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Caso Enrica Lexie. Chandy: marò devono affrontare processo in India

In India situazione altalenante e carica di tensione.

Dopo che ieri il primo ministro dello stato federale del Kerala, Oommen Chandy del partito del Congresso , il partito di Sonia Ghandi al
potere nel Paese asiatico, ha dichiarato che i due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, devono essere giudicati In India.

Stamani, alla vigilia della decisione dell’Alta Corte del Kerala sulla giurisdizione del caso, si è consumata un’altra ‘puntata’ di questa vicenda.

Il giudice A.K. Gopakumar, titolare dell’istruttoria a carico dei due marò, ha disposto nei loro confronti altri 14 giorni di custodia giudiziaria.

I due militari della marina italiana sono detenuti dal 5 marzo scorso nel carcere di Trivandrum, nella capitale del Kerala.

Il rinnovo della loro custodia giudiziaria secondo la legge indiana può avvenire al massimo per un periodo non superiore ai tre mesi.  Alla scadenza ai due marò potrebbe essere  data la possibilità di chiedere la libertà provvisoria su cauzione.

Lo stesso magistrato ha anche autorizzato la polizia locale, che sta conducendo le indagini sulla vicenda, ad interrogare i due militari italiani.

Anche se in tutto il mondo nessuno è colpevole fino a quando non vi è una sentenza definitiva, in questo momento in India della colpevolezza dei due militari italiani sembra ne siano convinti in tanti.

Purtroppo la vicenda si è andata ad intrecciare anche con la politica indiana.

Le autorità locali hanno di fatto posto davanti al fatto compiuto quelle centrali che ora non hanno molto spazio di manovra. Ogni intervento del governo di New Delhi può ora avvenire solo se il caso assume una veste di interesse nazionale

Una tempistica, quella del governatore del Kerala che lascia molto perplessi per scelta di tempi e parole.

La posizione del numero uno dello stato federale meridionale indiano è nota da tempo, una posizione intransigente e che lo stesso, sempre ieri, ha detto che non cambierà anche se vi saranno pressioni da New Delhi per motivi diplomatici.

L’Italia comunque è decisa a non abbandonare i suoi soldati ed è pronta a proseguire la battaglia legale in corso.

Per il governo italiano i due fanti di Marina del Reggimento San Marco devono essere giudicati in Italia. Inoltre, le autorità di Roma sostengono che i due marò siano immuni dalla giurisdizione indiana perchè operavano come organo dello Stato nel quadro di una missione antipirateria a livello internazionale.

L’India non è dello stesso parere e lo ha ribadito in più occasioni.

La dichiarazione di Chandy è venuta nel giorno in cui, per la seconda volta, dopo esservi giunto il 22febbraio scorso, il numero due della Farnesina, Staffan de Mistura si è recato nel Paese asiatico.

Il sottosegretario agli Esteri italiano, dopo esserne ripartito il 14 marzo scorso, è di nuovo a New Delhi per riprendere i contatti diretti con le autorità centrali indiane e con quelle locali del Kerala proprio per la vicenda riguardante la morte di due pescatori locali uccisi in mare. I due scambiati per pirati vennero uccisi il 15 febbraio scorso. Della loro morte le autorità locali indiane ritengono responsabili i due militari italiani. Latorre e Girone al momento dell’incidente si trovano a bordo della nave italiana, Enrica Lexie della società di navigazione Flli D’Amato di Napoli. Facevano parte di un team di sicurezza militare, gli NMP, Nuclei Militari di Protezione, che una legge italiana, la 130 del 2011
permette di imbarcare a bordo delle navi di bandiera a difesa dai pirati.

In merito alle dichiarazioni di Chandy a caldo il numero due della Farnesina le ha definite improvvide e inopportune. “Se confermate indicherebbero che Chandy abbia già deciso quale sia, o debba essere, il pronunciamento della giustizia del Kerala che lui ha assicurato
essere indipendente. Esse sorprendono soprattutto dopo la visita del ministro della Difesa italiano, Giampaolo di Paola, con cui aveva avuto una riunione costruttiva, fornendo assicurazioni sull’indipendenza della giustizia keralese da qualunque influenza, inclusa quella politica locale. Mi auguro che la dichiarazione fosse solamente improvvida e che non avesse l’intenzione di influenzare la decisione attesa per domani dell’Alta Corte di Kochi. Restiamo in attesa dello svolgimento di questa udienza, perchè siamo convinti che la questione della giurisdizione sia fondamentale non solo per la soluzione di questo caso, ma anche come grave precedente internazionale. In ogni caso solleverò immediatamente la questione con le autorità del Kerala dove mi sto recando domani”, ha dichiarato de Mistura.

Nei giorni scorsi era arrivato in India anche il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola che aveva incontrato in carcere i due militari italiani che si erano detti ottimisti sulla soluzione del caso.

Ferdinando Pelliccia

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