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Pirateria marittima: i pirati somali si stanno riarmando aumentando anche la potenza di fuoco

Sono in aumento gli scontri a fuoco nel corso di un attacco pirata ad un mercantile nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano.

Un’escalation della violenza conseguenza del sempre più alto ricorso, da parte degli armatori, a guardie private armate imbarcate a bordo dei loro mercantili per difenderli dagli assalti dei pirati.

Si stima che negli ultimi 12 mesi siano stati spesi dagli armatori almeno 1 mld di dollari in attrezzature e guardie di sicurezza private per la difesa delle loro navi

Una ‘corsa alla sicurezza’ innescata dagli armatori che dall’estate scorsa sta facendo registrare un boom di richieste di guardie armate alle società di sicurezza che operano nel settore della sicurezza marittima. Un settore, che vede coinvolte almeno 120 società, per lo più inglesi, che è purtroppo è scarsamente regolamentato.

La difesa delle loro navi ha, per gli armatori, un costo medio di 40-50 mila dollari a viaggio.

Denaro che le società di navigazione spendono volentieri a fronte di costi più elevati in caso di cattura della loro nave da parte dei predoni del mare per poi, chiederne un riscatto milionario per il rilascio.

Alla fine a conti fatti, la nascente ‘economia della sicurezza’ rende a chi se ne serve e a chi la offre.

Si tratta di un mercato così vasto, dato che nel solo Oceano Indiano, infestato dai pirati somali, transitano almeno 40mila navi all’anno, tanto che mediamente gli armatori spendono, tutti insieme, in team di sicurezza circa 3,5 mln di dollari al giorno che rapportato in un mese corrisponde a oltre 90 mln di dollari che annuale diventano circa 1 mld di dollari.

Un costo che resta comunque irrisorio e che l’armatore deve sopportare per  ‘assicurarsi’ la difesa dai pirati della propria nave specie se lo si
rapporta a quello assicurativo che grava sulle compagnie di navigazioni per circa 630 mln di dollari annui.

Questo tipo di difesa però, sta facendo registrare anche una violenza in crescendo.

Negli ultimi mesi infatti, l’escalation della violenza si quantifica con il numero degli scontri in mare, tra assalitori e assaliti che sono in aumento e sono sempre più violenti. Senza contare gli abusi e gli incidenti che si verificano.

Scontri in cui, finora i banditi del mare hanno quasi sempre avuto la peggio.

Questo, in quanto le guardie presenti a bordo dei mercantili sono meglio armati, dotati di fucili di precisione in grado di colpire un bersaglio anche oltre i 500 metri di  distanza e in  maniera più precisa rispetto agli assalitori armati di  Ak-47 ed Rpg e costretti a sparare in condizioni difficili su barche instabili e in movimento.

Alla fine da questo, ne è scaturita una riduzione degli assalti andati a buon fine per i pirati somali.

Tutto questo però, non ha significato che i pirati siano stati battuti anzi, i diversi ‘Warning’ che vengono ancora lanciati dimostrano che comunque essi continuano a costituire un pericolo per le navi commerciali specie lungo la rotta che unisce l’Asia con l’Europa passando per
il canale di Suez attraverso il Golfo di Aden.

Evidentemente le varie gang del mare sono state solo messe in difficoltà.

Non passerà però, molto tempo, che come è sempre accaduto, si riorganizzeranno e cambieranno strategia per fronteggiare il nuovo pericolo che minaccia la loro lucrosa attività criminale. Un’attività da cui di certo mai si allontaneranno in quanto gli frutta ogni anno centinaia di milioni di dollari in riscatti incassati.

Un segnale che si associa a questa situazione viene dal fatto che si susseguono sempre di più  notizie secondo cui  le gang del mare si stanno riarmando aumentando anche la loro potenza di fuoco in maniera proporzionata a chi li fronteggia.

Il 27 maggio scorso nel corso di un’operazione condotta dalle forze di sicurezza del Puntland nella città costiera somala di Hafun nella regione di Karkar sono stati sequestrati numerose armi. Tra queste oltre a fucili d’assalto Ak-47 anche una mitragliatrice pesante calibro 52. Un fatto nuovo questo, in quanto finora le gang del mare si sono armate solo con kalasnikov e Rpg.

Purtroppo con la caduta del regime libico gli arsenali militari sono stati razziati e le armi che vi erano immagazzinate sono state immesse sul mercato nero mondiale del traffico illegale di armi.

Sembra che i pirati somali siano tra coloro che stanno acquistando alcune di queste armi come conferma in un recente documento il Centro Africana per lo Studio e la Ricerca del terrorismo con sede ad Algeri.

Addirittura sembra siano già in possesso persino di lanciaraggi antiaereo portatili.

Un segno questo che confermerebbe i timori che  le gang del mare si stanno riarmando puntando soprattutto ad aumentare la loro potenza di fuoco. Un fatto  che comporta, per chi lavora in mare e soprattutto per loro, un rischio maggiore nel trovarsi coinvolti in un assalto pirata alla nave di cui sono membri dell’equipaggio e difesa da team di sicurezza armati.

Questo, in quanto con dei pirati meglio armati potrebbero verificarsi in mare scontri potenzialmente più letali in cui le parti coinvolte potrebbero subire molti danni collaterali come anche vittime tra  membri dell’equipaggio.

Un’ipotesi che forse si è già concretizzata in parte in più di un’occasione finora e che sembra non preoccupare per nulla gli armatori.

Recentemente media internazionali hanno diffuso la notizia che alcune compagnie di navigazione hanno deciso addirittura di ridurre la velocità di navigazione delle  loro navi, scendendo dai 18-24 nodi a 10 nodi o meno.

Una decisione questa, che sembra sia stata adottata  per economizzare sul carburante che è tra le voci di spesa che più  incidono sui costi di un viaggio.

Pare che secondo stime non confermate questo provvedimento permetta di risparmiare in un solo giorno fino a 50mila dollari in carburante.

L’importanza della notizia non è il fatto che si tagli sui consumi, più che lecito in tempi di crisi, ma il fatto che tale decisione comprenda anche le navi che attraversano le aree a rischio pirateria marittima.

Le imbarcazioni che i predoni del mare utilizzano per assaltare le navi sono di velocissime.

Si tratta degli Skiff, barchini dotati di uno o due motori fuoribordo, in grado di raggiungere i  20 – 25 nodi di velocità.

Per cui appare chiaro che ridurre la velocità delle navi significa soprattutto offrire a questi una preda più facile da agguantare. Significa anche però, ignorare le raccomandazioni che vengono fatte a chi deve attraversare le aree infestate dai pirati. Raccomandazioni che consigliano sempre  di navigare alla massima velocità nelle zone a rischio pirateria marittima questo in virtù del fatto che andare piano rende appunto le navi  più vulnerabile agli attacchi dei predoni del mare. Le statistiche infatti, dimostrano che  i pirati somali non sono mai riusciti a bloccare un nave che viaggiasse alla massima velocità.

Il perchè gli armatori abbiano deciso di far navigare le loro navi ad una velocità ridotta anche attraverso le zone più pericolose è dovuto al fatto che essi fanno affidamento alle guardie armate a bordo di queste navi per la difesa dai pirati. Nulla di più sbagliato visto che  i pirati si stanno riorganizzando e presto sapranno come affrontare questo nuovo problema.

La situazione in corso è paragonabile a come quando si gioca alla roulette russa. Alla fine se si arriva sani e salvi a destinazione è solo perché si è stati fortunati.

Attualmente i pirati somali trattengono in ostaggio un numero ingente di marittimi e numerose imbarcazioni di cui questi erano membri dell’equipaggio.

Tra gli ostaggi in mano alle gang del mare somale vi sono anche una donna, Deborah Catiz, sudafricana, a una mezza dozzina di minori mozzi a bordo di pescherecci per lo più egiziani catturati dai pirati.

Ferdinando Pelliccia

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