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Egitto. Presidenziali: ballottaggio tra Morsi e Shafiq

Anche se i risultati ufficiali delle prime elezioni presidenziali egiziane senza Hosni Mubarak non sono ancora stati diffusi dalla Commissione elettorale per le presidenziali egiziane si configura il passaggio al secondo turno, il 16 e il 17 giugno prossimo,  per due candidati.

Si tratta del candidato ‘laico’, Ahmed Shafiq, ex generale dell’aeronautica ed ex primo ministro, anche se solo per un mese, di Hosni Mubarak e quello dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi.  A separarli appena 100mila voti. In vantaggio Morsi il cui  partito giustizia e libertà, braccio politico dei Fratelli Musulmani, già detiene la maggioranza nel Parlamento egiziano eletto lo scorso novembre.

Anche se di tratta di anticipazioni  basate sui risultati non ufficiali arrivati dai seggi il fatto che essi siano due figure che non  hanno avuto nulla a che fare con la cacciata del rais dall’Egitto potrebbe  essere interpretato come una sconfitta per Piazza Tahrir, luogo simbolo della  rivoluzione del 25 gennaio del 2011, e per i giovani che si sono resi  protagonisti della primavera egiziana di  oltre un anno fa.

Hamdeen Sabahi il candidato  più rappresentativo di questo movimento sarebbe arrivato solo terzo,  mentre è stato pienamente sconfitto Amr Moussa dato come favorito alla vigilia  del voto.

A questo punto si profilano  per l’Egitto del dopo Mubarak due scenari opposti.

Da un lato la paura di un  possibile ritorno al passato, scegliendo come presidente Shafik. Dall’altro scegliendo  Morsi la prospettiva di ritrovarsi con un Egitto islamico,  dato che a questo punto i Fratelli Musulmani avrebbero il controllo di tutte le  istituzioni del Paese, dal Parlamento alla Presidenza. Mursi si è già proposto come  promotore di un ‘progetto di rinascita dell’Egitto’, di cui uno dei pilastri è l’applicazione di alcuni
principi della sharia, la legge islamica, nel sistema giuridico egiziano.

I due candidati si sono già messi all’opera per avere la meglio l’uno sull’altro al  ballottaggio. Soprattutto sono alla ricerca di possibili alleanze con gli  altri candidati battuti.

Le operazioni di voto si  sono svolte il 23 ed il 24 maggio scorso in un crescendo di partecipazione  tanto da spingere la commissione elettorale, nel secondo giorno di voto, a ritardare  di un’ora la chiusura dei seggi.

Anche se l’affluenza è stata  intorno del 50% risulta comunque essere stata inferiore al 52% che fecero invece,  registrare nell’autunno scorso le prime elezioni politiche  del Paese nel dopo Mubarak.

Erano oltre 50 milioni gli egiziani  che sono stati chiamati alle urne per scegliere tra 12 candidati il  successore di Mubarak.

L’importanza di questo voto risiede  anche nel fatto che rappresentano in pratica l’ultimo atto della transizione  governata dalle forze armate, che si sono infatti, impegnate a cedere il potere  alle autorità civili, ora detenuto attraverso il Consiglio supremo delle Forze  Armate, subito dopo la nomina del  nuovo Capo dello Stato.

Un presidente della repubblica egiziana di cui però,  non si conoscono ancora i poteri in quanto non è stata ancora redatta la costituzione che dovrebbe appunto stabilire questi poteri .

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