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‘ndrangheta: GdF RC, maxi confisca patrimoniale nei confronti di Gioacchino Campolo, re dei videopoker

Reggio Calabria – 18/05/2012 – Nel corso della mattinata odierna, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria – G.I.C.O., in collaborazione con i colleghi romani dello S.C.I.C.O, hanno dato esecuzione al provvedimento di confisca, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria (presidente Dott.ssa Kate Tassone), di un ingentissimo patrimonio mobiliare e immobiliare in pregiudizio del noto imprenditore reggino CAMPOLO Giacchino (cl. ’39), ritenuto dagli inquirenti legato a vari esponenti della ‘ndrangheta cittadina.

Le complesse indagini di polizia giudiziaria avviate nel 2008 – coordinate dall’allora Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Dott. Giuseppe Pignatone, dal Procuratore Aggiunto D.D.A. della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Dott. Michele Prestipino Giarritta, e dal Sostituto Procuratore della Repubblica D.D.A. dott.ssa Beatrice Ronchi – avevano consentito di accertare che la costante ed inarrestabile ascesa nello specifico settore di mercato nella Provincia di Reggio Calabria, da parte del noto imprenditore, era stata possibile attraverso rapporti dai reciproci vantaggi con diversi esponenti delle principali cosche di ‘Ndrangheta del reggino, tra cui i DE STEFANO, gli ZINDATO, gli AUDINO.
Per tali fatti criminosi, precisamente estorsioni e concorrenza sleale, il CAMPOLO, in data 14 gennaio 2011, era stato condannato a 18 anni di reclusione dal Tribunale Penale Collegiale di Reggio Calabria, sentenza allo stato all’esame della locale Corte di Appello: concorrenza illecita nei confronti degli altri imprenditori del settore; estorsione ai danni dei dipendenti della ditta di cui era titolare, costretti a dichiarare, pena il licenziamento, la ricezione di uno stipendio dall’importo di gran lunga superiore a quello realmente intascato, nonché a lavorare in condizioni precarie; estorsioni aggravate dalle modalità mafiose perpetrate ai danni di titolari di esercizi commerciali cui aveva imposto i propri apparecchi da gioco; questi i fatti delittuosi di cui è stato ritenuto responsabile in primo grado CAMPOLO Gioacchino e che risalgono, quantomeno, all’anno 1998 e che si sono protratti fino al 2008: dieci lunghi anni in cui l’imprenditore reggino ha ottenuto il descritto monopolio, anche grazie alla sua contiguità con membri di vertice della criminalità organizzata locale.

Si aggiunga che CAMPOLO Gioacchino aveva autonomamente sviluppato un suo personale metodo criminale, basato sulla sistematica alterazione degli apparecchi da gioco, dando vita, in tal modo, non solo ad una gigantesca frode fiscale ma, soprattutto, alla disponibilità di ingenti somme di denaro in nero che costituivano la “liquidità”, da un lato, da mettere a disposizione di esponenti della ‘Ndrangheta e, dall’altro, da investire nell’acquisto di numerosi immobili non solo in Reggio Calabria, ma altresì, tra l’altro, in Roma, Milano e Parigi.

Il provvedimento di confisca notificato in data odierna ha sostanzialmente confermato la ricostruzione dei fatti e delle operazioni economico-patrimoniali attraverso le quali era stato individuato il filo conduttore che aveva consentito di ricondurre, anche attraverso familiari e prestanome, l’incredibile patrimonio a CAMPOLO Gioacchino.

I beni in questione erano già stato oggetto di apposito provvedimento di sequestro emesso d’urgenza nel luglio del 2010 dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria; con il provvedimento odierno di confisca, il legame tra il Campolo ed il faraonico patrimonio illecitamente accumulato è stato rescisso e gli oltre 250 immobili (molti dei quali di pregio e valore artistico ed architettonico) siti a Reggio Calabria e Provincia, Roma, Milano, Taormina e Parigi, autovetture di lusso, e tre attività commerciali operanti nel settore immobiliare e dei giochi da intrattenimento, approdano, oggi, nella disponibilità della collettività.

Diventano patrimonio dello Stato anche i quadri, considerati autentici, di Salvador Dalì (”Giulietta e Romeo”), Renato Guttuso (”Nudo femminile 1971”), Giorgio De Chirico (”Piazza d’Italia” e ”Manichino”), Giuseppe Migneco (“Venditore di pesce” e “Pescatore con sardine”), Antonio Ligabue (“Tigre e Serpente”, “Scoiattolo”), Lucio Fontana (“Concetto spaziale”), Mario Sironi (“Studio per un nudo”), Michele Cascella che il ”re dei videopoker” aveva appeso alle pareti della sua abitazione di via Paolo Pellicano.

Complessivamente, Il patrimonio confiscato con il decreto 151/10 R.G.M.P., il cui valore stimato ammonta a circa 330 milioni di Euro, comprende:

  • patrimonio aziendale e relativi beni di 4 imprese, di cui 2 operanti nel settore immobiliare, 1 nel commercio di elettrodomestici e del gioco da intrattenimento e una impresa agricola;
  • nr. 256 immobili (di cui n. 74 abitazioni, n. 126 locali commerciali, n. 56 terreni siti a Reggio Calabria e Provincia, Roma, Milano, Taormina e Parigi;nr.
  • 3 veicoli commerciali;
  • nr. 6 autovetture di lusso;
  • nr. 5 motocicli;
  • nr. 27 rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, individuati in Italia ed in territorio francese;
  • nr. 119 quadri tra i quali molti di rilevantissimo pregio artistico.

ll Nucleo PT di Reggio Calabria, e in particolare la sua articolazione specialistica G.I.C.O., è quotidianamente impegnato nel contrasto alle organizzazioni criminali attraverso l’aggressione alla loro componente economica e finanziaria, connessa all’esercizio di attività illecite, al riciclaggio di denaro di provenienza delittuosa ed al reimpiego dei proventi derivanti dai più disparati traffici di natura illecita.

Gli accertamenti economico patrimoniali – costantemente eseguiti su tutto il territorio nazionale e non solo – rappresentano, oggi, lo strumento di intervento più incisivo nella lotta alla criminalità organizzata.
Aggredire i patrimoni criminali significa far perdere alla ‘ndrangheta il prestigio all’interno del proprio ambiente criminale, privandola del fondamentale strumento di condizionamento delle realtà socio economiche, tradizionalmente occupate e soffocate dall’indisturbata presenza delle loro risorse e del loro controllo.

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