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Baby gang, fenomeno in aumento in Italia

Roma, 11 maggio 2012  – Hanno tra i 7 e i 14 anni, nella maggior parte condizioni familiari e socio-educative critiche, ma non sempre: a volte scelgono il sostegno del ‘gruppo’ solo per aumentare il proprio status, il prestigio o i vantaggi economici. Sono i nuovi bulli, quelli che espandono il raggio d’azione dai compagni di scuola alle strade, prendendo di mira, altri ragazzini ma anche adulti, anziani, disabili, soggetti percepiti come più deboli.  Non agiscono da soli, ma in gruppo: nelle baby gang.   Fedele riflesso di un malessere allarmante nella società, quello delle baby gang  è fenomeno ancora poco conosciuto ma in aumento in Italia e diffuso nei contesti urbani.  Tanto da aver suscitato l’interesse dei pediatri che al 68° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria  discutono delle cause e delle ipotesi di prevenzione e trattamento.

Ma qual è l’identikit dei nuovi bulli? “Più del 75% dei membri delle baby-gang vive in zone periferiche lontano dalla città in cui passa la maggior parte della giornata; il 95% e non pratica sport,  a conferma del fatto che manca un’occupazione sana;  sono in maggioranza ragazzi, anche se non si esclude la partecipazione di ragazze”, spiega Luca Bernardo, Consigliere Nazionale della SIP ed esperto di tematiche giovanili.  I delitti più comuni? Fermare ragazzi che girano in scooter e sottrargli il cellulare o l’iPod o gli occhiali griffati o altri oggetti alla moda come giacche o scarpe, minacciandoli con un coltellino.

Roma e il  Lazio sono i luoghi in cui si registra il numero più alto di atti di violenza commessi da adolescenti. Secondo un recente rapporto del Centro per i Diritti del Cittadino, nella Capitale i piccoli criminali sono principalmente di nazionalità italiana mentre nel Nord Italia le baby gang sono formate maggiormente da gruppi sudamericani.  Anche in altre città del Nord, come Genova e Torino, ci sono gang latine. Nel Sud Italia, invece, il modello da seguire è quello del boss mafioso o camorrista.

Le statistiche indicano più di 44.000 atti vandalici in due anni nelle cabine telefoniche, 2.530 negli autobus d’otto città nel 1999: 3.5 miliardi di danni subiti ogni anno alle Ferrovie dello Stato. Ovviamente non tutti sono riconducili alle bande di bulli, ma sono comunque reati ascrivibili ad un vandalismo  piuttosto tipico dell’età adolescenziale.

Un rapporto della Direzione Investigativa Antimafia italiana indica che  c’è un incremento di crimini violenti commessi da minori organizzati in baby gangs che prendono a modello le organizzazioni criminali, “anche se non riescono a valutare le conseguenze dei  loro atti a causa della loro sostanziale immaturità”.

Le modalità di approccio ed esecuzione delle baby gang seguono uno schema ben preciso. Innanzitutto si instaura un contatto con la vittima dalla quale, quasi sempre per futili motivi, ne scaturisce una lite. Dalla violenza verbale, poi, si passa velocemente a quella fisica, il tutto con un ritmo estremamente rapido che crea una situazione di terrore e panico per la vittima.

“Diverse le teorie sull’origine di questo fenomeno: alcuni sostengono che il contesto familiare ed ambientale, con modelli negativi e situazioni prive di opportunità siano facilitanti, mentre altri indicano le cause  nell’incapacità di interiorizzare valori morali e reagire alle frustrazioni, la cui conseguenza è l’aggressività cieca rivolta verso i  soggetti più deboli”, conclude Bernardo.

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