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Il naufragio degli immigranti :la condanna europea e le nostre ragioni.

C’è un limite a tutto; l’Europa non può condannare l’Italia con un’accusa infamante di mancato soccorso e colpevolezza  primaria nel tragico destino di quel barcone con 63 poveracci  migranti, costretti alla deriva per due settimane-fra la fine di Marzo ed i primi di Aprile dello scorso anno- e lasciati morire di stenti. Frasi accusatorie e lapidarie come “l’Italia,come primo Stato ad aver ricevuto la chiamata di aiuto, e sapendo che la Libia non poteva ottemperare ai propri obblighi, avrebbe dovuto assumere la responsabilità del coordinamento delle operazioni di soccorso” e, a seguire, la relatrice  aggiunge” con tutti gli attori presenti nella zona, dalla NATO all’ ONU  ai diversi Paesi singoli, non hanno saputo pianificare gli effetti delle operazioni militari in Libia e nel prepararsi per un atteso esodo via mare “concludendo che  “siamo  di fronte ad un catalogo di fallimenti e responsabilità  collettive”!   L’affondo finale lascia davvero senza parole e criminalizza in modo ignominioso ed  inaccettabile tutti coloro che si trovavano ad operare sul mare, in quel periodo, davanti alla Libia, affermando che..’’L’ipotesi più probabile è che tutti sapessero ma che si fossero voltati dall’altra parte per non accollarsi la responsabilità di dare un rifugio ai migranti’’.  Che altro? Pur ammettendo personalmente  i confini conoscitivi specifici  della vicenda,e quindi senza entrare nella dinamica successione degli eventi, né nelle varie fasi dell’ odissea, sulla base delle mie esperienze nel settore, sento il dovere di esprimere alcune considerazioni preliminari, ma sostanziali, all’argomento.

Primo: le segnalazioni  iniziali fatte alla nostra Guardia Costiera  con lo specifico telefono satellitare Thuraya di una imbarcazione’’ in difficoltà’’ (e non in dichiarata Emergenza) erano all’ordine del ‘’momento’’, più che del giorno,soprattutto in quel periodo; in molti casi precedenti le segnalazioni sono risultate fasulle ed errate.  Inoltre  spesso erano emersi fondati dubbi di ‘’favoreggiamento’’ dell’ immigrazione clandestina a carico di questi fantomatici destinatari delle telefonate dal mare.

Secondo: la responsabilità di porre in atto le azioni e coordinare le operazioni  di ricerca e  soccorso è del Centro di Soccorso che ha la formale competenza nell’ area SAR  in cui si verifica l’incidente; in questo caso  la posizione segnalata ricade  ampiamente nell’area maltese. Ben ha fatto ,quindi, la Guardia Costiera ad interessare Malta  per  le sue valutazioni  e perché  mettesse in atto le azioni di  propria competenza .

Terzo: il periodo interessato è quello  della piena crisi libica in cui Gheddafi, per dichiarata ritorsione, aveva effettivamente creato più che consentito, dei flussi straordinari di migranti che hanno costituito una generalizzata  e grave emergenza umanitaria . Infatti il Centro di accoglienza di Lampedusa è stato ripetutamente al collasso ed in quei giorni, a cavallo della fine di Marzo e la metà di Aprile, vi furono numerosi interventi di soccorso e  di recupero fatti dalle navi della nostra Marina (Nave Etna, il giorno prima, aveva soccorso e imbarcato quasi 300 naufraghi,ecc) e dalle altre unità navali che incrociavano in quelle acque, senza-mi risulta- mai aver voltato loro le spalle!

Quarto: l’unico bastimento  militare abbastanza vicino ( a circa 11 miglia) non era della nostra Marina; comunque  se di emergenza si fosse trattato, Malta avrebbe dovuto inviare i propri mezzi , oppure invitare  o anche precettare  la nave che si trovava in posizione più idonea(compresi altri mercantili in zona o in transito nelle vicinanze) per le ricerche e l’ assistenza iniziale. Anche il presunto elicottero che alcuni naufraghi, pare, abbiano visto  riconoscendone l’indicativo laterale ‘’Armè’’ non è certamente italiano, atteso che gli elicotteri imbarcati della Marina riportano sulle fiancate –a caratteri cubitali- la scritta “MARINA      MILITARE”.                                                                                                                Quinto: in tutto questo “fandango” dove erano le istituzioni europee e quali sono state  le politiche poste in essere dall’ Unione Europea per l’ immigrazione, soprattutto considerando la  particolare situazione critica emergenziale connessa al conflitto libico?. In effetti la Libia avrebbe potuto rappresentare un’opportunità unica per mettere in pratica l’ assunzione di responsabilità europea nello spirito di quella sbandierata solidarietà nel campo della immigrazione; invece hanno  prevalso  considerazioni tattiche e strategiche, se non miopi sicuramente partigiane, con l’arroccamento di tutti i Paesi membri nei loro biechi nazionalismi. Forse la relatrice della inchiesta in esame, oltre le nefande denunce, e preannunciate accuse, dovrebbe pur dare  una qualche  responsabile risposta europea , prima di puntare il dito e colpevolizzare   l‘Italia, e chiamare in causa il “Mondo” intero.      E allora, quali sono i primi insegnamenti da trarre? Mi pare che il ‘’tricolore’’ non abbia  tutte queste colpe, né per la competenza nella zona SAR, né per la presenza in zona di Navi ed Elicotteri nazionali, ed escludo –inoltre- totalmente che i  Comandanti in mare, comunque  a conoscenza di una situazione di emergenza, si siano’’ voltati dall’altra parte’’: sono affermazioni pesantissime ed- a mio avviso- infondate, di chi non conosce il valore  supremo che gli uomini di mare annettono,a prescindere, alla assistenza ,al soccorso  ed alla vita di chiunque si trovi in difficoltà per mare. Sono valori tradizionali , inviolabili  ed insiti nella gente di mare  fin dall’ antichità, e dovranno  far parte anche nel futuro di quel bagaglio valoriale  ed umano indispensabile per essere dei veri marinai. D’altronde  gli  spostamenti  di  ‘’massa’’   prefigurati  da  studiosi  e  scienziati, costituiranno  un  fenomeno  migratorio  dai  paesi  africani, verso  l’  Occidente,  di  proporzioni  bibliche, con  alcuni  milioni  di  individui  che,  per  motivi  di  sopravvivenza, aggravati  da  situazioni  di  crisi  o  da  conflitti , tenteranno  di  raggiungere  le  coste  europee, e  quelle  italiane  in  particolare.  Gheddafi  ha  alzato  la  voce, ma  nessuna  voce  si  è  levata  da  parte  dei  nostri  rappresentanti  nell’  ambito  della  UE   né,  tantomeno ,  a  livello  europeo   qualcuno  si  è  preso  la  briga  di  varare  una  qualsivoglia  politica  comunitaria  per  la  grave (o  presunta  tale)  emergenza  immigratoria. Quello  che  non  manca,  nella  UE,  sono  le  dichiarazioni  roboanti,  ad  ogni  Trattato;  ma  quando  viene il momento  di  agire  e  di  assumersi  una  qualche  responsabilità, i  principi  diventano  evanescenti, la  solidarietà  è  solo  una  questione  di  opportunità  e  ‘’l’unitarietà  fra i Paesi membri’’ assume  soltanto  una  dimensione  geografica  e  non   certo  quel   valore  fondante  posto  a  preambolo  della  Costituzione  Europea: il  problema  concreto, quando  si  parla  di  immigranti, è  che  nessuno  li  vuole  a  casa  propria. Le  nostre  scarne  lamentele  non hanno  trovano  ascolto; nonostante  ciò  abbiamo soccorso, ospitato  ed  assistito  tutti  gli  immigranti  sul  fronte  di  Lampedusa  e  dintorni; l’ Europa  non  solo   non  ha condiviso  il  fenomeno   su  un  piano  politico  ‘’comunitario’’, ma  neppure   sul  piano  economico   dei  costi,  e  abbiamo  dovuto  sorbirci  pure  le  critiche  perché  non  siamo   stati  in  grado  di  controllare  i  flussi,  di   gestire  politicamente   e  con  dignità  quelle  ondate  di  immigranti . Grazie per la cooperazione UE!

Particolare menzione  va fatta altresì per le responsabilità del SAR (Ricerca e Soccorso); è evidente  che  le  aree  SAR  sono  allocate  agli  stati  limitrofi  e  dimensionate  in  modo  che  ogni  disgrazia   o  sinistro  marittimo  o  aereo, che  necessiti  di  soccorso  ed  assistenza  -ed   occorra  in  tale   area –  sia  di  stretta  competenza  di  quello  Stato; è  altrettanto  evidente  che  se l’area  del  SAR  è  sovradimensionata  rispetto  alle  capacità  di  intervento, ed  ai mezzi in dotazione  di  quello  Stato,  non  esiste  più  la  garanzia  del  soccorso, né  la  possibilità  di  assistere  i  naufraghi, né  quindi  di  dar  loro  ospitalità. Ebbene Malta si trova in  tale  deteriore  situazione  e non ha la capacità di far fronte alle incombenze  connesse  con tale ‘’abnorme’’  area  SAR ;per  ogni  tragedia  che capita nella  sua zona di  competenza, trova  sistematicamente  ‘’n’’  scuse – anche  puerili-  per  non  prendersi  i  naufraghi . Un  caso  emblematico  di   comportamenti   che  la  nostra  diplomazia  e  quella  internazionale  dovrebbe  censurare  pesantemente, imponendo  un  ridimensionamento  dell’ area  SAR  (che  ora  lambisce  le  acque  territoriali italiane  attorno  a  Lampedusa!!) compatibile  con  le  capacità  di  quel  paese :troppo  ovvio,ma non facile  poiché, altrimenti, dovrebbero  rinunciare  ad  una  buona  fetta  dei  fondi  della  Comunità  europea!  Questo  è  il  vero  motivo; sono infiniti  i casi di ‘’omessa  ricezione’’ di  immigranti  da  parte  maltese, perché  innanzitutto  non  li  vogliono, ma  non  c’ è  la  volontà  di   rinunciare  ai    finanziamenti.                   E’ evidente  che  c’ è  qualcosa  che  non  funziona, sia  nelle  volontà  dei  diversi  paesi  europei,  sia  nelle  norme  che  regolano  gli  accordi  internazionali   sia, infine, nell’ atteggiamento  smodato di Malta. La  soluzione  non  sta  certo  in  un  approccio  etico  ed  umanitario  che   prescinda   da  una  precisa  politica  dell’immigrazione  clandestina; non  è  risolutivo  l’  approccio  ammantato  di  solidarietà  e  carità ‘’pelose’’, per  cui  se  non  si  accolgono  tutti, si  fa  peccato: è  bene  che l’etica e la morale  non  invadano  il  campo  della  politica, altrimenti  siamo  davvero  ‘’fritti’’.  Non  sarebbe  male  che, ai  fini  della  discriminazione  fra  immigranti  clandestini  e  rifugiati  politici, fossero  presenti  a  bordo, anche  rappresentanti  dell’ UNHCR  (che  non  possono  solo  lagnarsi) e  del  Miniesteri, per  prendere  i  veri  rifugiati  e  riconsegnare  ai  tunisini  o  ai  libici i  loro  ‘’malavoglia’ ed i riconosciuti elementi  fuorilegge o perfino terrosisti’. Il  nostro  dicastero  degli  Esteri,poi,  faccia  sentire  la  sua  voce  nei  consessi  europei, ma  anche  a  livello  internazionale, denunciando  la  intollerabile  situazione  maltese  e  pretendendo  il  ridimensionamento  delle  aree  SAR, in  funzione  delle  concrete  capacità  di  soccorso  della  stessa  Guardia  Costiera  o  della  loro  Marina.   C’è  bisogno , in  definitiva,  non  di  parole  o  di  ‘’pietas’’, né di  gratuite accuse, ma di quel  ‘’comprehensive  approach’’ a livello  politico europeo con il coinvolgimento  dei Paesi costieri ed  utilizzando le  Marine  come  focal  points  delle  diverse  iniziative: così  forse  vedremo  risultati  diversi  e  meno  “odissee  del  mare”.                                                                                         Ma, tornando alle accuse del Consiglio d’Europa, troppa è la rabbia per questa condanna sommaria  che  ferisce l’orgoglio dei nostri marinai, e  anche quello dei comuni cittadini italiani, consci di quanti sacrifici ( e non solo) sono costati gli sbarchi di clandestini; per  la nostra Marina  la salvaguardia della vita umana in mare è un ‘’must’’, e non solamente perché discende da un dettato di Legge: ne sono la migliore testimonianza gli oltre 2000 naufraghi recuperati nel solo periodo dell’operazione bellica in Libia, nell’ambito dei dispositivi nazionali e NATO presenti in zona.  Ciò senza autoincensamenti, né autoindulgenze che sono i maggiori difetti del nostro popolo che, insieme col perdono cristiano, possono  illuderci che sia meglio ‘’lavare i panni in casa’’ e rigettare  le vere responsabilità arroccandoci su risibili tattiche difensive ed innocentistiche per definizione: ma non è questo il caso.Il nostro Paese deve sapersi assumere le responsabilità che gli competono,per riacquisire quella stima e  quella credibilità necessaria , senza eludere i problemi, con un comportamento corretto , coerente ed intellettualmente onesto; ma, sia ben chiaro, che l’ Italia non può essere un ‘’parafulmini’’ a prescindere,né è accettabile che per ogni problema che interessa l’Unione Europea, il ‘’mariuolo’’ si identifichi sempre nell’ Italia. Purtroppo  sembra,  invece, che  la UE come altri Paesi (India  per il caso dei 2 marò, il Brasile per il caso Battisti,ecc) non abbiano più alcuna indulgenza , ed anche poco riguardo, nei confronti dell’ Italia: forse è ora di  cambiare autenticamente questi reciproci comportamentie  e  tirare una riga – un solco invalicabile-  il ‘’punto morto inferiore’’ accettabile, in termini di dignità e onore, da parte italiana.

Giuseppe Lertora

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