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2 Giugno: più Repubblica e meno demagogia

l 2 Giugno ricorre il referendum Istituzionale in cui gli italiani hanno scelto fra Monarchia e  Repubblica e, al tempo stesso, eletto i componenti della Assemblea Costituente che dovevano poi scrivere la nuova,  nostra Costituzione. L’Italia usciva da una guerra che aveva portato immani distruzioni materiali  ma, soprattutto un disastro  sociale e morale; abituati a subire di tutto, dalla fame ai bombardamenti, ai ‘’voltagabbana’’ indigeni, gli italiani erano  stanchi, sfiniti, sfibrati, ma tutti -o quasi- andarono alle urne con compostezza, determinazione ed orgogliosi di ’’aver ritrovato la libertà e la fierezza di sentirsi ancora cittadini italiani’’.

La ricorrenza di quest’anno cade nello scaramantico ‘’66°’’; forse sarà l’influsso dei caratteri  parzialmente diabolici secondo la cabala, ma  le discussioni, l’acrimonia  e le critiche ideologiche e demagogiche imperversano sui media, sui talk-show, a fronte della decisione ultima di fare comunque una celebrazione ‘’ridotta e sobria’’, seppure con una dimezzata parata militare. Da numerosi nostri ineffabili opinionisti, compreso ovviamente i vari (o vauri) vignettisti, emerge che la colpa è della  solita Difesa arrogante e vorace, delle Forze Armate che sono state foraggiate negli anni con vari miliardi che, invece, potevano essere investiti nei territori per una migliore prevenzione dei terremoti, delle calamità naturali: sproloqui a ruota libera in cui si scambia il dito con la luna, la Repubblica con le proprie Forze Armate.

Va oggi sicuramente riconosciuto  e totalmente condiviso il lutto che ha colpito i nostri sfortunati concittadini delle aree emiliane, e non può essere sottaciuta la crisi economica che ci attanaglia; quindi ,riduciamo pure il superfluo ed il ridondante, ma ciò che stride sono le voci ‘’contro la parata militare’’ facendo riemergere, con l’occasione, i rigurgiti ideologici di molti che esprimono un rifiuto verso questa ‘’Repubblica armata’’. Una questione ideologica camuffata  da  pseudo-ragioni economiche o di pietas; qualcuno  si era illuso che la coscienza nazionale nei riguardi delle Forze Armate fosse maturata con il passaggio del Millennio, con la partecipazione italiana  alle missioni internazionali  per liberare  e ricostruire l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia,ecc ,ed in generale  nei teatri globali di crisi per portarvi la pace ed un po’ di democrazia. E, con i nostri soldati, combattendo i deprecabili fenomeni del terrorismo, dei traffici illeciti, della pirateria, della immigrazione clandestina, per garantire una migliore “Sicurezza” globale e per ciascuno di noi, pagando talvolta con la propria vita. Ma, oggi, riscontriamo che così non è! D’altronde quando si mischia l’ignoranza al pregiudizio, le opinioni risultanti  non possono essere che deteriori, spesso fuorvianti e  perfino indecenti: la Festa del 2 giugno non è la festa delle Forze Armate, che-come noto- si celebra il 4 Novembre, né la festa dell’ Esercito o della Marina,ma è la celebrazione della Repubblica  Italiana che, guarda caso, fin dal 1948  viene ‘’onorata’’ con una parata militare. Da ora in poi possiamo rendere gli onori con i fiori o con lo sbandierando  di vignette colorate  o  con stemmini di banane: basta decidere ciò che siamo e ciò che vogliamo, ma senza ipocrisie  e demagogia. I galantuomini di questo Paese, che sono tanti, hanno le tasche piene di questi facinorosi imbelli che non perdono occasione per gridare  e  sostenere le loro ‘’ cento, mille Nassyrie’’. Ma anche di coloro che gli danno spazio, forse per quel pretestuoso audience, a prescindere dal fatto che questi bistrattano i valori in gioco della nostra società, le sue Forze Armate, la sua Repubblica. Il militare non è digerito, resta un ‘’servo del potere’’ ed è carne da macello; dicono costoro che « è ora di finirla con questa ostentazione delle ‘’stellette e della guerra’’; vadano a fare gli ‘’operatori di pace’’, che siano messi a guardia dei punti sensibili per attacchi terroristici, nelle Strade per renderle più Sicure , nei termovalorizzatori per la rumenta, nei centri di espulsione degli immigranti, e magari a soccorrere i terremotati,.. altro che pavoneggiarsi con la parata ai Fori Imperiali!».  Purtroppo questi sentimenti non appartengono solo ad alcuni cialtroni e facinorosi, ma anche a certi politici che li assecondano o addirittura li ‘’spingono’’, ad alcuni del mondo industriale che li etichettano come  ‘’parassiti’’ improduttivi, a certi media faziosi  a cui fa ribrezzo parlare dei nostri 2 Fucilieri di Marina illegittimamente arrestati e tenuti in ostaggio in India,  ai falsi pacifisti, a quelli dei Centri sociali..: ‘’Militare’’, ha scritto qualche opinionista ‘’ è tornata ad essere una parola infetta’’, con la rogna? Altro che turarsi il naso per non sentire la diffidenza e l’ostracismo per il militare, che è già di per sé grave; qui c’è da preoccuparsi per il loro ‘’tiro sfalsato’’ sulla Repubblica, più che sulle Forze Armate che rappresentano i fedeli custodi della integrità repubblicana e stanno  a garanzia delle sue  libere Istituzioni. Credo che nessuno al mondo metterebbe in discussione la Festa del proprio Stato; non certamente gli statunitensi con il loro Indipendence Day, il 4 luglio; né i francesi, il 14 Luglio, la presa della Bastiglia; né credo i Russi rinuncerebbero alla parata a Mosca : noi italiani sì e, se la dobbiamo fare ‘’ob torto collo’’, scarichiamo le colpe a questi ambiziosi militari!  Quest’anno è stato celebrato  enfaticamente il 150° dell’Unità d’Italia, sotto il profilo geografico e storico, ma sul piano dell’unità autentica  degli italiani e della loro identità, molta strada deve ancora essere fatta, per tacere di una Identità consapevole europea. Se poi le Forze Armate non servono o non si vogliono, basta essere chiari; se domani qualcuno pesta i nostri interessi nazionali, calpesta le nostre libertà, il nostro territorio, i nostri Diritti, la Sicurezza nostra e dei nostri cari, la pace,..dovremo chiedere -a 90 gradi- aiuto a qualcuno, magari ad un paese ostile  o alla Legione straniera o ad un gruppo di mercenari, con il rischio di diventare davvero un paese  di ‘’sudditi’’a livello del terzo mondo! Perseverare in questi deteriori atteggiamenti significa annichilire quei pochi valori e principi residuali rimasti della Repubblica Italiana, di cui gli uomini delle Forze Armate resteranno sempre leali e strenui difensori.  Quindi, fare la parata  ‘’regolare’’rendendo  gli onori alla Repubblica, con il suo Inno Nazionale, con la sua Bandiera e mostrando coloro che svolgono -per tutti  e tutti i giorni- compiti di Difesa e Sicurezza, anche a costo del sacrificio della loro vita, sarebbe stato giusto, doveroso e senza per questo mancare di riguardo ai terremotati. Ancora una volta ha prevalso lo spirito italico  nell’adeguarsi alle ipocrisie, facendo i ‘’cerchiobottisti’’, e  lasciando scaricare- ancora una volta- il discredito  e le implicite colpe sui militari: speriamo che  la decisione dipenda  involontariamente dalla ricorrenza cabalistica del nefasto 66..e non dalla  schiena, già  incurvata.

Comunque :  AUGURI alla Repubblica; Evviva le Forze Armate e.. Viva l’Italia!

Giuseppe Lertora

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