LiberoReporter

Il giornalista Fabrizio Calvi sta preparando un film sulla sua nota intervista a Paolo Borsellino




Fabrizio Calvi e Paolo Borsellino di schiena, in un fotogramma dell'intervista.

Alcune settimane fa, abbiamo contattato il giornalista Fabrizio Calvi, alias Jean-Claude Zagdoun, attualmente residente a Losanna, per chiedergli la disponibilità a rispondere ad alcune domande sul tema della famosa intervista da lui realizzata, insieme con il collega Jean Pierre Moscardo (scomparso nell’ottobre 2010), nell’abitazione di Palermo del magistrato Paolo Borsellino, il 21 maggio 1992.

L’intervista non fu utilizzata per gli scopi dichiarati a suo tempo dai giornalisti (vale a dire essere trasmessa alla TV francese nell’ambito di un ciclo di interviste sulla malavita organizzata in Europa, interviste invece mai realizzate con la sola eccezione di quella a Paolo Borsellino) ma venne poi trascritta, con alcune imprecisioni, su “L’espresso” nell’aprile del 1994 e trasmessa da RAINEWS24 nel 2000 in una versione di montaggio notevolmente alterata,  che scatenò numerose polemiche anche in ambito giudiziario.

Successivamente, nel dicembre 2009, l’intervista fu distribuita in formato DVD dal Fatto Quotidiano, in una versione definita dal vicedirettore del giornale Marco Travaglio, come assolutamente integrale.

A questa vicenda abbiamo già dedicato alcuni articoli. In particolare ne abbiamo parlato sul numero di gennaio-febbraio 2010 del mensile LiberoReporter (La lampada di Travaglio) e nel successivo numero di aprile-maggio 2010 (Drin… Drin… LiberoReporter chiama Travaglio. Caro Travaglio 10 domande per lei).

Fabrizio Calvi, che si era dichiarato inizialmente disponibile a rispondere ai nostri quesiti (che vengono qui riportati integralmente in calce all’articolo), una volta ricevuto l’elenco delle domande, ha preferito rinunciare all’intervista, scrivendoci quanto segue: “sto preparando un film su quell’argomento, e spero risponderà alle sue domande. Grazie dal suo interesse

A questo punto, non resta che auspicare che effettivamente questo film annunciato, possa finalmente aiutarci a risolvere almeno qualcuno fra i dubbi e gli enigmi rimasti insoluti in relazione a questa intervista, soprattutto quelli da noi messi in risalto nei 10 quesiti sottoposti al noto giornalista d’inchiesta.

In particolare, vorremmo rivolgere una preghiera al dott. Calvi, e ciò con specifico riferimento, fra quelle formulate, alla domanda n° 8.  Esistono infatti, contrariamente a quanto affermato da Marco Travaglio in merito alla “completezza” della versione dell’intervista a Paolo Borsellino pubblicata dal Fatto Quotidiano, almeno tre tagli del girato che sono stati evidentemente effettuati, in fase di riversamento del video nel formato digitale, con coscienza e cognizione di causa, e che pertanto nascondono parti di conversazione che per qualche ragione non si sono volute rendere pubbliche.

La prova dell’esistenza di questi tagli è data dalla combinazione di due circostanze: la presenza di “dissolvenze”, in corrispondenza dei tagli, realizzabili soltanto ad  una consolle di regia o con un software dedicato ai montaggi video,  nonché la presenza, nella versione pubblicata da l’Espresso, di una pur parziale trascrizione di alcuni frammenti di frasi pronunciate dal magistrato in corrispondenza dei tagli, non udibili sul DVD, fatto che prova che la versione del girato trascritta dall’Espresso conteneva, in corrispondenza di quei punti, parti di intervista non presenti sul DVD del Fatto Quotidiano.

Tuttavia anche le parti trascritte dall’Espresso, non possono che essere incomplete.

Ciò è deducibile dalla lunghezza dei periodi trascritti, se raffrontati con la lunghezza effettiva delle parti del girato tagliate, la quale a sua volta è stimabile con buon grado di precisione,  attraverso un meticoloso raffronto della “timeline” del video reso disponibile dal Fatto con gli orari segnalati periodicamente, durante l’intervista, dall’orologio a pendolo presente nella stanza del magistrato, nonché dall’ora segnata sul quadrante dell’orologio da polso dello stesso Paolo Borsellino, ben visibile di tanto in tanto esaminando il video.

Dai risultati di questa analisi comparativa, risulta comprovata la presenza di tre tagli e tre ricuciture realizzate in post-produzione con il metodo della dissolvenza, che seguendo la “timeline” del video del Fatto Quotidiano (nella sua versione completa, comprensiva cioè della prefazione di Marco Travaglio) sono individuabili nei seguenti punti: a 30 minuti e 30 secondi dall’inizio del video, un primo taglio della durata di circa 9 minuti e 45 secondi;  a 52 minuti e 17 secondi, un secondo taglio di circa 2 minuti e 30 secondi; ad 1 ora e 16 minuti dall’inizio del video, un terzo evidente taglio, di durata non precisamente definibile.

Vorremmo ribadire che, dall’esame dei dati disponibili, questi non risultano essere tagli eseguiti in fase di ripresa per motivi, ad esempio, tecnici, e quindi con relativa sospensione dell’intervista, bensì si tratta effettivamente di tagli del “parlato” di Paolo Borsellino, come dimostrato anche dalla parziale trascrizione degli stessi presente su “L’Espresso”.

La preghiera che noi rivolgiamo quindi a Fabrizio Calvi, al di là di tutte le cose interessanti che ci vorrà illustrare nel film che ha in preparazione, è quella di pubblicare finalmente in modo integrale e non manipolato anche queste parti omesse. I cittadini italiani esigono sapere che cosa disse effettivamente Paolo Borsellino, e quindi le ragioni di quei tagli.

Un film dove non si provveda a soddisfare tale esigenza, non potrebbe mai essere utile all’effettivo accertamento della verità su questa discussa intervista.

Enrico Tagliaferro  – Gabriele Paradisi

LE 10 DOMANDE A FABRIZIO CALVI (inviate una prima volta il 26 giugno 2012 e una seconda volta il 3 luglio 2012, sono rimaste, per ora, senza risposta).

1)            Sig. Fabrizio Calvi, il 21 maggio 1992, lei ed il suo collega Jean Pierre Moscardo, valicaste le Alpi per incontrare a Palermo il magistrato Paolo Borsellino, allo scopo di intervistarlo. Quell’intervista è considerata l’ultima più importante del magistrato che venne ucciso nella strage di via D’Amelio il 19 luglio successivo insieme a cinque uomini della sua scorta. Oggi, di quella vostra intervista, esiste un DVD che riporta un “girato” di circa un’ora, distribuito da il Fatto Quotidiano nel dicembre del 2009. Ascoltando tutta l’intervista, emerge un fatto abbastanza curioso: il giudice non è stato intervistato né in merito alla propria esperienza personale, né in merito alla sua attività corrente in quel tragico 1992. In effetti, neppure una domanda in quell’intervista è mai stata posta sulle inchieste che il giudice conduceva in quei giorni, ma solo ed esclusivamente domande in merito ad indagini non ben definite, in cui verosimilmente potevano risultare coinvolti Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, di cui però pare si stessero occupando altri magistrati e di cui anzi Paolo Borsellino dimostrò una scarsa conoscenza. Sig. Calvi, come mai percorrere tanta strada per intervistare un magistrato importante come Borsellino, per poi non rivolgergli neppure una sola domanda riguardante la sua personale attività, ma per lo più domande riferite ad inchieste non di sua stretta competenza? A questo proposito, ci preme farle notare che più volte il giudice, in quell’intervista, si vide obbligato a ribadire che le domande che gli venivano poste riguardavano inchieste di cui non si era occupato o di cui non si stava occupando, eppure mai in nessuna di queste occasioni il giudice è stato da voi sollecitato a fornire qualche informazione sulle inchieste di cui si stava effettivamente interessando, così come la logica avrebbe dovuto suggerirvi. Esiste forse una spiegazione particolare a questo vostro modo di impostare l’intervista?

2)            Esiste una ragione particolare per cui il magistrato è stato da voi sollecitato a parlare praticamente per tutta l’intervista di argomenti riguardanti Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, nonostante costoro all’epoca non facessero politica, e nonostante la scarsa notorietà di Marcello Dell’Utri (tant’è vero che Borsellino nell’intervista dimostra persino di non saper distinguere fra i due fratelli Dell’Utri, Marcello e Stefano)? Perché tanto interesse per Dell’Utri, da parte di due giornalisti francesi, in quell’estate del 1992?

3)            In una parte dell’intervista in cui si vede Borsellino consegnarvi un documento proveniente dall’archivio della Procura di Palermo, la telecamera appare seminascosta dietro ad un divano, ma è comunque accesa, tanto che riprende il giudice mentre vi chiede di mantenere il segreto su quel passaggio di carte. Che le risulti, quella telecamera, era rimasta accesa per distrazione oppure era stata lasciata accesa consapevolmente?

4)            Sig. Calvi, lei per caso ha conservato quell’importante documento, quella stampa dell’archivio della Procura che Borsellino vi consegnò al termine dell’intervista, chiedendovi di mantenere il riserbo sulla sua provenienza? Le porgiamo questa domanda perché per noi italiani, quel documento riveste una particolare importanza, in quanto, a sentire Borsellino nel vostro girato, esso riportava gli estremi di un’inchiesta in corso a carico di Marcello Dell’Utri, inchiesta di cui nessuno però oggi sa nulla di nulla. Negli attuali archivi giudiziari infatti, essa non risulta essere mai esistita, e nessuno pare rammentare la sua esistenza né è in grado di spiegare per quale reato e per quali fatti sarebbe stato indagato Marcello Dell’Utri in quel frangente. Lei dunque potrà capire l’importanza di quel documento, e per quale ragione le chiediamo informazioni sulla sua sorte.

5)            Sig. Calvi, in una famosa versione della vostra intervista, frutto di una sintesi e di un rimontaggio trasmessa il 21 settembre 2000 da Rainews24, ad un certo punto si sente la sua viva voce porre al giudice questa domanda: “Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?”. In realtà, dall’analisi del girato “integrale” distribuito dal Fatto Quotidiano, emergerà che tale domanda non fu mai posta a Paolo Borsellino, e che essa venne quindi registrata e montata in studio, verosimilmente in fase di post-produzione. Le domandiamo: quando, come, e perché lei registrò quella domanda, mancante nel girato “integrale” e cucita invece nella versione trasmessa da Rainews24, in sostituzione di un’altra domanda? E chi, oltre a lei, era al corrente di questa sostituzione?

6)            Lei sa chi fu a confezionare e quando la versione ridotta dell’intervista mandata in onda da Rainews24 nel 2000?

7)            Verso la fine dell’intervista, l’operatore della telecamera rinuncia a riprendere Paolo Borsellino da una posizione frontale, proprio mentre il giudice sta esponendo interessanti fatti riguardanti Vittorio Mangano di cui egli pare fosse a conoscenza. Nonostante quindi il giudice stesse parlando di quei fatti, le riprese vengono interrotte per poter consentire, come si vede bene, all’operatore di spostare la telecamera ed effettuare alcune riprese “fredde” alle spalle del magistrato e poi ancora di lato, a notevole distanza dal magistrato. Sig. Calvi, vorremmo sapere: l’effettuazione di queste riprese “di spalle”, era per caso pianificata? Quale il suo scopo?

8)            Nel numero datato 8 aprile 1994, l’Espresso pubblicò una trascrizione abbastanza fedele dell’intervista. Anzi, le vorremmo rimarcare che in quella trascrizione sono riportate parti di intervista che stranamente risultano mancanti, cioè tagliate, nel DVD distribuito dal Fatto Quotidiano, nonostante questo sia stato descritto dal vicedirettore di quel giornale, Marco Travaglio, come “integrale”. Invece com’è evidente, alcune parti trascritte sull’Espresso, nel girato “integrale” risultano tagliate, ed in corrispondenza delle stesse, ci sono delle “sfumate”. Lei sa dirci per caso quali fossero i contenuti di queste parti tagliate, e per quali ragioni, quando e da chi, esse furono tagliate?

9)            Che le risulti, il suo collega Jean Pierre Moscardo, oggi purtroppo deceduto, aveva collaborato, quand’era in vita, in qualche modo con i servizi segreti francesi o con esponenti o ex-esponenti dei servizi segreti francesi?

10)         Perché, dopo l’attentato del 19 luglio 1992, lei non mise a disposizione – ovvero non pensò di mettere immediatamente a disposizione – quell’importante documento registrato appena due mesi prima, documento che a quel punto acquisiva rilevante valore storico? Contattò forse qualcuno a questo scopo?

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