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Euro 2012: Italia, asfaltati e contenti




La Spagna ci ha asfaltato disegnandoci le strisce giallo rosse addosso. Siamo stati ridicolizzati e poteva persino andare peggio. Eppure accade, forse perché con la crisi ci si accontenta, che gli pseudo trionfalismi si sprechino. Comunque un grazie agli azzurri, perché hanno dato tutto in un crescendo entusiasmante, finché hanno retto, e un grazie allo splendido Prandelli, tranne che per la finale, la maledetta finale.

Euro 2012: Italia, asfaltati e contenti.

Arrivano i sorrisi del sobrio Monti conditi di consueta banalità a fine partita;  poi l’enfasi di Napolitano che il giorno dopo riceve gli azzurri e con loro il dono di un pallone e del gagliardetto della nazionale; quindi gli elogi dei media con il refrain del “grazie lo stesso”; e infine la critica che dimentica di fare il suo mestiere perché la nazionale di Prandelli è sotto l’aura della simpatia e quindi ‘intoccabile’: tutto quello che non ti aspettavi di vedere dopo una passeggiata iberica sulla spina dorsale degli azzurri lo vedi e, se ci sei, dici “ma siamo sicuri che l’Italia ha perso una finale per quattro a zero?”. Sì, siamo sicuri.

Abbiamo stabilito un record mondiale negativo perdendo una finale con quattro gol di scarto. Abbiamo consegnato alla Spagna, alla grande Spagna, una squadra sfatta e cotta (lo hanno ammesso gli stessi protagonisti). Prandelli ha confessato di aver “forse” sbagliato la formazione, perché “ mi sono fatto condizionare dalla riconoscenza” dice. La squadra andava cambiata, ma lui non se l’è sentita e voleva sul campo di Kiev gli artefici del cammino verso la finale.

E’ stato un bell’atto umano (perché Prandelli è davvero una bella persona) ma queste competizioni, europei e mondiali, si giocano portando ventitré giocatori e non undici. Chiellini e De Rossi erano chiaramente malandati e rattoppati, Marchisio non era alla frutta ma alla fase dell’‘ammazza caffè’; eppure abbiamo iniziato la partita come se i ricambi non ci fossero. “O si vince così, con questo gruppo di eroi, oppure fa niente e vada come vada”, questo è stato il motto. Abbiamo continuato con cambi sbagliati e troppo ravvicinati (giocando, infatti, quasi tutto il secondo tempo in dieci). E’ andata che abbiamo preso una scoppola epica.

Prandelli, straordinario fino a quel momento, è venuto  a  mancare al suo comandamento principe: il coraggio. A Kiev ci siamo dimenticati di giocarcela e non siamo stati coraggiosi. Un avversario terribile come la Spagna meritava audacia, scelte diverse, un altro approccio: questo è il rammarico.

Comunque non importa. Siamo arrivati in finale, chi se lo aspettava? Neanche Buffon ci avrebbe scommesso un euro (permetteteci la battuta). Le sfilate anti crisi degli azzurri sono cominciate: sono già un esempio per tutti, una metafora ossessiva che ci martellerà le parti basse. Ma rimaniamo asfaltati e contenti, perché tanto è un gioco, o no?

Danilo Stefani

1 COMMENT
  1. Cristina Pesce

    meglio che non parlo,,,

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