LiberoReporter

La svolta europea

L’Europa, malgrado tutto, va avanti. Anzi, si direbbe paradossalmente che i suoi stessi problemi la stiano concretamente forgiando. Pezzo per pezzo, certo più dei perfetti modelli teorici elaborati oltre cinquant’anni fa dai primi pionieri europeisti. Eravamo agli albori. I meno giovani ricorderanno istituzioni come la CECA, l’Euratom, o gli orizzonti ambiziosi e un po’ generici del Trattato di Roma (1957). Ma ora – dopo Maastricht, dopo Schengen, dopo il serpente monetario prima e L’Ecu poi, dopo la caduta del Muro – finalmente la Germania acconsente che la Banca Centrale Europea intervenga sui mercati acquistando i titoli degli Stati più indebitati, come Spagna e Italia. E’ una pietra miliare, in queste giornate drammatiche ed epocali. Obiettivo impensabile fino a pochi mesi fa, risultato della violenza stessa della crisi e dell’abilità diplomatica dei suoi protagonisti. Infatti la Merkel, con tempestivo e apprezzabile pragmatismo, ha fatto subito propria la forte dichiarazione del presidente Draghi: faremo di tutto per salvare l’Euro. Weidmann, presidente della Bundesbank supremo custode della più stretta ortodossia monetaria germanica, non è parso affatto convinto. Ma anche per i tedeschi, dopotutto, deve valere la supremazia della BCE rispetto alle Banche Centrali nazionali. Mentre la decisione politica finale, che in questo caso è realistica e innovativa, compete ai responsabili del governo.
Per la verità, grazie proprio alle pressioni italiane, il principio era già stato esplicitamente affermato nel Consiglio UE di fine giugno, con l’idea di uno “scudo anti-Spread” capace appunto di difendere i titoli pubblici più vulnerabili rispetto alle vistose distorsioni speculative dei mercati: per riconoscimento generale, non c’era alcuna ragione tecnico-finanziaria per cui l’Italia dovesse finanziarsi a costi così onerosi. Per l’occasione Monti dichiarò che il nostro paese non pensava di dover ricorrere a una tale rete di protezione, facendo anche notare che l’Italia dà molto all’Europa, e all’Europa non chiede nulla. Ma il risultato rappresentava comunque una svolta storica rispetto alle tradizionali impostazioni tedesche. Rientrata in patria, infatti, la Cancelliera ha dovuto subito confrontarsi con le dure critiche del Bundestag, dei media e di un’opinione pubblica da sempre riluttante a qualunque ipotesi di coinvolgimento di Berlino nei debiti mediterranei – tantomeno sotto forma di eurobond – se non nella prospettiva di una più stretta integrazione, e quindi di controlli contabili più accentrati e severi. Ma lo scudo anti-spread, anche se in via più indiretta, rappresenta una deroga non da poco a questa non più granitica impostazione. Tant’è che il parlamento di Berlino trova il modo di prender tempo.deferendo la questione alla Corte Costituzionale, che non potrà pronunciarsi prima di settembre.
Ma l’urgenza e la durezza dei problemi accelera il corso degli avvenimenti. Come sempre, la realtà è più rapida dei parlamenti. Già in Spagna tutto precipita con nuovi collassi bancari e finanziari. Nelle piazze si spara, dopo che il premier Rajoy, rinnegando in blocco tutte le promesse elettorali, ammette con disperato candore che le casse del paese sono vuote. Nuovo fulmineo intervento-tampone della BCE. Crollano le Borse, il nostro spread tocca i 540 punti, l’agenzia Moody’s, la stessa che aveva promosso Lehman Brothers a un mese dal default e su cui pende tuttora un’inchiesta per aggiottaggio e altre manipolazioni, declassa ancora l’Italia a mercati aperti, poche ore prima di un’imponente e delicatissima asta di BTP. Nella generale concitazione, si parla addirittura di un appello congiunto Parigi-Madrid-Roma perché lo scudo anti-spread sia reso immediatamente operativo. Notizia poi smentita, ma molto indicativa del clima.
E’ a questo punto che Draghi prende la parola. Parla nella sua veste di massimo garante dell’Euro, bene di tutti, e governatore di quella che, di fatto, è la più forte e compatta istituzione dell’UE. Rappresenta un’entità politica composita, ancora ibrida e largamente incompiuta, ma dall’immenso potenziale economico (Pil complessivo: 12.268 trilioni di euro, superiore agli USA). I suoi 495 milioni di abitanti, per quanto etnicamente eterogenei e distanti nelle culture e negli interessi, hanno in comune un obiettivo preciso e forte: l’unità europea. Un percorso graduale e travagliato, certo, ma che nessuno a questo punto mette più in discussione, e al quale le violente crisi finanziarie possono persino imprimere improvvise accelerazioni. Dietro l’euro, dietro l’UE c’è una comune volontà politica di ferro. Dice Draghi: “La moneta unica è irreversibile. Faremo di tutto per salvare l’Euro.” La BCE, in effetti, può fare molto già da ora, a cominciare dall’intervento sui mercati dei titoli pubblici. Presto farà molto di più, promuovendo una vera e propria unione bancaria continentale. Spesso si ricorda che la BCE non è la FED americana, che ha ben altri poteri. Ma di fatto, grazie alla fredda abilità di Draghi e agli spazi lasciati vuoti dalle esitazioni dei governi, tende sempre più a comportarsi come la FED. “Faremo di tutto per salvare l’Euro” diventa presto il motto di Monti, della Merkel, di Hollande e Rajoy. Risultato: in pochi giorni risalgono le Borse, cala lo spread e una massiccia asta di BTP vìene agevolmente collocata a tassi calanti.
Forse non si può ancora dire che il peggio è passato, che presto l’incubo-spread sarà un ricordo. In questo caso è evidente che la stessa economia nazionale ne trarrà immediato respiro. Resta il fatto che, tra i paesi dall’alto debito, l’Italia è l’unico a non aver avuto bisogno di aiuti esterni. Diversamente da Grecia e Spagna, nelle piazze italiane non si è sparato. Non è poco. Quanto a Moody’s e alle altre agenzie di rating che si muovono per conto dei grandi fondi speculativi americani, è lecito sperare che abbiano presto seri problemi di credibilità: da tempo, del resto, i mercati hanno imparato a prescinderne.
Gian Luca Caffarena
RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends