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Turno amministrativo, responso politico

I veri sconfitti di questa tornata elettorale sono Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini. Perché la loro non è una sconfitta numerica, ma politica. Nei piani di Pierfurby, come lo chiama scherzosamente Dagospia,  sin dal 2006 c’era infatti la scomposizione del bipolarismo, (ma mentre a sinistra per genetica capacità frazionistica il lavoro si era realizzato già nel 2008 con la fine dell’Unione di Prodi ), a destra era invece necessario far cadere Berlusconi e sciogliere  l’alleanza con la Lega che aveva consentito al Cav due successi elettorali.

La scissione di Fini, culminata nella mozione di sfiducia (firmata e votata da entrambi i dioscuri del Cav) nella famosa giornata del 14 Dicembre 2010, doveva inverare la prima condizione, ma la tenacia di Berlusconi non consentì  di cogliere il risultato.  Il terzo Polo nasce infatti il giorno dopo, il 15 dicembre del 2010

Il resto è noto. Berlusconi resiste con i “responsabili”. La crisi economica viene però in soccorso dei due dioscuri del centro destra che coronano il loro logoramento con il blitz su un altro manipolo di deputati pidiellini,  Gabriella Carlucci, Giustina Destro più le quinte colonne malpanciste.  Ricordate il foglietto di Berlusconi? Traditori, ribaltone, voto, prenda atto (dimissioni), presidente della Repubblica, una soluzione. Non gli restò che prendere atto, perché le prime tre voci del foglietto in realtà le aveva bruciate l’anno prima all’indomani del 14 dicembre.

Finalmente il primo punto del piano Casini-Fini era andato in porto. Il governo Monti portò in dote anche la fine della coalizione Pdl-Lega. I voti del Pdl erano finalmente a disposizione per essere raccolti: il tremolante partito non più carismatico e leaderistico finalmente decapitato del suo leader e ingabbiato nel grigiore di Monti e dei suoi tecnici, pronto a cadere come una pera matura. Prenderne i voti e conquistare la centralità politica che fu di Berlusconi sembrava un gioco da ragazzi, e per chiudere definitivamente il cerchio (non magico, ma politico), occorreva la riforma elettorale, l’ultimo passo verso il ritorno alla prima Repubblica. Ma questo primo voto dopo la caduta di Berlusconi, è un risveglio amaro per i due figli della discesa in campo del Cav. Gli elettori di Berlusconi, per lo più non sono andati a votare o hanno votato altro, magari Grillo, ma non loro. Tutto il lavoro (sporco) di questi anni si è rivelato inutile, anzi dannoso. Inutile perché la proposta o l’offerta politica di Casini e Fini semplicemente non esiste, rivolta com’è a proporre lo schema della Prima Repubblica dove la governabilità era garantita dalla impossibilità dell’alternanza e dall’esclusione dall’arco costituzionale della destra del Msi.

Nel 2013 i Dioscuri del Cav avrebbero voluto il ripetersi di quello schema. Taglio delle ali, impossibilità dell’alternanza e centralità politica centrista ingrossata dalla svuotamento del Pdl, magari con una parte del Pd in maggioranza dopo l’ennesima scissione.  Il test elettorale del 6 maggio, seppur parziale e amministrativo ha detto chiaro e tondo che gli italiani in questa direzione non vogliono andare.

Astenendosi o premiando Grillo, infatti, hanno in realtà evidenziato un aspetto essenziale per il futuro della politica italiana. Hanno cioè dato un voto non per l’antipolitica, come qualcuno stupidamente continua a chiamarla, ma hanno solo individuato un contenitore per la loro voglia di alternanza, non premiando neppure il Pd perché come gli altri due appoggia il governo Monti, o non si sono espressi perché questo contenitore non l’hanno trovato, perché ormai gli italiani hanno metabolizzato e si sono appropriati del bipolarismo, hanno cercato l’altro che non c’è, non il Casini terzopolista, con la ruota di scorta Fini.

Oltre alla beffa quindi, per il terzo polo c’è anche il danno infatti a questo punto il Pdl, che aveva chiuso l’accordo sulla legge elettorale in senso proporzionale, vede la bozza come la propria definitiva tomba, e lo stesso Pd avrà compreso che una legge proporzionale porta dritti alla ingovernabilità greca e nella migliore delle ipotesi ad una nuova stagione della unità nazionale. Bersani ha già di fatto rilanciato il doppio turno alla francese.

Casini ha sempre spiegato che con l’avvento di Monti  il quadro politico era definitivamente cambiato, tuttavia  mantenendo la vecchia strategia ha dimostrato che il primo a non averlo compreso è proprio lui.  Il problema per Casini è che un’altra strategia non ce l’ha, né la può avere.

Per Fini è ancora peggio. Il voto di ieri ha decretato la fine della sua carriera politica, perché mentre Casini  potrà eventualmente riaccordarsi con il Pdl al presidente della Camera questa opzione è negata perché per la stragrande maggioranza degli elettori del Pdl lo strappo è come un insensato voltafaccia, o peggio ancora un tradimento.

E allora? Tutto dipenderà dal Pdl che seppur sconfitto ha pagato più l’astensione, che un vero travaso dei voti. Grillo è temibile per tutti, ma solo perché cerca di fare politica, visto che gli altri sono fermi.Il rilancio del centrodestra passa riconquistando l’agenda della politica con due o tre idee forti che lo portino fuori dalle secche di oggi. Una istituzionale, vedi alla voce presidenzialismo, (alla francese sarebbe seducente anche per il Bersani in versione Hollande), le altre due economiche, (vendita dei beni dello Stato per una consistente riduzione del debito ed una conseguente drastica riduzione della pressione fiscale necessaria al popolo, prima che alla crescita). Casini? Non servirà più inseguirlo, seguirà.  

Patrizio Li Donni

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