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Festa della maternità, “the after day”

L’eco delle riflessioni sentite, discusse, espresse all’evento ” Verso la festa delle maternità” ha risuonato per tutta la settimana nella mia mente portandomi a fare altre considerazioni.

Se c’è una maternità, qualsiasi sia la modalità con cui la donna scelga di darle inizio, ci deve essere per forza di cose anche un uomo che partecipa.

Che questo sia un compagno, marito, donatore, donatore inconsapevole e quant’altro che io sappia, fino ad oggi, sono ancora necessari una componente maschile e una femminile per creare un nuovo essere umano e non ce lo si deve dimenticare.

Noi, metà figlie del perbenismo delle nostre nonne e mamme, metà figlie del 68 nella piena consapevolezza e responsabilità verso il tipo di concepimento che adottiamo, oggi chi troviamo al nostro fianco?

Chi è e da dove viene l’altra metà del cielo?

Partiamo allora, anche se brevemente, da lontano e sentite cosa scrissero (tratto dal romanzo “Ada” Giraldi Editore)  un gruppo di amici alla vigilia delle nozze di uno di loro.

“Bologna 1906

All’amico Bruno. Eccoci qui intorno a te che stai per compiere il fatto più saliente della tua vita (…) saprai crearti un avvenire ove il sorriso di colei che hai eletto per compagna della tua esistenza possa alleviarti le peripezie che la vita incombe, creando intorno a te un’oasi di felicità e amore. Ecco e a te il certificato di addio al celibato, e in un certo qual modo alla compagnia…”

Credo che “.. colei che hai eletto..” e ” possa alleviarti le peripezie che la vita incombe ..” siano due affermazioni talmente emblematiche dell’epoca e della rapporto uomo donna che non si debbano nemmeno commentare.

Sono da tenere a mente, però, per capire la generazione successiva, cioè quella dei nostri padri figli dell’ humus culturale ” Dell’amico bruno” che si sono trovati adulti, mariti e padri nel bel mezzo del movimento femminista.

Questi uomini, messi con le spalle “al muro della cultura maschilista” dalla nuova donna ormai libera ed emancipata  che non aveva più gli obblighi

del passato verso il maschio, hanno cresciuto senza il carisma necessario la nostra generazione.

Questo ha comportato l’affermasi della debolezza in entrambi i sessi; la debolezza dell’arroganza nelle donne e la debolezza dell’immaturità negli uomini.

La femminilità come forma mentale è sopita e la mascolinità, dominata dall’immaturità, si è trasformata remissione o peggio in violenza.

Siamo in un momento di grande cambiamento socioculturale e credo che prendere atto di tutto ciò sia doveroso.

Come è doveroso ammettere onestamente che moltissimi uomini sono al nostro fianco in modo molto attivo e partecipe, cosa che fino alla generazione passata era impensabile.

Oggi è necessario vedere bene le cose come stanno senza rimpianti per nessun passato, ma anche senza condanne, o peggio, senza nessun rispetto e comprensione per ciò che è stato e in parte è ancora.

Nessuno dovrebbe sentirsi condannato per essere figlio della propria epoca.

Necessitiamo entrambi, uomini e donne, di grande onestà intellettuale per muoverci verso il futuro non fosse altro perché ci vivrà la nostra progenie.

Se si pensa a una procreazione, e non parlo volutamente di maternità perché intendo coinvolgere entrambi i sessi, per prima cosa si deve abbandonare l’uso dell’io.

Per diventare genitore, in qualsiasi forma lo si desideri fare è necessario abbandonare l’egoismo. Un genitore deve dare amore incondizionatamente, deve pensare sempre prima ai figli e poi a sé stesso.

Le madri e i padri, mai come ora grazie a tutte le forme di concepimento e anticoncezionali che hanno a disposizione dovranno essere maturi, responsabili e generosi più che in qualsiasi altra epoca.

Se prendi una decisione nella tua vita prendila con la testa.

Due genitori in qualsiasi modo vogliano vivere questa loro esperienza imparino per prima cosa la generosità e a pensare al plurale.

Basta donne virago, basta uomini inesistenti non serve a nessuno.

BONVIVRE è armonia nel rispetto delle singole necessità e aspirazioni nell’ottica del “noi”.

Il legame più indissolubile che esista tra due esseri umani è l’essere umano nuovo che nasce dalla loro unione biologica. Non neghiamocelo, non scordiamolo mai per il bene di nostro figlio.

Viviamo le nostre vite come meglio vogliamo, ma in accordo, nell’ottica della pluralità e della condivisione.

Detto questo quando il desiderio di maternità e paternità, due singolarità colme di mille sfaccettature oggi per fortuna alla luce del sole, si fa vivo in noi la nostra vita non è più una strada da percorre da soli in assoluta libertà. Diventa una strada da condividere ed esplorare nel miglior modo possibile e consono a ognuno dei componenti dell’avventura genitoriale.

I bambini non devono subire le nostre scelte come un fardello, ma devono beneficiarne e goderne in serenità.

Elisabetta Setnikar

 

 

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