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Gli F-35 B e l’aviazione navale: un binomio perfetto! Fatti e numeri (II parte)

Le opinioni  in quanto tali, sono tutte rispettabili  ancorchè possano non essere condivise, purchè nascano da sani convincimenti e non riflettano approcci ideologici e virtuali; soprattutto se non sono suffragate da ‘’facts and figures’’ (fatti e numeri) e da logica ed onestà intellettuale, debbono essere rigettate con forza.  Il ‘’cerchiobottismo’’nel tentare di mediarle o motivarle surrettiziamente  non paga mai, e le toppe sono spesso peggiore del male!  Le opinioni più bislacche riguardano  oggi , anche su riviste specializzate, l’Aviazione  Imbarcata della Marina Militare , la sua valenza e gli assetti futuri  in relazione all’acquisizione dei nuovi velivoli  F-35 B che dovranno essere organici alla portaerei Cavour.  Alcune considerazioni preliminari: per avere una Marina bilanciata, come insegnano anche molti Paesi europei, bisogna disporre di un ‘’Tridente’’ equilibrato (Navi e sommergibili- Aerei ed elicotteri- Forza anfibia), pur limitato alle nostre esigenze operative e disponibilità economiche (sostenibilità), comunque  adeguato per far fronte alla Difesa e Sicurezza marittima, a crisi e calamità di dimensioni regionali. Il Tridente, senza una organica componente aeronavale,  è uno strumento militare monco; così come se non possiede  una buona capacità ‘’expeditionary’’ (di fare spedizioni-operazioni  autonome) in termini di adeguata indipendenza e di proiezione di forze dal mare, la sua efficacia – quale strumento militare navale- diviene assai  indebolita. Una Componente marittima  basata sulle sole navi, o sui concetti largamente superati delle ‘’cannoniere’, appartiene al Pleistocenico; non c’è bisogno di avere una pletora di mezzi e sistemi expeditionary a livello Marines, ma diverso è disporre di una ‘’capacità mobile’’ che può operare nel Mediterraneo Allargato, non solo per la gestione delle crisi sotto-casa, ma per contenerne l’evoluzione  in anticipo, quale ‘’braccio’’della politica estera (la cosiddetta Naval  Diplomacy), anche in termini dissuasivi ,senza invasività delle sovranità altrui. Le Navi debbono avere, quindi, quella autonomia complessiva di impiego, svincolate dal territorio, stando in acque internazionali; di fondamentale importanza ,quindi, che le Unità navali abbiano una componente aerea imbarcata, sia ad ala fissa per la Difesa  e libertà delle linee di comunicazione, della Flotta e per la proiezione di capacità ‘’dal mare’’, sia ad ala rotante per compiti di sorveglianza di superficie e subacquea, di ricerca e soccorso, di supporto, per evacuazione di nostri connazionali in pericolo, ecc.  Non c’è bisogno di inventare ,oggi, un nuovo ‘’Concetto Strategico Marittimo’’, ma  vale la pena  rammentare un poco di Storia, e magari della più negletta  storia navale. Ad iniziare dalla 2^ Guerra Mondiale, in cui la mancanza di una Aviazione imbarcata è stata, -insieme alla mancanza del Radar, di precisione nel tiro notturno,ecc- uno dei fattori  determinanti sull’andamento delle battaglie e delle strategie in Mediterraneo, contrariamente alla Flotta inglese, sempre presente in Mediterraneo con una consistente Forza aerea imbarcata.  Mai, se non con un’Aviazione navale, avremmo potuto partecipare efficacemente alle operazioni in Somalia nel ’93 per l’evacuazione in sicurezza di nostri concittadini, nè all’ operazione Enduring Freedom in Afghanistan -per la lotta al terrorismo internazionale- subito dopo l’11 settembre 2001  se non avessimo avuto il ‘’Garibaldi’’ che, stando al largo delle coste per mesi e mesi, ha svolto con i suoi ‘’Harriers’’ oltre 800 ore di missioni ‘’combat’’ contro i Talebani, nelle aree di Tora Bora; né avremo potuto partecipare alla più recente guerra in Libia  con assetti aeronavali imbarcati ‘’più reattivi e assai più economici’’ di altri, svolgendo compiti anche di Comando e di assistenza umanitaria, di soccorso, ecc:  le capacità ‘’expeditionary’’ sono necessarie anche alle ‘’porte di casa’’ e non sono sciocche ambizioni, ma realtà fattuali. Pealtro le Marine europee – pur prescindendo dalla US Navy e dai Marines-  ne sono il più concreto esempio, sia nelle operazioni singole che in ambito Alleanze come la NATO, dove la portaerei con assetti di volo imbarcati  (che sono veri moltiplicatori di forza) sono il ‘’core’’ delle Forze di Reazione  Rapida e pronte per le evenienze militari, ma anche per quelle a carattere civili, calamità,ecc.   I francesi hanno la’’ De Gaulle’’ con i loro Aerei ‘’Rafale’’imbarcati, gli spagnoli  il ‘’Principe de Asturias’’ con i loro Harriers, gli inglesi non sarebbero mai potuti andare a difendere le Falklands senza ’’ l’Illustrious’’ con gli Harriers imbarcati; la Tailandia, l’India, la Cina, il Giappone, ecc . Merita menzione, vista l’attualità, la ‘’riconversione’’ di Londra dopo i disastrosi effetti provocati dal prematuro ritiro dal servizio dell’ ‘’Ark Royal’’ e degli Harriers, vittime di scelte politiche errate e di forti pregiudizi; oggi, anche grazie alla guerra libica, c’è un radicale ripensamento sulla ex -Fleet Air Arm (la loro gloriosa Aviazione navale) e nel disporre di uno strumento flessibile e capace – la Portaerei con i Gruppi di volo imbarcati- per  far fronte a scenari geopolitici incerti ed imprevedibili. Non è superfluo parlare di fatti e numeri: in Libia, con una modesta Portaerei come il Garibaldi e con un assetto di 8-10 Harrier imbarcati, ma con rateo di impiego pesante e con capacità autentiche  di un Gruppo  ‘’aerotattico multiruolo’’ (dalle missioni di ‘’combat’’ aria-suolo, a quelle di interdizione per la ‘’no-fly-zone’’, ecc), sono state sviluppate missioni ‘’on task’’ con tempi  sugli obiettivi pressochè simili a quelli di ‘’altre forze aeree terrestri’’, con tempi di reazione incomparabili e costi più ridotti dell’ordine di 1 a 6-8, rispetto ad altri velivoli impiegati da siti terrestri. Allora, ben vengano i 22 velivoli di nuova generazione F-35 B ,per dare continuità a quella straordinaria Aviazione Navale imbarcata che ha dimostrato, nei fatti e nei numeri, nell’incredibile efficienza ed efficacia, di costituire  un valore aggiunto con caratteristiche peculiari, per garantire quelle capacità aeronavali del Tridente, essenziali per una Nazione marittima come la nostra. La componente aerotattica imbarcata sulla portaerei,davvero multiruolo, consente di intervenire dovunque e comunque, anche quando non sono disponibili basi a terra per il rischieramento di velivoli ‘’normali’’, e le operazioni dal mare sono le uniche praticabili. L’Aviazione Navale sa volare con le proprie ali,e bene ; ha piloti e specialisti straordinari, una professionalità rara, una motivazione e spirito di sacrificio unici. Nel rinnovo della linea di volo con i futuri aerei, non inventiamoci – quindi- pretesti ideologici per rafforzare opinioni sballate , tentando di decurtare  il numero di JSF ‘’marina’’,o  perorare  virtuali ‘’sinergie  logistiche’’ da conseguire ad ogni costo,  fra le due diverse tipologie  F-35 A (velivolo convenzionale) e B (con caratteristiche STOVL-decollo corto ed appontaggio verticale), perché così si risparmia!?  In linea teorica e di principio, la tesi di avere comunanza logistica ed  addestrativa tra le due linee  è comprensibile ed ovvia,ma la realtà diverge –e molto-  dagli ‘’slogans’’.  Per quanto riguarda la logistica, infatti, la comunanza è insita nell’intero concetto di supporto del JSF (Joint Strike Fighter; la famiglia degli F-35), e sarà applicata su scala ben più larga di quella nazionale italiana. Lockheed Martin, società a capo del programma relativo, progetta di creare un ‘’pooling’’ regionale/globale di parti di ricambio che non apparterranno all’uno o all’altro partner ma saranno spostate da un paese all’altro per supportare le esigenze di tutti. Ciò fa parte del concetto della Performance Based Logistic  che, a regime, punta a garantire sensibili risparmi a tutti, rispetto ad una logistica gestita a livello nazionale, con parti di rispetto acquistate a monte. Gli organi logistici nazionali non dovrebbero fare di più che un monitoraggio dei processi gestiti da Lockheed e intervenire solo in caso di problemi. L’implementazione di una gestione logistica nazionale per il JSF, come qualcuno sta sponsorizzando, serve soltanto a  creare un grosso Comando Logistico centralizzato, che non ha ragione di esistere. Per quanto riguarda la comunanza addestrativa, certamente è opportuno sviluppare la capacità di operare congiuntamente; tuttavia gli attuali concetti operativi JSF della Marina  e dell’Aeronautica  restano profondamente diversi (multiruolo e principalmente sea-based per l’una; aria-suolo e land-based per l’altra) e richiederanno che una considerevole parte dell’addestramento sia ‘’single-service’’: entrambi sono aeromobili e volano, ma sarebbe come dire che l’addestramento per un pilota di Jet è eguale a quello di un elicottero, esasperando il concetto, e che i ruoli e compiti sono eguali! Una differenza della notte, dal giorno! In merito ai simulatori, è vero che saranno flessibili e assicureranno un’ampia gamma di possibilità addestrative; tuttavia ci sono delle considerazioni puramente numeriche che non possono essere sottaciute: il JSF è un velivolo di 5^ generazione, con capacità operative al di là delle nostre attuali concezioni,le cui tattiche di impiego peculiari potranno essere applicate–in tempo di pace– quasi esclusivamente al simulatore. Inoltre,non esistendo la versione biposto,il ruolo del simulatore sarà vieppiù enfatizzato nel contesto addestrativo. Ciò vuol dire che se,ad esempio, un gruppo di volo ha bisogno di 4 simulatori, non è automatico che lo stesso numero di simulatori possa supportare due gruppi posti nella stessa base.  Non  prendiamoci in giro : una gestione logistica nazionale comune per il JSF, non rileva ai fini  della ‘’Jointness’’ e di eventuali ‘’savings’’ ; serve soltanto a realizzare un elefantiaco, quanto inutile,Comando Logistico centralizzato.  Pertanto, volere a tutti i costi applicare un concetto Joint  a due Forze Armate che operano in maniera diversa, in scenari diversi (su mare, o su terra), scevri da una qualsivoglia ‘’sinergia logistica’’, e con cultura ed efficienza molto differenti, appare motivato solo da miopia o interessi di parte!  Vent’anni di Aviazione Navale imbarcata hanno dimostrato -con ‘’i facts and figures’’- la validità, la flessibilità dello strumento militare navale, la economicità nella gestione ed un  Gruppo di Volo di eccellenza assoluta su cui la Nazione può sempre, per ogni esigenza, contare: è un fiore all’occhiello, è  una ‘’squadra che funziona’’ e funzionerà meglio con i nuovi velivoli, ma è  soprattutto un serio ed oculato  investimento per la Difesa e la Sicurezza di ogni cittadino : ‘’ Aviazione Navale : sì, e grazie molte!!’’

Amm. Giuseppe Lertora

Prima parte http://www.liberoreporter.it/?p=27980

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