusto) che si basa sull’applicazione di pseudo-norme personalizzate che sono sostanzialmente illegittime poichè disallineate al diritto o subordinate alle volontà ed al governo degli uomini, più che della legge, e spesso confliggono con i diritti fondamentali dell’uomo. Nello stato di diritto, prevalgono comunque i principi del Diritto internazionale riconosciuto, accettato, e ratificato sulle leggi a tiratura nazionale, anche in presenza di conflittualità fra di esse. Deve prevalere, in uno stato di diritto, il principio della presunzione di innocenza dell’imputato, e la fiducia nella propria giustizia, anche quando sussista qualche ragionevole dubbio sull’innocenza dell’imputato, senza commistioni fra la Legge e l’Etica o la morale; è quindi garantista per principio. Per contro lo stato etico non opera secondo la legge, ma privilegia la morale, talvolta le corporazioni, le ideologie ed è giustizionalista per sua natura. Alcune democrazie moderne oscillano sempre più verso uno stato etico e giustizionalista ed il caso dei 2 fucilieri di Marina arrestati e detenuti illegalmente nello stato del Kerala, dimostra che l’India e la sua magistratura operano, spregiudicatamente, al di fuori della civiltà del Diritto. La responsabilità di tale deriva va ricercata innanzitutto nei politici e nella stampa indiana che hanno già condannato i due militari e continuano con cavilli, soprusi ed abusi che nulla hanno in comune con lo stato di diritto, con il riconoscimento del Diritto internazionale, nè con una minimale tutela dei diritti individuali. Sembra tuttavia che, paradossalmente, anche da noi si stiano perseguendo strade improprie da stato etico vs stato di diritto, con posizioni ondivaghe da parte del governo sulla legalità, dubbi procedurali e opinioni dei media nostrani che lasciano basiti. Essi abiurano volutamente il garantismo nei confronti dei militari, ancorchè sappiano molto bene che su di esso si fonda lo stato di diritto e, quindi di civiltà; qui non ci si aspetta che si schierino da parte degli incolpati (in questo caso ingiustamente), ma almeno che salvino la faccia nel sostenere i loro inviolabili diritti, questo sì. La moda è quella di far prevalere comunque l’etica, quella “pelosa” interessata, che porta il pendolo ad oscillare verso un più comodo ed ideologico giustizialismo sinonimo di stato etico-estetico che è antitetico della civiltà: cioè promuovono la barbarie. Chi fa opinione ed ha strumenti notevoli per influenzare il sentimento popolare dovrebbe, anche nei casi meno convincenti, coltivare il dubbio dellla colpevolezza fino a prova contraria, diffondendo una onesta indipendenza di giudizio; spesso, sempre più spesso, i media sono più portati alla “barbarie”, con accuse pre-concette, senza dubbi, convinti che la giustizia sia parte dell’etica, più che del diritto e, semmai, figlia di psuedo-tradizioni e di più comodi conformismi. Sulla chiara ed obiettiva informazione sembra prevalere quindi una concezione utilitaristica e di parte, spesso correlata ad idee ed opinioni (non su fatti, nè sulla professionalità) che “servono” gli interessi editoriali, talvolta ideologie, quando non si riscontrano evidenti “belinate” o posizioni oscurantiste da pesce in barile, motivate da contorsionismi mediatici pur di non sposare la giusta causa e lo stato di diritto. Nel caso dei 2 fucilieri del San Marco, molti non hanno compreso la portata dell’evento, ed altri tergiversano sulla giurisdizione di competenza che è Nostra, italiana per Legge e per Diritto. Alcuni opinionisti dimenticano, o forse non sanno, che l’uso della Forza militare (atteso che a mio avviso i 2 Fucilieri non hanno sparato direttamente su quei 2 pescatori!) è un atto politico, forse il più alto atto politico che possa essere compiuto da uno Stato o dai suoi membri; in quanto tale non può che essere giudicato in sede politica, senza delegarlo a tribunali. Poi, tecnicamente, se vi sono responsabilità per comportamenti non in linea col mandato politico, le ROE, ecc… l’inchiesta ed i provvedimenti, anche drastici, dovranno essere presi da chi ha la competenza, non da dilettanti o organismi partigiani. Per inciso è davvero balzano pensare che possa esistere una qualunque missione di pace dove non si spari, pur con misure, procedure e limiti prestabiliti: anche i Nuclei di Protezione Militari per difendere la nave ed i loro equipaggi erano dotati di armi, che all’occorenza dovevano e potevano essere usate contro i pirati, i quali non sono disarmati e non usano fiori al posto dei cannoni. È la solita delegittimazione dei nostri impegni militari, anche se operano – è utile ricordarlo – per garantire la sicurezza, sia nei teatri afgani, come nell’antipirateria marittima. Ma, almeno, consideriamo questi nostri “servitori dello Stato” alla stregua di coloro che vengono rapiti, tenuti in ostaggio, andando a fare turismo o gli affari propri, e non su mandato per tutelare gli interessi di questo Stato; nessuno vuole trasformarli in eroi, ma nessuno ha il diritto di non considerarli innocenti fino a prova contraria, secondo un principio di giustizia “civile”. Più che lo Stato di diritto, emerge – da alcune sciocche dichiarazioni ed opinioni – uno stato etico, pronto a fare giustizia col linciaggio morale dei nostri militari, dimenticandosi di una qualche identità nazionale e di una pur minimale garanzia processuale. Le opinioni personali, se sciocche e pretestuose, non critiche ma stupidamente provocatorie e partigiane, dovrebbero trovare posto nel cestino più che negli spazi dedicati dalle grandi testate alle “idee ed opinioni”. Ma quando, qualche bontempone lo fa evidenziando una carica istituzionale, come è successo recentemente richiedendo un parere “illuminato” sul Corsera, e non solo viene pubblicato, ma ne esce un commento a dir poco sorprendente e totalmente incoerente, beh allora si infrange la linea rossa della pur annichilita tolleranza e minima pubblica decenza del comune cittadino! Quel che più meraviglia non è l’istanza in quanto tale che andrebbe comunque cassata, ma i contenuti quali: “non ci sono dubbi sul fatto in sè: per le due morti c’è una chiara responsabilità dei due marò” e continuando “a riprova c’è l’indennizzo da parte dell’Italia alle due famiglie…” e “non trasformiamoli in eroi… sono due persone che hanno sulla coscienza due morti”: meraviglia molto di più la risposta illuminata dell’opinionista! Per non scontentare nessuno fa il pesce in barile, denotando una scarsa coerenza con giudizi pregressi all’argomento, una palese mancanza di coraggio morale delle proprie idee e, soprattutto, una totale carenza di principi liberali e garantisti verso i due incolpati. “Non so, non ho ben capito come sono andate le cose, non so se l’incidente sia avvenuto in acque internazionali” ?!; aggiungendo “non mi è piaciuto che l’opinione pubblica desse per scontata la loro innocenza (?! ) e chiude da buon ex-diplomatico sentenziando che “il silenzio oggi conviene a tutti… al governo indiano… ed ai marò…’’: alla faccia della coerenza, della competenza e dell’informazione per una corretta pubblica opinione. Certo, perchè al di là degli strampalati giudizi di (im)merito, esiste un problema palese di totale incoerenza; ad una lettera di circa due mesi fà, inviata da un profondamente onesto e noto esperto di Diritto internazionale e scienze politiche che ribadiva la giurisdizione italiana trattandosi di evento accaduto in Alto Mare e l’immunità dei 2 Fucilieri che, in quanto militari comandati in missione, gli viene riconosciuta da tutte le Convenzioni internazionali, non erano comparsi i non so; il dubbio sulle acque internazionali; la loro innocenza, ecc,ecc, tutt’altro. Infatti nella risposta era acclarata la totale condivisione delle tesi -peraltro corrette – dell’istante con una “chiusa” assai determinata per cui se l’India avesse continuato nel non riconoscimento di tali principi e diritti “bisognava alzare la voce in tutte le sedi internazionali” perché ne va della nostra credibilità ed onorabilità. Ora, invece, “il silenzio conviene a tutti”, ma per favore! Meglio non disturbare gli indiani, manteniamo pure il massimo riserbo, visti i risultati diplomatici finora conseguiti… davvero un grande successo! Meglio non esprimersi sulla loro innocenza fino a prova contraria ed avallare implicitamente lo spirito illiberale e giustizionalista di quell’ineffabile istante; meglio non andare controcorrente e contro la corporazione diplomatica. Altro che liberalismo, qui siamo in pieno oscurantismo, con l’identità nazionale annichilita, con un pensiero ondivago adatto a tutte le stagioni, ma che non ne paga nessuna; ennesima demo d’informazione sbagliata, che si orienta col vento, autoreferenziale, e che sottennde incoerenza, ipocrisia che tende surrettiziamente ad affossare il diritto e lo spirito liberale-garantista, declinando prudenza e saggezza in palese ignavia ed ideologia populista. Per fortuna che la nostra stampa è negletta a livello globale ed internazionalmente non ha alcun rilievo, tanto meno certe bislacche lettere che hanno lo spessore “da bar”; speriamo soltanto che gli indiani, nei prossimi incontri dell’8 e 9 agosto in cui si discuterà sia della richiesta italiana di sospendere il processo penale presso la Corte del Kerala, sia sul ricorso italiano-quello più importante- da parte della Corte Suprema di Delhi sulla competenza della giurisdizione e quindi sulla conseguente legittimità dell’arresto dei nostri Fucilieri, possano essere illuminati dalla Ragione dimostrandosi uno Stato di Diritto e che rientra nella Civiltà. Ma dobbiamo anche sperare che dal Comitato per la Sicurezza della nostra Repubblica, riunitosi ieri sotto la Presidenza del Consiglio – alla cui attenzione è stata portata la incresciosa situazione dei 2 Fucilieri e le critiche scadenze connesse con le imminenti decisioni delle Corti indiane sul caso- siano state date direttive per azioni più incisive per riportare i nostri marinai a casa. Sarebbe anche ora!

Giuseppe Lertora

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