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“In avanti, in anticipo ” la Marina Italiana prova gli UAV.

Con un tempo non certo favorevole ed un mare ‘’didattico’’, Stato 4-5, con onde di  oltre  tre metri, la Marina Militare ha ‘’battezzato’’  le prove di  un elicottero  senza pilota,  UAV (Unmanned  Aerial  Vehicle), del tipo  S-100 Camcopter, da bordo di una Fregata classe Soldati.
Più precisamente è stato sperimentato  l’impiego da bordo di tale UAV, o meglio di un sistema UAS (Unmanned Aircraft  System),cioè di un complesso sistema costituito da 2 mezzi non pilotati, dalla stazione di controllo per la teleguida ,dal sistema di trasmissione dati e da  sensori  optronici per la ricognizione  di bersagli navali e la sorveglianza di ampie zone di mare.  Il Camcopter è un UAV ad ala rotante di limitate dimensioni, prodotto dalla società austriaca Schiebel, particolarmente interessante per la notevole flessibilità, il carico utile trasportabile, l’ampia autonomia e la gestione assai economica se comparata con altri mezzi  ‘’manned’’ in uso sulle nostre Navi: soprattutto è un mezzo spendibile in un arco di missioni anche con elevato rischio, perché… non c’è il pilota, né operatori elitrasportati. Sul piano pratico sono state svolte numerose manovre di decollo ed appontaggio, in condizioni meteo-marine assai  avverse, ma anche tutta una serie di attività operative  con scoperta  e riporto, in real-time,  dei dati rilevati nelle aree di operazioni, attraverso l’uso di sensori  ottici ed all’infrarosso  installati.
Per la prima volta, nella storia dell’Aviazione Navale Italiana, lo straordinario e collaudato  binomio Nave-Elicottero di cui la Marina Italiana è stata antesignana fra le Marine mondiali, viene  ad essere integrato, con un assetto complementare ‘’unmanned’’ ma altamente capacitivo, e  – al tempo stesso – anche decisamente interessante sotto il profilo costo-efficacia. Non solo prove tecniche di decolli ed appontaggi in tutte le inclementi  condizioni e fino a venti relativi prossimi ai 40 nodi (circa 75 km orari), per  verificare l’interfaccia del nuovo mezzo con la Nave, ma integrate da  una sequela di prove operative a distanze ragguardevoli  dall’Unità  madre, svolgendo missioni  di sorveglianza marittima  e di ricognizione e riporto di traffico mercantile in transito nell’area, in modalità  quasi interamente ‘’covert’’.

Tali prove, effettuate con sensori  eliportati  ottico-TV  ed all’infrarosso IR,  per la ricognizione notturna,  sono state condotte per quasi  5 ore di volo effettivo;  il carico utile trasportato può variare con  un mix di sensori – quelli più attagliati alla missione da compiere – con estrema flessibilità, integrandoli con sistemi Radar oppure con altri apparati di Guerra elettronica, intelligence, ecc.
L’occhio ‘’lungo’’ che, a seconda dei sensori, può agevolmente trasformarsi  in  un ‘’braccio esteso’’ (ed in futuro, eventualmente, con  armamenti  leggeri)  di qualunque Unità navale  porta-elicotteri dotata di ponte di volo, è un valore operativo aggiunto  che incrementa  la capacità globale di una Nave, anche quando la minaccia  presente  è decisamente elevata, considerato che non si mette a repentaglio la vita umana dei piloti, né di eventuali operatori trasportati.
Gli  UAV  consentono di effettuare  diverse e significative tipologie di  missioni  sorvegliando  ampie zone di mare, per periodi decisamente prolungati  che sarebbero  impraticabili – per lo stress psico-fisiologico – per un pilota, considerata l’ampia autonomia del mezzo; ma anche  per la ‘’stealthness’’ del  mezzo (poco ‘’detettabile’’ al radar, e ancor meno visibile ad occhio nudo viste le ridotte dimensioni, ed anche poco avvertibile perché poco rumoroso…) che costituisce una implicita difesa da eventuali contrasti.                                                                                                                                                               I Risultati conseguiti in termini, poi,  di riscontri  operativi sono stati assai interessanti  per l’alta definizione e precisione nella trasmissione delle immagini e dei dati all’Unità Navale, ottenuti mediante l’utilizzo di un sensore ottico-IR  di elevate prestazioni (la Wescam MX-10 della L3), che  risultano assolutamente stabili  e privi di quelle vibrazioni tipiche degli elicotteri bi-pala, come il Camcopter.
Per la Marina Italiana si tratta dunque di una ‘’prima assoluta’’ con gli UAV, anche se  l’S-100   ha già avuto modo di dimostrare le sue capacità di operare da bordo  provando, finora, su quasi una quindicina di Navi di diverse nazionalità (da quelle Tedesche, a quelle Francesi, a quelle Pakistane, ecc), in 3 Oceani diversi.
Il raggio di azione, l’autonomia di oltre 6 ore estendibile con particolari accorgimenti fino a 10 ore, la capacità di trasporto di un sensibile carico utile (50 kg fra ottiche, TV, IR,  Radar, apparati di Guerra Elettronica, ecc), ne fanno un oggetto dalle preziose capacità per la sorveglianza continua di ampie aree, come nel caso di attività  anti-pirateria, nel controllo dell’ immigrazione clandestina e nel controllo ambientale, specialmente in quelle missioni ove il rischio di contaminazione può essere elevato.  D’altronde l’uso degli UAV  non è certamente una novità; fin dal 1959 gli americani iniziarono ad impiegarli per missioni intelligence, quindi  sono stati  presenti  in numero cospicuo nella guerra del Vietnam, nella guerra del Golfo, ed infine in Iraq ed Afghanistan, con una evoluzione dei mezzi, delle loro performances  e, in ultimo, equipaggiati anche con armamento missilistico di precisione. Particolare menzione meritano gli israeliani che nella guerra del Kippur, del 1973, li impiegarono specialmente per la sorveglianza in tempo reale dei confini, la guerra elettronica ed il trasporto di ‘’ingannatori’’. L’uso anche duale, nel campo civile, è particolarmente valido nelle operazioni di ricerca e soccorso di personale disperso  in zone impervie o anche in caso di incidenti in mare, ma è ovvia la spiccata valenza  nell’impiego del controllo ambientale, di  inquinamenti, di incendi boschivi, di controllo per la sicurezza di oleodotti  o punti sensibili e controllo di traffici illeciti, con particolare riferimento alla pirateria.
Per avere un’idea del loro sviluppo, basti pensare che gli USA hanno incrementato recentemente il  parco di tali macchine (considerando solo quelle ‘’maggiori’’  di grande  e media taglia, dal Global Hawk al Predator) fino a quasi 700 UAV,  ma solo nei teatri  Iraq ed  Afghanistan ne risultano utilizzati, complessivamente, circa 5000 di vario genere,  fra strategici e tattici. La stessa  US Navy  ha recentemente deciso di  incrementare  le capacità operative delle proprie Unità Navali con l’adozione di un UAV  ad ala rotante, assai simile per prestazioni al predetto Camcopter (il Fire Scout), mediante l’acquisizione di una trentina di sistemi da impiegare  prioritariamente in missioni  ISR ( Intelligence, Surveillance, Reconnaissance),  ma non solo.  La robotica galoppa nell’arena internazionale, sia nel campo civile, ma anche in quello tipicamente militare; un dato illuminante: quando nel 2004 ero direttamente coinvolto nella gestione dei conflitti fuori area (Iraq ed Afghanistan), l’esercito americano contava circa 150 robot autonomi di vario genere; oggi  ne impiega  almeno  4000  per missioni di esplorazione, scoperta di mine o dei famigerati  IED (Improvised Explosive Devices : ordigni esplosivi autocostruiti). Nel futuro dovremo abituarci sempre più a stare al passo con  le nuove  sofisticate e, per ora incredibili, tecnologie applicate al mezzo aereo  ed alla robotica, sia nel campo militare che nei vari ambiti  civili, perché incideranno in maniera non marginale sulla nostra sicurezza  e  sulla evoluzione stessa del  progresso sociale; ma il limite non sarà tecnico-scientifico correlato alla sempre più spinta IT (Information Technology),  ma a due fattori indipendenti. Da un lato, la nostra sensibilità  ed attenzione verso la sicurezza cibernetica (la Cyber Security) e la  capacità di monitorare e rispondere a minacce o problemi  di vulnerabilità informatica man mano che gli automatismi raggiungeranno livelli oggi impensabili, evitando che qualcuno ci paralizzi o, come si dice oltreoceano, “’pull the plugs” (stacchi la spina). Dall’altro, l’aspetto  politico del  loro impiego e dell’etica ad essi correlata, quando impiegati  in teatri reali di guerra, non solo ‘’Unmanned’’, ma ‘’Armed’’.  Ci  vorrà, dunque, sempre l’uomo  nel ‘’loop’’, il pensatore, il  decisore ed il conduttore, con  la  sua materia  grigia, le sue qualità, i suoi  valori  ed  il suo buon  senso  che  restano, comunque, insostituibili  e non surrogabili.

Giuseppe Lertora (Ammiraglio)

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