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Caso Enrica Lexie: in India giornata ricca di colpi di scena

Che strana situazione che ruota intorno al caso della MN Enrica Lexie bloccata nel porto indiano di Kochi.

Ogni giorno gli indiani ‘cacciano’ fuori dal cilindro una novità e intanto si allungano i tempi per il rilascio di nave e uomini trattenuti dalle autorità locali dello stato federale del Kerala.

A bordo della nave italiana, della società di navigazione F.lli D’Amato di Napoli, vi sono 9 italiani, 5 membri dell’equipaggio e 4 marò, e altri 18 membri dell’equipaggio di nazionalità indiana.

A bordo della nave vi erano  anche i due marò italiani attualmente in carcere a Trivandrum, capitale del Kerala, perché accusati dalle autorità locali dell’uccisione di due pescatori indiani, Valentine Jelestine e Ajesh Binki, avvenuta il 15 febbraio scorso.

I sei militari italiani erano incaricati della sicurezza della nave e facevano parte di un team denominato Nuclei Militati di Protezione, NMP, istituiti da una legge italiana, la 130 del 2011.

Inizialmente gli inquirenti indiani, anche in base ad una petizione presentata dai familiari di uno dei due pescatori morti, avevano cercato di coinvolgere anche Umberto Vitiello, capitano della nave italiana, nell’accusa di duplice omicidio. Non sono però, emerse prove per includere tra  gli accusati anche il capitano.

Stamani poi, ennesimo colpo di scena.

La sezione d’appello dell’Alta Corte di Kochi ha annullato l’autorizzazione a lasciare il porto di Kochi alla nave Enrica Lexie.

Una decisione che era stata presa appena la scorsa settimana dal giudice P.S. Gopinathan della stessa Corte. La partenza della nave era subordinata era al deposito di una fideiussione di 30 milioni di rupie, 440mila euro e al consenso a far ritornare nave ed equipaggio qualora questo fosse stato necessario negli sviluppi dell’inchiesta.

La sentenza era però stata impugnata dai familiari dei due pescatori uccisi al largo delle coste del Kerala.

Alla base della decisione sembra vi sia un difetto di competenza. Secondo i giudici la richiesta di rilascio della nave italiana andava presentata al tribunale di Kollam competente per giurisdizione.

In merito non si registra nessun commento da parte dell’Armatore della nave.

Altro colpo di scena è la presunta mancanza di una delle armi in dotazione ai marò di scorta alla nave. Una tesi questa, che sarebbe stata avanzata dalla stampa indiana. I media, citando fonti autorevoli della squadra investigativa speciale, Sit, del Kerala, spiegano che il forte ritardo nella pubblicazione dei risultati dei test balistici effettuati presso il laboratorio della polizia scientifica di Trivandrum è dovuto al fatto che si sospetti che una delle armi che erano in dotazione ai militari italiani non sia tra quelle sequestrate a bordo della Enrica Lexie. Gli stessi media indiani anticipano anche parzialmente i risultati della perizia. Sembra che le prove effettuate in laboratorio abbiano mostrato l’incompatibilità fra le armi sequestrate agli italiani e i segni sui proiettili e le incamiciature recuperate dai corpi dei due morti e dallo scafo del peschereccio.

Secondo gli indiani esisterebbe quindi un’arma ‘fantasma’ che dovrebbe essere ancora a bordo della nave italiana bloccata nel porto di Kochi.

A questo punto difficile capire chi sta cercando di fare il furbo, gli italiani o gli indiani.

Una sola cosa è certa gli indiani stanno mostrando una forte  determinazioni nel voler giungere alla verità, ma forse una loro verità.

Il fatto stesso che dal punto di vista giudiziario gli indiani non fanno altro che complicare,  di giorno in giorno, la situazione è motivo di dubbio.

Quella in atto è una situazione davvero molto difficile da gestire specie se gli indiani cambiano di continuo idea in merito alla vicenda. Un atteggiamento, il loro, davvero negativo e controproducente.

Nel frattempo, il sottosegretario agli Affari Esteri, Staffan de Mistura ha incontrato questa mattina a Trivandrum, Latorre e Girone. Il numero due della Farnesina ha incontrato anche il direttore della prigione in cui si trovano i due fucilieri del reggimento San Marco.

Ferdinando Pelliccia

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