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Ue: ECFR, i suoi problemi? Mancano efficienza e legittimità




Scritto da  Pietro Battistella

UE: ECFR, I SUOI PROBLEMI? MANCANO EFFICIENZA E LEGITTIMITA’

 (AGENPARL) – Roma, 10 apr – L’Unione Europea ai tempi della crisi economica ha due grandi questioni da risolvere: mancanza di efficienza e mancanza di legittimità. Lo spiegano all’AgenParl Mark Leonard e Jan Zielonka del think tank European Council on Foreign Relations, intervenuti a Roma per presentare una nuova serie di pubblicazioni sul futuro dell’Ue, “The Reinvention of Europe”.

“Legittimità ed efficienza non sono indipendenti – spiega Leonard – in diversi casi la legittimità del progetto europeo è derivata dalla sua abilità di portare a termine cose fondamentali che gli europei volevano. Questo ha tradizionalmente creato almeno un ‘consenso permissivo’, se non un pieno supporto del progetto europeo”. Le legittimità dell’Europa – è il discorso di Leonard – è derivata più dalla sua abilità di risolvere problemi e recare benefici a certe categorie sociali, che dagli elementi di partecipazione politica come il Parlamento Europeo e i referendum sui trattati. Ma ora il meccanismo si è inceppato. “Il sistema politico si è guastato dal punto di vista dell’efficienza, non è più in grado di affrontare la crisi economico-finanziaria. Dal punto di vista della legittimità, inoltre, non vediamo un normale dibattito politico tra destra e sinistra come abbiamo a livello nazionale. Abbiamo due forze che in qualche modo si rinvigoriscono l’un l’altra: da un lato l’imperativo tecnocratico, che dice ‘salva l’euro e ricostruisci il mercato unico in modo che funzioni’, dall’altro il contraccolpo populista, che sta provando ad unire i cittadini contro l’Europa”. Tecnocrazia e populismo, spiega Leonard, sono immagini speculari: una è manageriale, l’altra carismatica; una cerca cambiamenti progressivi, l’altra è attratta da una grandiosa retorica; una si basa sul problem solving, l’altra sulla politica identitaria. Ne sono esempio gli esecutivi di Mario Monti e Lucas Papademos da un lato, i movimenti populisti che troviamo ormai un po’ in tutti i Paesi europei dall’altro.

Ma l’Europa, chiediamo, ha anche un problema di leadership? “E’ sempre meglio avere una buona leadership piuttosto che una cattiva leadership – risponde Zielonka – ma il problema in Europa è che in qualche modo cerchiamo sempre di evitare la domanda ‘dove siamo diretti’. Ci manteniamo vaghi, in modo che ci sia sempre qualcosa per tutti”.

I governi europei possono oggi adottare tre approcci verso l’Unione, spiega Zielonka: “Il governo può dire: stiamo in Europa, ma non investiamoci molte risorse, perché al momento non è altro che un grande club che funzione poco bene. Ma stiamoci dentro, per il momento, e supportiamolo. Questa è la prima opzione. La seconda opzione è ‘facciamo qualcosa di serio’. Ma bisogna operare dei cambiamenti, rafforzare le istituzioni, avere nuove regole che tutti devono seguire. Magari non lo facciamo con tutti gli Stati membri e solo con alcuni di essi, ma facciamolo. Il Fiscal Compact è un esempio di questo approccio. La terza opzione è ‘dimentichiamoci le regole’, perché non saremo mai in grado di seguirle tutti. Costruiamo l’Europa non sulla base delle istituzioni, dunque, ma sulla base di accordi politici, organizzando, così, una ‘coalizione dei volenterosi’”.

Ai due studiosi, che hanno il polso delle capitali europee, facciamo un’ultima domanda sull’Italia: c’è il timore che la fiducia che il nostro Paese ha guadagnato con Monti sulla scena europea vada via quando Monti finirà il suo mandato?

“Sì, c’è questo timore – risponde Leonard – la fiducia potrebbe andare via con Monti, ma lui ha una incredibile opportunità di rimodellare il dibattito europeo. Se riesce a mantenere supporto domestico per cambiamenti radicali in Italia, questo gli darebbe un grande potenziale per avere molto potere a livello europeo. La luna di miele che ha in questo momento potrebbe non durare a lungo. Vale la pena che usi il suo capitale politico per agire rapidamente e a fondo, perché non avrà mai così tanto potere per modellare le cose quanto ne ha ora”.

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