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Cronache dal Basso Impero

Diventa sempre più difficile raccontare la lunga, sfibrante, estenuata agonia del nostro sistema politico, soprattutto avendola preavvertita da anni; è quasi impossibile non ripetersi, data la persistente tendenza a reiterare meschini espedienti per fingere un cambiamento e buoni solo a mascherare con cialtronaggine l’unica volontà di preservare il potere ad ogni costo. Ma si rischia, in questo modo, di non essere neanche più ascoltati da lettori ancora più stanchi di noi nell’infinito crepuscolo della Seconda Repubblica.

Ma tant’è, non abbiamo molta scelta, l’analisi di una situazione richiede di fare i conti con ciò che si ha davanti, e non con quello che invece vorremmo vedere, dunque non resta che prendere atto delle ulteriori preannunciate grandi manovre in vista delle elezioni politiche, e smontarle con risibile facilità battezzandole con il giusto nome: l’ennesima ammuina, buona solo a gettare fumo negli occhi degli elettori.

Vorremmo dirci stupiti di tanta insipienza, perchè questo ci permetterebbe di salvare almeno un fiato di residua speranza nel futuro, ma con tutta sincerità possiamo solo dichiararci affatto impreparati di fronte alle manovrine di piccolissimo cabotaggio messe in atto dai partiti, il cui impegno a turlupinare la buona fede dei cittadini è inversamente proporzionale alla pressante richiesta che costoro rivolgono quotidianamente alla politica: cambiare tutto per non morire sotto le macerie di un sistema che è già morto e ci sta uccidendo con la propria necrosi.

La debolezza estrema delle forze politiche, delegittimate da una perdita ormai irrimediabile di credibilità e di autorevolezza, aggravata dall’emersione di sacche di corruzione endemica che non hanno risparmiato nessuna delle parti in causa, trova un malinteso punto di forza nell’obbiettivo comune della sopravvivenza che, caso crediamo unico nelle democrazie riconosciute, si configura come un danno per la comunità che invece dovrebbero rappresentare e governare. Un paradosso clamoroso che mina la stabilità e la stessa sopravvivenza della nostra democrazia attraverso una contrapposizione sempre più esasperata ed ostile fra politica e cittadini.

I leaders dei partiti che si affannano a ripetere che non può esistere una democrazia senza di loro, acuiscono la rabbia di chi li ascolta e sa che la funzione primaria dei partiti, quella di cinghia di trasmissione fra le istanze sociali e le istituzioni, è completamente saltata insieme alla rappresentanza, cancellata da una legge elettorale vergognosa e dall’incistarsi di un sistema partitocratico autoriferito che pare vivere di vita propria su un mondo parallelo lontano anni luce da quello del paese che pure dovrebbe governare.

La pensata ultima, quella di appoggiare a liste civiche nate dalla cosiddetta “società civile”, la debolezza dei due grandi poli Pd e Pdl, ormai in via di totale disfacimento, non è altro che l’ennesimo segnale di una gravissima carenza di idee che nessuno cerca di colmare, ma che tutti invece vogliono mascherare con operazioni di marketing politico da quattro soldi, per rincorrere il populismo dilagante e vellicarlo con false lusinghe invece di combatterlo positivamente con progetti credibili e convincenti.

Al di là delle apparenze, che sono appunto tali, la situazione di Pd e Pdl è la stessa, generata dalla comune mancanza di solidità, di radici, di stabilità, di progettualità ed aggravata dalla cieca volontà di una generazione ormai vecchia, logora e fallimentare di politici che continua a sbarrare la strada alle generazioni seguenti, impedendo ogni ricambio ed ogni possibilità di rinnovamento.

Il fatto che tanto Bersani quanto Berlusconi dichiarino di vedere nelle costituende liste civiche di appoggio ai loro partiti la possibilità di riaprire la partecipazione politica ai cittadini, è la migliore dimostrazione della vacuità dell’impresa, perchè se davvero fosse quella la loro volontà, sarebbe molto più lodevolmente perseguibile all’interno dei loro stessi partiti, cosa che i cittadini percepirebbero davvero come un cambiamento invece che come una sorta di delocalizzazione della politica in altri contesti.

Contesti che peraltro mostrano la corda non appena messi alla prova, come dimostra il caso Parma, dove il grillino vincitore delle elezioni amministrative non riesce a mettere in piedi una Giunta, a riprova che certe facili cavalcate demagogiche hanno il passo corto, anzi cortissimo, non appena debbano misurarsi nell’ambito della concretezza e non più in quello delle semplici sparate verbali. Cosa che avevamo rilevato all’indomani della tornata elettorale, prevedendo vita breve a chi pensa di proporsi addirittura al governo del paese senza disporre di un programma, di una struttura, di una capacità di mettere in campo mezzi e risorse umane e gestionali di una qualche rilevanza.

Siamo così al paradosso nel paradosso perché, stante l’estrema frammentazione di un sistema ormai al collasso, mai come in questo momento abbiamo visto aperti spazi enormi per chi volesse davvero mettere mano ad un’opera radicale e profonda di pulizia e di rinnovamento, mentre invece siamo sempre più prossimi a soccombere sotto le macerie tossiche dei partiti che ci hanno portato al disastro ed ancora non hanno soddisfatto la loro fame di potere.

In questo sfinito crepuscolo da Basso Impero, stiamo inchiodati a noi stessi, ai nostri errori, alla nostra irresponsabilità – dipendiamo dai nuovi barbari della finanza globale, e ci avviamo ad un Medioevo più buio di quello che fu.

Chiara Boriosi

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