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I nostri maro’: il senso dello stato ed il silenzio.

Siamo tutti, o quasi, in attesa di una imminente svolta favorevole ai nostri 2 Marò del San Marco; favorevole affinché siano sottoposti ad un giudizio nazionale italiano come compete loro  -concretamente- a fronte della riconosciuta  normativa e tutela internazionale  cui erano soggetti nello svolgimento, in acque internazionali, dell’attività di antipirateria. Di più,loro si trovavano a bordo non per turismo o per altri motivi ludici, ma per  svolgere un compito di protezione per i nostri equipaggi mercantili, facendo il loro dovere in accordo con leggi del nostro Stato, nell’ambito del contrasto al crimine internazionale della pirateria: 2 marinai ‘’speciali’’, organi dello Stato, (quindi sono lo stesso Stato), che svolgevano tale delicato compito su una nave in pieno Oceano, per garantire -in sostanza e direttamente- una maggiore serenità agli equipaggi dei nostri mercantili ma, al tempo stesso, quella Sicurezza connessa agli interessi nazionali e  la più ampia libertà sul mare per tutta la Comunità   mondiale, che non guasta!
Siamo anche stanchi di essere presi in giro, beffati con sotterfugi ,che si addicono a bucanieri  o furbastri che disconoscono  ed eludono il Diritto Internazionale e le leggi del Mare, ma  non  si attagliano a Stati seri e responsabili che, paradossalmente,  avrebbero pure  la pretesa di  sedere  permanentemente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Siamo soprattutto  meravigliati che, per quanto sopra espresso, alcuni opinionisti nazionali (per fortuna assai rari), instillino tarli e dubbi surrettizi  sullo  status di  piena internazionalità nel giudizio dei nostri; affermazioni gratuite e fuorvianti  l’opinione pubblica nazionale  e  che, comunque, vanno ad indebolire ulteriormente  la già precaria posizione dei nostri fucilieri nei confronti degli indiani. Approcci  non giustificabili, sia che derivino da convinzioni  personali, sia che  siano mossi da qualsivoglia altro interesse , poiché  denotano –comunque- uno scarso senso dello Stato; loro (i Marò) sono Organi e rappresentanti, in armi,di questo nostro Stato: allora evitiamo almeno di affossarli e ‘’vogare’’ contro  loro e noi stessi, come Stato italiano.
Siamo amareggiati e, con grande difficoltà si può accettare la definizione storica del sentimento italico tratteggiata (ma purtroppo veritiera) ieri da Galli  della Loggia, secondo cui ..’’la più grave patologia  della nostra vita pubblica è la disistima che circonda lo Stato,…per la semplice ragione che chi istituzionalmente lo ha rappresentato non ha in tal senso alcuna credibilità’ esprimendo questa condivisibile, quanto amara realtà in rapporto a fatti storici, in particolare nei confronti dell’atteggiamento della nostra classe politica… ‘’che è rimasta imbelle, incapace di gesti risolutivi e coraggiosi, e di assumersi responsabilità gravi.’’,  di fronte – allora – al dilagare di una organizzazione criminale come la mafia:ma il DNA purtroppo non si cambia.  Almeno c’è da augurarsi che, da parte di tutti,media compresi  prevalga il senso nazionale  e  non si giochi contro, dando la ‘’palla  all’ avversario’’  con opinioni distorte  e scarso senso di responsabilità istituzionale, dimenticando  che i 2 Fanti sono  i servitori orgogliosi della nostra Patria  e, quindi,‘’lo Stato’’.  Pernicioso è il tentativo di sviamento dalla Legge  del Mare  – UNCLOS di Montego Bay- applicabile al caso in specie, verso  altre fonti normative ( nazionali e Nato) non pertinenti, senza il benchè minimo supporto  giuridico  nazionale , né internazionale. E neppure  supportati dalla logica, né tantomeno da quel sacro amor di Patria che si dovrebbe mostrare  in simili eventi– ben più  e diversamente interiorizzato- che non  durante  le partite a calcio della nazionale.   Il Diritto del Mare  e la normativa internazionale contenuta nella Convenzione di Montego Bay, del 1982, nasce dalle consuetudini  dei popoli, dai loro costumi, per regolare gli interessi della Comunità globale  e per garantire di usufruire in modo ordinato dei  diritti  e delle libertà , nel rispetto doveroso delle norme riconosciute e sottoscritte da oltre 130 paesi, a livello internazionale: non possiamo oggi metterlo in dubbio,  e neppure disconoscerlo,anzi.   La nave italiana è un pezzo di ‘’territorio’’ nazionale mobile ove vigono, in particolare nelle acque internazionali (cioè quelle  al di fuori di 12 miglia di ogni Stato costiero),tutte le Leggi della nostra Nazione; tale sovranità può essere ‘’intaccata’’ legittimamente solo dall’ ‘’inchiesta di bandiera’’, cioè da una Nave militare della stessa Nazione (Bandiera), che può fermarla, ispezionarla e prendere provvedimenti per questioni  gravi connesse con il sospetto di pirateria, di trasporto illecito di armi, di tratta degli schiavi,ecc: nulla di più, ma nulla assolutamente di diverso!  D’altronde è ben evidente che laddove si catturino pirati o ci siano eventi significativi a bordo, (quale la nascita,la morte, ecc) le norme giuridiche  applicabili sono quelle della ‘’Bandiera’’;casi recenti di cattura di pirati in Alto Mare da parte di navi militari dimostrano che non c’è bisogno di appellarsi  ad astratti paradigmi (NATO e SOFA), o dover stilare  specifici accordi fra le nazioni interessate, per l’ applicazione della giurisdizione di ‘’bandiera’’. I pirati  somali catturati dalle  Unità navali francesi, nel bacino somalo ed in acque internazionali, sono stati trasferiti in Francia e lì giudicati, così come quelli  arrestati dalle navi italiane sono in giudizio presso il Tribunale di Roma, competente in materia. Addirittura con il Decreto per il c.d. ‘’Fuori Area’’, alla fine del 2008, fu colmato un ‘’buco giuridico’’ relativamente al comportamento da tenere ,da parte dei Comandanti, dopo la cattura o arresto  dei pirati per poterli  trattenere  legalmente (in stato di ‘’fermo’’, fino a 48 ore, come fossero stati arrestati in Italia), con le garanzie previste dalla legge italiana utilizzando formalmente la VTC (video-tele-conferenza fra Comandi operativi e Unità navali in mare) per l’interrogatorio preliminare da parte del Magistrato  romano incaricato della questione.  E, poi, qualora  sussistano ancora dubbi, riferiamoci per cortesia alla  nostra Costituzione che , nel caso  di conflittualità fra normative nazionali ed internazionali, sancisce  la prevalenza dei Trattati /Convenzioni Internazionali ratificati a cui -viene precisato  nella Costituzione stessa-  si ‘’rinvia  in modo automatico e vincolante’’: più di  così!
Questa non è solo teoria, ma  la corretta  applicazione pratica della esistente normativa in materia; perciò   si deve esortare chi  rappresenta il nostro Stato  a  battersi  affinchè, come tale, sia riconosciuta e applicata internazionalmente senza personalismi o nazionalismi di sorta; se  è vero, come è vero, che tale normativa  è stata disattesa, pure con l’ inganno , ora, a maggior ragione, bisogna fare di tutto perché anche gli indiani rientrino nell’ alveo della legittimità internazionale. Purtroppo,oggi, lo scenario  in cui si trovano i 2 Fanti non è fra i migliori: sono stati gabbati, come noi, ma loro si trovano -inopinatamente- in terra straniera, prigionieri e attorniati da una pubblica opinione locale certamente ostile. C’è bisogno di tanto carattere e dignità da parte loro, che hanno già ampiamente dimostrato con un orgoglioso e corretto comportamento da veri marinai anche nelle circostanze più delicate; c’è bisogno –a maggior ragione -che tutti noi si stia dalla loro parte, senza se e senza ma, sconfessando in parte ciò che afferma Galli della Loggia ,e  mostrando quel minimo coraggio morale che l’identità nazionale richiederebbe in situazioni critiche.  Ora è giunto il momento di  lasciare agire ed operare chi ha il timone ‘’in mano’’ e detiene la responsabilità del  caso, confidando che le azioni in corso risolvano- presto e bene-l’antipatica ed involuta situazione dei nostri Fucilieri.  Superflue  le saccenterie di opinionisti,  e dannosi  gli inutili processi mediatici anzitempo; ci sarà  modo  e tempo per fare tutte le possibili considerazioni e  debiti commenti al termine, a dinamiche conosciute , sperando nella chiara assunzione di responsabilità dei diversi attori sulla scena d’azione.    Ma, ora,’’ voghiamo’’ tutti dalla stessa parte all’unisono, se facciamo parte dello stesso equipaggio ; più che di  critiche gratuite c’è bisogno di un rispettoso silenzio: che in questo frangente è davvero d’oro!

Giuseppe Lertora

 

 

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