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Pirateria marittima: raid aereo Ue a covi pirati somali ha distrutto anche barche di pescatori locali

Il 18 maggio scorso sono state avanzate delle lamentele da parte di pescatori somali per la distruzione delle loro barche da pesca.

Le imbarcazioni sarebbero andate distrutte nel corso del raid aereo contro una base di pirati lungo la costa somala e compiuta lo scorso martedì da elicotteri della missione europea anti-pirateria Atalanta.

I pescatori hanno chiesto alla comunità internazionale di non lanciare altri attacchi aerei sui villaggi costieri della Somalia in quanto così rischiano di colpire anche le loro barche oltre quelle delle gang del mare. Questi ultimi infatti, hanno stabilito i loro covi lungo le aree costiere somale specie della regione semiautonoma del Puntland. I predoni del mare hanno trasformato pacifici villaggi di pescatori in loro roccaforti questo, ovviamente è stato reso possibile anche grazie al forte appoggio che un tempo godevano pienamente presso le popolazioni locali che dalla loro presenza ne traggono fonte di guadagno.

Finora poche volte qualcuno aveva osato violare questi covi.

Il 15 maggio scorso però, elicotteri Ue hanno compiuto un attacco contro uno di queste roccaforti pirate sulla terraferma.

Il raid è stato compiuto nella regione somala di Harardhere ed è di fatto il primo del genere condotto da mezzi militari della missione navale antipirateria Atalanta contro obiettivi pirati sulla terraferma.

Un attacco che secondo il comando militare Ue avrebbe comportato la distruzione di diverse imbarcazioni in uso ai pirati somali oltre a depositi di armi e carburante. Obiettivi che secondo il comando EU NAVFOR sarebbero stati individuati in precedenza da ricognizioni aeree.

L’azione è una diretta conseguenza del fatto che lo scorso 23 marzo l’Unione europea ha deciso di inasprire le regole di ingaggio della sua missione navale Atalanta contro la pirateria marittima dando il via libera appunto alla neutralizzazione dei beni dei pirati, ovvero imbarcazioni e riserve di carburante, lungo il litorale senza mettere piede a terra ossia con attacchi aerei.

Ancora una volta è accaduto quindi che i pescatori sono stati vittime della ‘guerra’ alla pirateria marittima in corso nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano. Una guerra’ combattuta da un lato dai pirati somali e dall’altro militarmente dalla comunità internazionale.

Anche stavolta infatti, per il fatto che i pirati somali non possono essere distinti facilmente dai comuni pescatori, dal momento che vivono confusi tra loro e le loro barche sono di fatto come quelle che usano i pescatori, è stato commesso l’errore di colpirli e procurare loro dei danni.

Sono numerosissimi gli episodi in cui i pescatori vengono scambiati in mare per pirati somali.

Uno di questi è l’incidente accaduto il 15 febbraio scorso al largo della coste meridionali dell’India. Un episodio che vede coinvolto due marò italiani ora in carcere nello stato federale indiano del Kerala perché accusati di aver ucciso due pescatori locali per errore avendoli scambiati per pirati.

Finora il parametro più seguito per distinguere i pirati dai pescatori è stato quello che i primi non sono  armati.

Nell’Oceano Indiano però, molti pescatori, quando escono in mare per pescare, si portano dietro un arma per difendersi dai banditi che possono cercare di portare via loro il pescato.

Per cui non sempre un uomo armato in mare vuol dire che sia un pirata.

Però, questo equivoco ha portato più volte le forze militari internazionali impegnate nel contrasto alla pirateria marittima a compiere numerosi ‘abusi’. Molti pescatori usciti in mare per pescare non hanno fatto più ritorno perché uccisi o perché sono stati arrestati in quanto creduti pirati.

Inoltre, capita spesso che dei pescatori si avvicinano in modo ‘minaccioso’ alle petroliere quando queste, dopo aver scaricato il loro carico di greggio nelle raffinerie, ripreso il mare, puliscono i serbatoi e scaricano poi, tutto in mare. Una prassi molto seguita nell’Oceano Indiano e che minaccia in maniera drammatica la fauna marina e di conseguenza la sopravvivenza di intere comunità che dal mare traggono la loro
unica fonte di sostentamento. Purtroppo, con l’aumento del ricorso a team di sicurezza a bordo delle navi per difenderle dagli attacchi pirati i pescatori non si possono più permettere di minacciare nessuno a rischio è la loro stessa vita.

Ferdinando Pelliccia

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