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Pirlo e gli artisti del cucchiaio, storie ed emozioni

Pirlo è soltanto l’ultimo grande esecutore di un colpo che manda in visibilio gli amanti del calcio. Il cosiddetto cucchiaio ha una storia e pochi selezionati protagonisti, campionissimi ma anche giocatori che non hanno lasciato altri segni

cucchiaio-pirloEra il 20 giugno 1976 a Belgrado c’era molto caldo, l’aria era ferma, immobile e le telecamere erano tutte per Antonìn Panenka. Di fronte a lui Sepp Maier, la Cecoslovacchia è a un passo dalla storia, l’europeo del ’76 è a un rigore dalla vittoria e quel calcio piazzato è affidato Panenka, la rincorsa è lunga tutto fa pensare ad una “bomba” sotto la traversa invece il centrocampista accarezza il pallone con il destro, Maier vola basso alla sua sinistra, La palla si alza di quasi un metro ma prende una giro mai visto, è lenta, a scendere, la traiettoria prende la forma di un cucchiaio ed gol. Antonìn corre veloce verso il successo sfogando tutta la tensione che aveva in corpo la Cecoslovacchia è campione d’Europa, la Germania Ovest torna a casa.

Questo è il primo rigore battuto in questa maniera dove la semplicità di un tiro dal dischetto diventa la firma di un pittore, il segno di un eroe in una grande battaglia dove non ci sono nè vinti nè vincitori ma solo dei fortunati alla “lotteria” dei rigori. Come dimenticare il viso quasi sgomento di tutti gli azzurri abbracciati a centrocampo prima del rigore di Totti contro l’Olanda, loro già sapevano che avrebbe fatto quel colpo da maestro, e come dimenticare la faccia di Dino Zoff una volta tirato il rigore.

E come non citare Zinedìne Zidane nella finale a Berlino contro l’Italia, un gesto forse poco apprezzato da noi italiani perchè ci siamo sentiti violentati, deturpati di una cosa che pensavamo fosse nostra ma che in realtà appartiene solo ai grandi campioni. Altri giocatori si sono immolati in questo gesto tecnico. Helder Postiga nei quarti di finale dell’Europeo del 2004 contro l’Inghilterra, Gonzalo Pineda in Messico-Argentina, semifinale di Confederation Cup, Riquelme nella coppa America del 2007.

Ma ieri sera siamo stati testimoni di qualcosa in più, di qualcosa di pensato, che ha dato morale a tutta la squadra, dopo l’errore di Montolivo è diventata difficile e solo un grande artista del pallone come Andrea Pirlo poteva cambiarne le sorti e ci è riuscito è salito in cattedra, ha dato coraggio a Buffon che ha parato il rigore successivo di Ashley Cole e ci ha portato in semifinale carichi di orgoglio e voglia di vincere. Solo una parola può esprimere tutto quello che penso in questo momento GRAZIE Andrea, grazie Antonìn e grazie a tutti i Pablo Picasso, Leonardo Da Vinci e Michelangelo del pallone che la rendete un’arte dove la differenza la fa il sogno.

Eros Tassan

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