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Caso marò: spiragli, speranze e paradossi

La matematica spesso ci aiuta a districare problemi  di  diverso ordine che appaiono insolubili, con una metodologia apparentemente illogica e perfino peregrina; fin dai tempi più antichi Ippocrate ha infatti inventato il ‘’ragionamento per assurdo’’,una delle armi più affilate della logica,in quanto permette di accertare la validità di una proposizione dimostrando che quella contraria sfocia in una palese assurdità.Chi ha avuto la fortuna di immergersi nei ‘’numeri  e nella geometria’’ ricorda le dimostrazioni di  esempi classici  partendo da assunti paradossali come  ‘’un numero è al contempo pari e dispari’’ oppure ‘’2 rette parallele si intersecano’’ o ancora ‘’la Terra ruota intorno al Sole’’ o ‘’il rimedio è meglio del male’’: la morale che se ne trae, saggia massima antica di vita, è quindi ‘’Predica il falso per scoprire il vero’’. Speriamo che la saggezza degli antichi matematici greci sia stata seguita anche dai periti e dai giudici del sub- stato del Kerala, nella paradossale vicenda che vede coinvolti i nostri 2 Fucilieri, partendo da situazioni false  ed artefatte per addivenire, seppure con un percorso poco chiaro ed ingannevole, a  scoprire soluzioni finali aderenti alla verità. In effetti dopo le ‘’predicate’’ e reiterate negazioni del Diritto internazionale e della discussa giurisdizione di competenza italiana nel condurre il processo ai 2 Marò che erano in servizio comandato a bordo della ‘’Enrica Lexie’’, a circa 30 miglia dalle coste indiane, ieri  -dopo le preliminari e contrarie prese di posizione del Premier Chandy della regione del Kerala- l’ Avvocatura ‘’Centrale’’ dello Stato indiano  ha ‘’scoperto’’ e sentenziato che il fermo della Nave (e dei Fucilieri )da parte della Polizia locale, è  illegittimo, per il contesto internazionale in cui si è verificato: finalmente una risultanza che dovrebbe segnare una svolta, speriamo decisiva, nella vicenda dei 2 Marò, confutando la tesi iniziale –e pervicacemente sostenuta nel tempo- dalle Autorità del Kerala. Anche se ,inizialmente, il predetto Premier aveva tenuto a precisare che  il giudizio restava di esclusiva competenza della magistratura keralese, vista la ‘’inoppugnabilità delle prove’’(sic!), –l’ipotesi, paradossale ed immotivata, viene ora contestata dal Governo Centrale di Delhi come una devianza della Polizia. Le ‘’prediche’’, con le indiscrezioni iniziali di colpevolezza dei 2 Marò, le certezze delle perizie balistiche e delle diverse prove, si stanno via via sgretolando e trasformando in una piena innocenza, anche per la fragilità, il dilettantismo  e la bislacca metodologia adottata; di più ,ora ci sono gli ‘’statements’’ di un organo importante come l’Avvocatura dello Stato il cui compito  è quello-si rammenta- di difendere gli interessi stessi della Amministrazione Statale indiana. Si tratta comunque di spiragli positivi,ma assai controversi; bisogna stare alla larga dai giudizi generici e dalle illusorie chimere, con buon senso e con grande equilibrio, pure con gli opportuni distinguo, se non si vuole contribuire senza volerlo a far crescere l’entropia della situazione,già di per se gravida di colpi di scena e di smacchi a nostro sfavore. Soprattutto le diatribe fra  New Delhi ed il Kerala che, a ben vedere, non sono certo nuove e limitate al caso dei 2 Marò,  debbono far riflettere sulla loro genuinità,pur  essendo sintomatiche e fisiologiche dei ‘’mali di pancia’’ federalisti che, anche in India, esistono. E’ sicuramente vero che  l’affermazione sul comportamento illegittimo della polizia del Kerala (fermo fuori dalle acque territoriali) ,da noi sempre sostenuta fin dalle prime battute, riporta  la vicenda nell’alveo del Diritto Internazionale; ma, per ora, sembra finalizzata al rilascio della ‘’Lexie’’ a seguito del ricorso presentato dall’armatore, mentre per quanto riguarda il processo ai 2 Fucilieri, l’argomento sarà rinviato  alla riapertura dopo la ‘’vacatio giuridica’’ keralese, verso la metà di Maggio. L’innovativa presa di posizione di New Delhi nei confronti del Kerala,insieme con la contemporanea ‘’uscita’’sui media indiani della notizia di un accordo fra le parti, in via extragiudiziale, con un risarcimento,o indennizzo alle famiglie dei 2 pescatori uccisi, o con una ‘’generosa donazione ex-gratia’’(versione all’italiana) lasciano presupporre che la strada che si sta perseguendo sia quella di una provvigionale riparatoria che implica una ammissione di colpevolezza dei nostri: non si và a far beneficienza missionaria con una mossa che sul piano processuale depone negativamente nei confronti di qualsivoglia strategia legale si intenda perseguire!  Né su un piano diverso, ma altrettanto importante, all’approccio iniziale  ‘’dell’atto di cortesia?’’ per evitare guai peggiori,qualcuno consigliò alla Lexie di entrare, ora ‘’il rimedio o la toppa’’ della ‘’donazione e atto di generosità’’,rischia di avere effetti boomerang assai peggiori del male iniziale. Poco ci interessano i tentativi di rilasciare la ‘’Lexie’’ per riprendere le attività mercantili, se non sono prodromici al rimpatrio dei 2 Marò; anche perché se ci troviamo nel pastrocchio in cui siamo, dobbiamo ringraziare in buona misura la nave ed altre ‘’comparse’’. Tuttavia, se le dichiarazioni dell’Avvocato dello Stato sono state riportate integralmente, sorge un altro grave sospetto, a tal proposito: la Polizia ha operato ‘’un fermo e sequestro illegittimo’’ ,il che potrebbe significare che la Nave è stata presa con la forza e non con l’inganno, in modo ‘’spintaneo e non spontaneo’’ ed è stata condotta nel Porto di Kochi: ciò ovviamente aprirebbe scenari ancora più disagevoli e antipatici, e tutte le ammissioni fin qui fatte,da 2 mesi a questa parte, dovrebbero essere rettificate con altre giustificazioni da parte dei vari attori. L’unico fatto positivo di quelle ammissioni riguardanti la Nave è che, ‘’mutatis mutandis’’, siccome i nostri 2 Marò stavano imbarcati sulla ‘’Lexie’’ e non si erano trasformati in ectoplasmi, se la stessa era in acque internazionali, l’abuso indiano  perpetrato vale sia per il mezzo che per la gente che lì operava: la tutela della giurisdizione italiana viene vieppiù riconfermata. Sotto un profilo più generale il pagamento di un risarcimento o una analoga’’ generosità’’ si colloca nella tradizione italiana che è sempre prona e pronta a pagare, in questo caso anzitempo; quindi è un implicito invito a catturare qualche italiano se si vogliono fare quattrini, da parte di frange non proprio ortodosse o anche da parte di ‘’semplici’’poveracci: questo è il segnale nefando che il nostro Paese sta dando a livello mondiale, e non è proprio un segnale di dignità e di  fermezza per il contrasto ai  comportamenti illegittimi di mariuoli e dei ‘’malavoglia’’. Spero di sbagliarmi per il nostro ed il loro (dei 2 Marò) bene; auguriamoci che dietro le quinte esista una strategia ,e magari un disegno machiavellico, che portino degli effetti diversi da quelli ipotizzati, altrimenti sarebbe un disastro totale. Certo è che le Navi  e le Compagnie di navigazione se la caveranno subito e riprenderanno il mare per i loro traffici adottando criteri ancora più convenienti e meno rischiosi; alcune  italiane hanno già sostituito equipaggi (nessun italiano  imbarcato perché costa di più ed espone a maggiore rischi) e ‘’cambiato bandiera’’ innalzando quella di Malta, al posto del tricolore, perchè non pone particolari vincoli vuoi per la presenza di ‘’contractors’’,vuoi per l’armamento al seguito. Purchè in caso di attacco da parte dei pirati e magari ostaggi dell’equipaggio, non si faccia un successivo ‘’cambio bandiera’’ in mare e, siccome la nave resta di armatori italiani, si chieda all’Italia di intervenire per liberarla magari pagando un piccolo rimborso o con un gesto di solidarietà:  se la lotta è simmetrica,fra pirati, noi-come Nazione e come militari dobbiamo starne fuori ,e che se la sbrighino da soli. Sarebbe  ridicolo e paradossale il contrario!

Amm. Giuseppe Lertora

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