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Costa d’Avorio: in corso raid contro popolazione civile

La Costa D’Avorio torna a far parlare di se e ancora una volta in maniera negativa.

Nel Pese africano i civili, a migliaia, sono in fuga dai territori del sud-ovest lungo il confine con la Liberia. Frontiera che è stata immediatamente chiusa dalle autorità di Monrovia.

Un tentativo quello dei civili ivoriani, compiuto per cercare di sfuggire alle violenze che si stanno verificando in quella parte del Paese dove sono stati condotti diversi assalti da parte di gruppi armati contro villaggi come quelli di Sakr e Nigr. Assalti che stanno avvenendo specie intorno alla città di Tai poco distante dalla frontiera liberiana.

La popolazione civile sta abbandonando ogni avere in cerca di scampo, anche verso la confinante Liberia, dopo che almeno 8 civili e un militare ivoriano sono rimasti uccisi nel corso di un attacco compiuto venerdì sera ad un villaggio. Nel corso di questo assalto sono morti anche 7 caschi blu della Missione  di interposizione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio , Unoci.

I Peacekepeers, tutti nigeriani, sono morti mentre cercavano di proteggere gli abitanti del villaggio di Para nel corso di un raid condotto da un gruppo armato non identificato.

L’area i cui si stanno verificando gli attacchi è teatro da mesi di azioni contro i civili da parte delle forze fedeli all’ex presidente ivoriano Laurent Gbagbo che agiscono dalla confinante Liberia.

Per questo motivo le autorità di Yamoussoukro non hanno dubbi sulle responsabilità di questi gruppi anche nei fatti di questi giorni.

Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon ha annunciato un’inchiesta sulla morte dei sette caschi blu ed ha condannato gli attacchi alla popolazione civile. Anche l’Unoci ha fermamente condannato l’accaduto.

La missione ONU è stata inviata in Costa D’Avorio nell’aprile del 2004, allo scopo di facilitare l’attuazione del trattato di pace firmato dalle varie forze politiche della Costa d’Avorio nel gennaio del 2003 alla fine della guerra civile durata dal 2002 al 2007. Una guerra innescata da un tentativo di golpe nel 2002 ai danni di Gbabo.

Il paese africano è però, di nuovo piombato nella violenza nel mese di aprile del 2011 quando l’ex presidente Gbagbo ha rifiutato di riconoscere la sconfitta alle elezioni presidenziali dando vita ad una ribellione armata contro il neo eletto presidente, Alassane Ouattara. Una ribellione che ha scatenato una nuova crisi politico-militare. Una crisi che ha provocato almeno 3mila morti.

Sconfitto e arrestato, grazie all’intervento dei caschi blu dell’ONU e dei militari francesi della missione Liocorne dispiegati come forza di interposizione nel Paese, l’ex presidente ivoriano è ora sottoposto al giudizio della Corte penale internazionale dell’Aja, Cpi.

Un giudizio che il 18 giugno prossimo dovrebbe portare la Corte internazionale dell’Aja ad esprimersi su Gbabo, che deve rispondere per crimini contro l’umanità, decidendo se incriminarlo o meno.

Ferdinando Pelliccia

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