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UE, meccanismo anti-spread: vince l’Italia




L’Italia si è imposta molto nettamente sulla Germania non solo sul terreno calcistico di Varsavia, ma anche su quello politico-diplomatico di Bruxelles, certo non meno scivoloso. E l’Europa tutta ne esce rafforzata.

Angela Merkel era arrivata al tavolo del vertice dopo aver solennemente dichiarato in varie sedi che mai e poi mai la Germania avrebbe condiviso i rischi del debito pubblico di Paesi come Spagna e Italia. Ma se il rifiuto degli eurobond permane, il principio di una solidarietà europea rispetto ai debiti cosiddetti sovrani è comunque introdotto, seppur in forma un po’ più indiretta. E rappresenta ora una solida pietra miliare: sarà infatti il Fondo salva-stati a intervenire direttamente sui mercati acquistando i titoli dei paesi virtuosi ma più indebitati, per difenderne il valore e contenerne così i rendimenti, ogni volta che lo spread – cioè il famigerato differenziale di rendimento rispetto ai bund tedeschi – dovesse superare una “certa soglia” (la cui entità è ancora da definire). Automaticamente, cioè senza bisogno di formali richieste avanzate di volta in volta dai singoli Paesi interessanti, e senza l’umiliazione di intrusivi controlli della “Troyka” BCE-FMI-UE, che ha piuttosto ottime ragioni per frugare meglio tra le carte ateniesi. Signorilmente anzi, Monti ha dichiarato che era indispensabile sancire un principio e definire un meccanismo capace di compensare le distorsioni dei mercati, anche se di fatto l’Italia non avrà necessità di ricorrervi.
Vittoria non solo italiana, ma di tutto un fronte che si stava già via via allargando anche oltre la Spagna e la Francia (molto leale il sostegno di Hollande). Oltre Oceano, lo stesso Obama aveva ultimamente espresso insofferenze crescenti verso le chiusure di Berlino. L’intransigenza di Monti è emersa attorno alle due di notte: quando le linee generali degli accordi sulla crescita (120 miliardi di euro da immettere nel sistema) sembravano definite, è emerso con durezza che l’Italia non le avrebbe sottoscritte senza stabilire anche un’efficace rete a protezione dei debiti sovrani. E così è stato.
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